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Gender gap: ogni dieci CEO, solo una è donna

La ricerca Bain & Company dimostra ancora che le donne sono (inspiegabilmente) ai margini del mercato del lavoro.

Una CEO su dieci, nelle società quotate, è donna. Gli altri nove sono uomini. Questa proporzione viene fuori da una ricerca (l’ennesima) sulla diversity nelle aziende italiane dall’emblematico titolo “L’Italia non è (ancora) un Paese per donne”, realizzata da Bain & Company Italia.

Stando ai dati diffusi dal ramo nostrano della società di consulenza strategica di Boston, la partecipazione delle donne al mondo del lavoro ha un potenziale per il sistema Italia compreso tra 50 e 150 miliardi di euro in termini di Pil, ma le opportunità di carriera e stipendio per le donne sono ancora inferiori rispetto a quelle degli uomini. E se nelle grandi aziende la situazione è questa, non cambia molto nel settore politico e istituzionale (si pensi che tra Ministri e parlamentari le donne nelle nostre istituzioni a Roma sono 3 ogni 7 uomini, meno della metà).

Il rapporto di Bain & Company sottolinea inoltre che “in Italia ci sono sempre più donne qualificate che non partecipano alla forza lavoro, con una forbice che cresce all’aumentare dell’età”. E la “causa figli” spesso sbandierata come motivazione non regge, dato che come noto la natalità italiana è la più bassa d’Europa. Anzi, la totale assenza di un welfare familiare degno di questo nome ne è uno dei motivi.

Un altro fenomeno a cui guardare con attenzione, stando al report presentato durante l’evento “The future women (and men?) want”, è quello di fuga dei cervelli femminili. In questo, le donne invertono la tendenza: espatriano più frequentemente (20% in più rispetto agli uomini), e soprattutto difficilmente fanno ritorno dopo aver piantato radici all’estero (30% in meno rispetto agli uomini).

All’evento hanno partecipato e portato la loro testimonianza alcune delle donne al comando in Italia. E se per la CEO di Moleskine Daniela Riccardi il “bilanciamento donna-uomo” nel luogo di lavoro porta a risultati migliori, l’ex presidente di Federorafi e Cavaliere del Lavoro Licia Mattioli ritiene che “solo il combinato disposto dei due approcci – quello maschile e quello femminile – può portare ad una crescita delle aziende”.

Dadone: istituzioni protagoniste del cambio di passo

Un auspicio verso un Governo centrale che possa guidare il cambio di passo viene dal Ministro delle Politiche Giovanili Fabiana Dadone, rappresentante istituzionale all’evento.

“Oltre a supportare attivamente, come previsto dal PNRR, entrambi i genitori nella gestione delle incombenze familiari per poter meglio conciliare la vita professionale, il Governo può e deve dare l’esempio“.

Fabiana Dadone, Ministro delle Politiche Giovanili

Fabiana Dadone si schiera anche apertamente in conflitto con il concetto di quote rosa: “Finché ci sarà necessità di imporre delle quote – ha spiegato durante l’evento – vorrà dire che effettivamente non avremo superato questo ostacolo culturale che ci penalizza molto. E finché non ci sarà parità stipendiale e culturale, l’ostacolo rimarrà”.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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