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De Lorenzo: Emancipazione femminile, basta interventi spot. Costruiamo un patto per il lavoro

"Il gender gap nel nostro Paese è quindi tutt’altro che colmato, sebbene le donne costituiscano quasi la metà (47%) della forza lavoro complessiva. C'è una "questione femminile " che in Commissione lavoro abbiamo affrontato approvando all'unanimità un testo di legge che prevede una triplice funzione di controllo, sanzionatoria e premiale per i datori di lavoro che garantiscono pari opportunità”

Quotidianamente si parla di emancipazione femminile, spesso tralasciando la componente sociale ed economica. Non solo: se si iniziasse a parlare anche di emancipazione maschile dagli stereotipi e dalla cultura machista del secolo scorso, probabilmente raggiungere la decantata parità sarebbe meno complicato. La parità di genere non può prescindere dal gender gap e dal gender pay gap e il Governo sta mettendo a punto nuove misure per favorire il percorso di emancipazione sociale ed economica delle donne.

Ad oggi qualcosa è stato fatto, ma la strada è lunga e in salita. A parlarne con F-Mag è la deputata di Leu Rina Valeria De Lorenzo, che avevamo già incontrato qualche mese fa, prima dell’approvazione del PNRR.

Alla Camera si discute di trasparenza salariale e certificazione della parità di genere. Nei fatti con tali misure su cosa si va ad incidere?

“La Commissione Lavoro ha approvato all’unanimità il disegno di legge sulla parità salariale con cui si introducono meccanismi di trasparenza e garanzia per milioni di donne lavoratrici a cui sono negate pari opportunità di carriera e che percepiscono una retribuzione inferiore a quella dei colleghi uomini. Un provvedimento a lungo atteso nel nostro Paese in cui il divario retributivo ha raggiunto il livello inaccettabile del 44% e che, a parità di mansioni orario, può raggiungere il 20% di differenza tra uomo e donna. La legge segna una tappa fondamentale nella lotta contro la discriminazione di genere sul posto di lavoro obbligando le aziende con più di 50 dipendenti alla redazione di un report di parità con i dati sullo stato delle assunzioni, la formazione, i livelli contributivi e l’avanzamento stipendiale. Il rapporto dovrà essere trasmesso ai sindacati e alle consigliere di parità che provvederanno ad inviare i dati elaborati al Ministero del Lavoro e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si tratta di uno strumento di monitoraggio reale sugli avanzamenti stipendiali delle lavoratrici a cui sarà garantita la partecipazione nei consigli di amministrazione delle società controllate della PA, oggi ferma al 28%, estendendo a queste ultime l’applicazione delle disposizioni relative all’equilibrio di genere. Ora si attende l’ultimo passaggio in Aula e poi il disegno di legge passerà al vaglio del Senato per il via libera definitivo”.

Emancipazione economica e sociale, gender gap e gender pay gap, a che punto siamo?

“Il nostro Paese è fanalino di coda in materia di parità di genere sul lavoro come dimostrano i dati pubblicati quest’anno dal Forum economico mondiale soprattutto rispetto ai ruoli di responsabilità ricoperti dalle donne. Non incoraggiano le percentuali relative alle donne nei consigli di amministrazione delle società che, dal 23% nel 2020, sono scese al 18% (rapporto annuale Women in business). Il gender gap nel nostro Paese è quindi tutt’altro che colmato, sebbene le donne costituiscano quasi la metà (47%) della forza lavoro complessiva. C’è una “questione femminile ” che in Commissione lavoro abbiamo affrontato approvando all’unanimità un testo di legge che prevede una triplice funzione di controllo, sanzionatoria e premiale per i datori di lavoro che garantiscono pari opportunità”.

La parità di genere è al centro dell’agenda di Governo, sul piano strategico, da cosa non si può prescindere per centrare l’obiettivo e raggiungere l’emancipazione?

