Istituzioni

Quanti sanno cosa si vota al referendum del 12 giugno?

L'AGCOM richiama la RAI (e tutti gli altri): i tempi dedicati all'informazione su referendum sono insufficienti. Intanto i dati IPSOS confermano che circa un italiano su due sa che si vota, ma per lo più non sanno cosa.

Difficile poter dire che la storia politica di Roberto Calderoli possa rimandare alla mente direttamente concetti quali il buon senso, essendo il vicepresidente del Senato notoriamente (e più o meno consapevolmente) provocatorio e con l’attitudine a finire in polemiche più o meno aspre (più più che meno). Ciò nonostante, l’esponente leghista non sembra così fuori contesto quando sostiene che l’AGCOM sul referendum abbia recitato la parte della bella addormentata.

La replica di Calderoli (“[…] l’AGCOM mi sembra la bella addormentata nel bosco, perché tra dieci giorni si vota e se aspettava ancora un po’… per cui al posto che mandare un richiamo ci vorrebbe qualcosa di molto più forte”) segue infatti il richiamo che l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha mosso alla RAI e agli altri operatori radiotelevisivi. Secondo l’AGCOM:

“Bisogna offrire ai cittadini un’informazione corretta, imparziale e completa sui quesiti e sulle ragioni a sostegno delle due opzioni di voto, favorevoli e contrarie ai referendum, osservando i principi di pluralismo, obiettività, completezza e imparzialità dell’informazione”.

Cosa che, evidentemente, ad oggi l’Autorità non ritiene esserci. E “ad oggi” vuol dire a poco più di una decina di giorni al voto.

Il tempo dedicato dalla RAI al referendum?

I dati sono tutti consultabili in chiaro sulla pagina AGCOM dedicata. Dai dati si evince chiaramente la marginalità del tempo dedicato al referendum in TG e GR, ma anche in altri contenitori.

Un esempio su tutti: nel periodo che va tra il 15 e il 21 maggio lo spazio totale dedicato al referendum tra i TG Rai e Rai News 24 è di 48 minuti, 30 dei quali riconducibili a Rai News. Solo 48 minuti su un totale di 109 ore, 18 minuti e 37 secondi. In pratica, si è parlato del referendum solo lo 0,73% del tempo dedicato alla globalità degli argomenti.

Ma gli italiani che ne sanno del referendum sulla giustizia?

In questo quadro generale vanno inseriti i dati Ipsos (risalenti a circa una settimana fa) e presentati nella trasmissione DiMartedì. Secondo il sondaggio il quorum non sarà mai raggiunto, ma ancora più scoraggiante è che – nonostante l’election day combaci con le elezioni amministrative 2022 di alcuni Comuni – solo poco più di un italiano su due è consapevole che si voti per qualcosa, ma nella maggior parte di questo 56% sono pochi che conoscono gli argomenti su cui sono chiamati ad esprimersi.

Questa, in linea di massima, non è una sconfitta politica della Lega o dei Radicali che sono i maggiori promotori dei (ossia del cambiamento rispetto alle norme vigente). Questa è la sconfitta di un Paese intero.

Un referendum è sempre un referendum

Sembra che gli italiani siano da un lato poco informati e dall’altro poco interessati al referendum. Ciò nonostante, bisogna ricordare che in realtà dei cinque quesiti referendari sui temi della Giustizia a cui sono chiamati a rispondere ce ne sono alcuni che toccano argomenti il cui dibattito è di lungo corso, e non certo trascurabili. L’abrogazione della Legge Severino e la separazione delle carriere dei magistrati, ad esempio.

Sempre nel sondaggio Ipsos, infatti, una volta informati gli interpellati una opinione l’hanno espressa e anche in maniera decisa: l’84 percento infatti dichiara che voterebbe SI per la separazione delle carriere, mentre prevale un netto NO alla cancellazione della Legge Severino e alla limitazione delle misure cautelari (leggesi custodia in carcere).

Il ché in qualche modo confermerebbe che, laddove adeguatamente informati, gli italiani hanno la loro da dire. A dispetto di qualche luogo comune di troppo.

La spiegazione di come si vota ai quesiti referendari da parte di F-Mag a questo link.

Origine
IPSOSAGCOM

Enrico Parolisi

Giornalista, addetto stampa ed esperto di comunicazione digitale, si occupa di strategie integrate di comunicazione. Insegna giornalismo e nuovi media alla Scuola di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa. Aspirante re dei pirati nel tempo libero.

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