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2021: Odissea e fine del calcio (mercato)?

"Il fatto di essere per tutti e non solo per i campioni lo ha reso uno sport di impareggiabile interesse popolare. Se non si interviene con nuove regole questa deriva classista potrebbe finire per distruggerlo"

Quando si usa la parola fine si ha sempre la sensazione di esagerare, invece per il calcio e per il calciomercato forse siamo arrivati al capolinea o per lo meno diciamo che “non esiste più il calcio di una volta”. Un po’ come le mezze stagioni tanto per intenderci.

La data in cui comincia la trasformazione e il declino del gioco che ci piace di più è il 15/12/1995. Con la famosa sentenza Bosman il tribunale dell’Aia stabilì che a tutti i calciatori dell’Unione Europea era permesso di trasferirsi gratuitamente alla fine del loro contratto nel caso di un trasferimento da un club dell’Unione Europea a un altro, sempre dell’Unione Europea. Inoltre, stabilì che un calciatore aveva la facoltà legale di firmare un pre-contratto con un altro club, sempre a titolo gratuito, se il contratto che in quel momento lo vincolava avesse una durata residua inferiore o uguale ai sei mesi.

Cosa è cambiato nel mondo del calcio(mercato)

Prima di questa sentenza un giocatore a fine contratto doveva ottenere il permesso del suo club per trasferirsi e la società cedente esigeva un indennizzo calcolato in base allo stipendio lordo del calciatore nell’ultimo anno moltiplicato per un coefficiente variabile in base all’età dell’atleta. Questo garantiva un valore alla società che possedeva il cartellino. Dopo la sentenza, per un giocatore a fine contratto era molto più semplice trasferirsi poiché il passaggio diveniva addirittura gratuito impoverendo ovviamente la società.

Questa sentenza interpretò in maniera estensiva il principio di libera circolazione dei lavoratori poiché i calciatori erano e sono lavoratori atipici sia per salari percepiti sia per durata della vita lavorativa. Questa sentenza ha determinato come conseguenza un mondo del calcio in cui i club grandi e ricchi schiacciano i club più piccoli e meno facoltosi per cui sarà più difficile se non impossibile immaginare, ad esempio, una Sampdoria campione d’Italia. Se si analizza l’attuale sessione di calciomercato la cosa appare ancora più evidente.

Solo 2 squadre, PSG e Manchester City, hanno fatto acquisti importanti. Entrambe sono di proprietà di sceicchi arabi. In futuro, se nn si attueranno cambiamenti, avremo sempre di più un calcio dei ricchi e un calcio dei poveri per cui anche la tanto vituperata super lega non sarà più una utopia. Non mi sembra un gran risultato quello raggiunto dalla sentenza del 1995.

Il calcio è il gioco più bello perché è lo sport più semplice che esista. 22 persone in mutande che rincorrono un pallone. Non richiede doti particolari se non il talento (e non è poco) ma abbiamo visto campioni che in fondo non erano tutti Maradona o Pelé. Il fatto di essere per tutti e non solo per i campioni lo ha reso uno sport di impareggiabile interesse popolare. Se non si interviene con nuove regole questa deriva classista potrebbe finire per distruggerlo.

Rosario Napolano

Laureato in Commercio Internazionale e Mercati valutari presso l’Università degli studi di Napoli "Parthenope", già dirigente Deutsche Bank, già componente della Commissione regionale ABI Campania, attualmente dirigente della Banca Patrimoni Sella.

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