Le donne sono schiacciate da barriere sociali e culturali, dal doppio lavoro in casa e fuori dagli stereotipi di genere. Il mondo del lavoro non può continuare ad essere per loro una corsa ad ostacoli. La trasparenza salariale (imprescindibile per la realizzazione della parità retributiva) e il contrasto alla violenza di genere, sono parti di un progetto a lungo termine che richiede misure e interventi economici, sociali e culturali. Il Family Act, il Piano Italia Domani approvato nel NGEU e ancora il documento di Strategia nazionale per la parità di genere approvato nel corso della Conferenza G20 sull’empowerment femminile svoltasi nel mese di agosto, aprono la strada al protagonismo delle donne per un approccio integrato al superamento del divario di genere. Una strada che si costruisce con interventi mirati sul welfare per consentire alle donne di alleggerire il peso del carico familiare gravante quasi esclusivamente sul ruolo femminile. Una condizione che soffoca Il talento delle donne nel mondo del lavoro punto e che impedisce una vera emancipazione economica, unica via d’uscita dalla violenza di genere. L’occupazione femminile e la disparità salariale tra donne e uomini nel mercato del lavoro hanno trovato ampio spazio nelle dichiarazioni finali dei ministri del lavoro del G20. Con il Family Act e gli interventi previsti dalla Strategia nazionale per la parità di genere il cambio di passo ha un orizzonte temporale che accompagna gli interventi del PNR fino al 2026: 700 milioni per gli asili nido carenti nel Mezzogiorno, strumenti di fiscalità e decontribuzione per le assunzioni e le sostituzioni per maternità diventeranno strutturali. Inoltre saranno previste misure di premialità fiscale per le aziende che promuovano strumenti di welfare in favore delle lavoratrici. E ancora con il “Fondo Impresa Donna” 40 milioni di finanziamento sono subito disponibili per sostenere l’imprenditoria femminile a cui si aggiungeranno i 400 milioni del PNR per incentivare la partecipazione delle donne al mondo delle imprese attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. La Strategia nazionale per la parità di genere diventerà stabile da gennaio 2022 con la distribuzione dei fondi per la costruzione degli asili nido garantendo livelli minimi essenziali di prestazione in grado di superare il gap territoriale tra nord e sud del Paese”.

Cos’altro serve per l’emancipazione e per raggiungere la parità?

Il percorso verso la parità è ancora lungo, ma sono evidenti i segnali di un cambiamento che influenza un futuro in cui le differenze di genere non saranno motivo di discriminazione. Ma gli interventi normativi devono essere accompagnati da una rivoluzione culturale perché la questione dell’emancipazione delle donne nella società e nell’economia riguarda la collettività, non solo le donne lavoratrici. A quel cambiamento culturale deve far seguito l’adattamento dei sistemi di protezione ai mutamenti in corso nel mercato del lavoro, fortemente segnato dagli effetti della pandemia che ha ridotto il tasso di occupazione femminile, inferiore a quello maschile di 18 punti già prima della crisi generata dall’emergenza sanitaria”.

Il Ministro Elena Bonetti ha parlato di misure strutturali per porre fine alla politica degli incentivi a termine e dei microbonus. Che ne pensa?

“Il PNRR rappresenta un’occasione storica per realizzare riforme attese da decenni. La crisi economica generata dalla pandemia si supera con il contributo delle donne a cui va garantito il diritto al lavoro che non può essere alternativo alle attività di cura familiare. L’Italia può imboccare il sentiero della crescita solo introducendo misure strutturali in grado di incrementare in maniera sostanziale il tasso di occupazione femminile, oggi tra i più bassi d’Europa. Solo così sarà possibile ridurre la povertà e le diseguaglianza di genere ed invertire la curva demografica in netto calo con un nuovo record negativo di nascite che secondo i dati Istat registrano un -3,8% nel 2020 rispetto al 2019, toccando il minimo storico dal 1861 ad oggi. È tempo di abbandonare la logica degli interventi spot, degli incentivi a tempo per la costruzione di un patto per il lavoro delle donne, per una reale emancipazione nella società e nell’economia. La parità nel mercato del lavoro va ben oltre la promozione delle donne: scardina i pregiudizi sociali e gli stereotipi di genere e garantisce l’indipendenza economica, strumento necessario per contrastare la violenza di genere”.   

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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