Editoriale

PNRR e Mezzogiorno: 82 mld a che servono se si dimenticano le persone?

Il PNRR assegna 82 miliardi al Mezzogiorno, ma i fondi ripartiti sembrano dimenticare la centralità delle politiche sociali nelle aree più fragili del Paese

Guardo con grande curiosità al Piano Nazionale Ripresa e Resilienza che assegna al Sud Italia circa il 40% dei fondi disponibili: la cifra si aggira attorno a 82 miliardi di euro su un totale di 206 miliardi da investire in risorse territorializzate, vale a dire che hanno già “a monte” una destinazione specifica nei territori del Mezzogiorno.

Da oltre un anno, nelle parole della politica argomenti come lavoro, welfare, Sud, donne, fragilità e giovani appaiono e scompaiono nelle narrazioni delle Istituzioni e soprattutto nella ripartizione dei fondi. A volte viene da pensare che credano veramente che possa veramente bastare un bonus o una misura scevra da un sistema che l’accolga, al fine di reiterarne gli effetti, per risolvere i problemi endemici del Belpaese. Soprattutto nel Mezzogiorno.

Proprio a partire da questo ragionamento, mi sono chiesta come verranno impiegati gli 82 miliardi del PNRR.

Mezzogiorno e risorse, le percentuali del PNRR

Secondo il Ministero per il Sud e la Coesione Territoriale “non si tratta di un tetto massimo, bensì del punto di partenza: se le Regioni meridionali sapranno sfruttare questa opportunità, la quota del 40% potrà solo crescere. Le riforme per migliorare la pubblica amministrazione e accelerare gli investimenti, contenute nel Piano, hanno un impatto rilevante sul Sud e contribuiscono a una migliore efficacia nell’impiego di tutti i fondi, non solo quelli del PNRR assegnati su base competitiva (come il cosiddetto Superbonus edilizio) ma anche gli altri già previsti che arriveranno a partire da quest’anno e – in alcuni casi – fino al 2030“.

È curioso osservare le percentuali della destinazione dei fondi del PNRR:

  • Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: 36,1%
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica: 34,3%
  • Infrastrutture per la mobilità sostenibile: 53,2%
  • Istruzione e ricerca: 45,7%
  • Coesione e inclusione: 39,4%
  • Salute: fra il 35 e il 37% sulla base del riparto fra le Regioni.

Dal Ministero per il Sud commentano la ripartizione come parte diun’altra riforma molto attesa, rivolta a garantire alle popolazioni meridionali l’effettivo rispetto dei diritti di cittadinanza, è quella che riguarda la definizione del Livello essenziale delle prestazioni (LEP) per alcuni servizi alla persona, partendo dagli asili nido. Sono previsti inoltre un piano d’azione contro il lavoro sommerso e investimenti per la valorizzazione dei beni confiscati alla mafia, così da potenziare l’edilizia residenziale pubblica, rigenerare le aree urbane, migliorare i servizi socio-culturali e quelli di prossimità”.

E, fra gli altri fondi destinati al Sud Italia, come annunciato dal presidente Draghi, “un ulteriore stanziamento di 9,4 miliardi sarà aggiunto al Fondo complementare e sarà rivolto esclusivamente al completamento della linea ferroviaria ad alta velocità tra Salerno e Reggio Calabria, già in parte finanziata all’interno del PNRR”.

Mentre in Europa si ragiona sul Pilastro Europeo dei Diritti Sociali, per mettere al centro istruzione, formazione e apprendimento permanente, parità di genere, pari opportunità, sostegno attivo all’occupazione, in Italia sembra ancora difficile dare centralità e status ai diritti sociali nel loro essere, scevri da qualsivoglia derivazione di ricchezza economia e crescita monetaria.

A discapito di quanto affermato, infatti, quello che sembra mancare nell’ottica complessiva per il Sud Italia non sono i fondi (che potrebbero essere tanti o pochi a seconda di come verranno implementati) ma una visione trasversale e “reale” dei territori. Nel momento in cui proprio al Mezzogiorno si registrano cifre record in merito alla disoccupazione femminile, all’abbandono scolastico, alle quote di percettori di Reddito di Cittadinanza e ai casi di vulnerabilità (e, tristemente, violenza) minorile, oltre la metà degli investimenti del PNRR – che dovrebbe essere il punto di ripartenza dell’Italia – sono destinati alla mobilità sostenibile, lasciando la salute e l’inclusione sociale (il caro vecchio welfare) in secondo piano.

Spero di sbagliarmi, ma osservando le cose da un altro punto di vista, si potrebbe anche iniziare pensare che le parole legate alla politica assomiglino molto ad uno spot e siano – in fondo – lontane dai temi che toccano realmente la vita delle persone.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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