Editoriale

Non è un gioco per poveri: nel calcio vince chi spende

Nel calcio vince chi è più ricco, non c’è alcun romanticismo che possa far rivivere il mito di Davide contro Golia, nessuno spazio per dare sfogo e concretezza alla fantasia dei geni dei piedi, a dire l’ultima parola, anche sul prato verde dei campi da gioco, è la finanza. 

La classifica dei club più spendaccioni

A sancire questo semplice assunto è stata l’ultima classifica stilata da Swiss Ramble, su dati raccolti dalla Deloitte, che ordina i grandi club europei in base a quanto sono costati negli ultimi dieci anni ai loro proprietari. E nelle prime posizioni ci sono tutti i club che hanno vinto i campionati delle loro nazioni. Nell’analisi non sono stati conteggiati i fondi spesi per ripianare i debiti societari, né, tantomeno, i costi sostenuti per l’acquisto di quote societarie. A contare sono stati, esclusivamente, i soldi che i proprietari hanno speso per sopperire alle perdite e quindi i costi reali che una società di calcio ha per esistere. 

Inter e Milan le più spendaccione d’Europa

Al primo posto tra i club che sono costati di più al loro proprietario di tutto il Vecchio Continente c’è l’Inter. Prima Moratti, poi Thohir e infine Zhang, hanno sborsato in dieci anni per la società nerazzurra complessivamente 997 milioni di euro, quasi 100 milioni per ogni stagione calcistica, una cifra spropositata per qualsiasi altro settore economico. La proprietà cinese di Zhang ha investito dalla stagione 2015/16 a quella dell’anno scorso ben 553 milioni di euro, una cifra di gran lunga superiore a quella spesa sia da Moratti, 175 milioni di euro, che da Thohir, 275 milioni. 

Dietro l’Inter nella classifica della Swiss Ramble c’è il Milan con 915 milioni. La società dei diavoli nel 2018 con l’arrivo del fondo Elliot ha visto una spesa di 658,8 milioni di euro in sole 4 stagioni. I rossoneri precedono il Chelsea (791) che chiude il podio, il Manchester City (773) e il Paris Saint Germain (511). Milano si conferma dunque la città più spendacciona nello sport con società calcistiche nelle quali potenti e ricchi gruppi stranieri sono pronte a pompare liquidità con vigore. 

Bilanci in rosso nonostante le spese

La cosa assurda è l’Inter, ad esempio, negli ultimi dieci ha chiuso sempre i bilanci in rosso, con la perdita di 762 milioni di euro. Stessa situazione per le casse rossonere che vedono bilanci in perdita e 872 bruciati in dieci anni. Anche la Juventus, rientra tra i primi dieci club più spendaccioni d’Europa, piazzandosi al settimo posto con una spesa di 417 milioni di euro ai quali in realtà andrebbero aggiunti i 400 milioni versati quest’anno da Exor nella società bianconera e che la porterebbero sul podio. Anche per la Juventus i conti in ordine sono solo un ricordo, infatti se era riuscita a chiudere i bilanci in attivo dal 2014 al 2017, dal 2018 in poi le perdite sono state pesanti ammontando a 381 milioni di euro. 

In Italia spese pazze ma niente investimenti 

Una classifica che potrebbe far pensare alle società italiane come le più spendaccione, quelle capaci di fare investimenti più corposi. In realtà i club europei che oggi stanno scrivendo la storia del calcio moderno hanno proprietari che hanno investito cifre molto più sostanziali in operazioni diverse che guardano al futuro e che non sono solo costi e spese.

La famiglia Glazer, ad esempio, ha deciso di sbarcare dagli States alla Premier League inglese sborsando 800 milioni per comprare la squadra più iconica del football il Manchester United. L’Enic Group, una società di investimento britannica, che è proprietaria del Tottenham, uno dei 5 club storici di Londra, ha investito più di un miliardo di euro per la costruzione del nuovo stadio. 

A conti fatti dal 2002 ad oggi le squadre che hanno vinto il campionato italiano sono le tre società più spendaccione e la stessa cosa è accaduta dal 2013 in Inghilterra. Dunque, nonostante il Fari Play finanziario, il tentativo di ricreare un ambiente economico sano attorno al calcio, il mondo del football resta una realtà dove spendere, anche senza programmazione, anche senza prospettiva e senza progetti concreti, paga in termini di vittorie. Certo per la tenuta finanziaria dei club e di tutto il sistema dal calcio europeo e globale queste distorsioni, nel lungo periodo, rischiano di far crollare tutto. 

Claudio Mazzone

Nato a Napoli nel 1984. Giornalista pubblicista dal 2019. Per vivere racconta storie, in tutti i modi e in tutte le forme. Preferisce quelle dimenticate, quelle abbandonate, ma soprattutto quelle non raccontate. Ha una laurea in Scienze Politiche, una serie di master, e anni di esperienza nel mondo della comunicazione politica.

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