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La storia di Michail: lancia #PapaBelieve per i russi che non credono alla guerra

La storia di Michail Katsurin è un esempio lampante di come la Rete è tornata ad essere non solo il luogo delle fake news ma anche uno spazio nel quale poter comunicare le verità scomode e nascoste dai regimi.

La guerra in Ucraina è un conflitto combattuto con metodi antichi, che non avremmo mai immaginato di rivedere al centro dell’Europa. Sono antichi i combattimenti, gli assedi, le rovine di città che fino ad un mese fa erano luoghi vivi. Sono antiche le immagini delle persone costrette a vivere sottoterra, le file di profughi, il rumore delle sirene che avvisano prima dei bombardamenti. 

Eppure questa guerra ha una carica innovativa profonda, quella della narrazione, anzi delle narrazioni che si snodano attraverso i nuovi media e che si diffondono con una velocità e una capillarità inedita, creando veri e propri mondi, comunità di persone che non guardano più alla realtà o meglio che non credono più a ciò che vedono. 

Le piattaforme digitali sono il luogo dove queste narrazioni nascono, si diffondono e si consolidino ma durante questi giorni di guerra si sono dimostrate anche un mezzo utile a smontarle, abbattendo quelle cortine di fumo e di menzogne che si alzano tipicamente durante i conflitti. 

#PapaBelieve l’hashtag di Michail che rompe la narrazione

La storia di Michail Katsurin è un esempio lampante di come la Rete è tornata ad essere non solo il luogo delle fake news ma anche uno spazio nel quale poter comunicare le verità scomode e nascoste dai regimi. Michail, padre russo e madre ucraina, è un ristoratore di Kiev. I genitori si sono separati quando lui era bambino e la mamma è tornata in Ucraina portandosi dietro Michail. È cresciuto nella città russofona di Berdjansk, parlando russo. 

Quando è iniziata la guerra ha provato a spiegare al padre cosa stesse passando, come era orrendo dover scendere nel rifugio con i suoi bambini piccoli e la moglie, come la madre stesse soffrendo una situazione peggiore a Berdjansk. Ma con grande sorpresa il padre non gli ha creduto anzi era convito che il figlio mentisse e che l’esercito russo era entrato in Ucraina per salvare i civili dai nazisti che per decenni avevano trucidato i russofoni.

D’altronde per la narrazione russa del conflitto quella in Ucraina non è una guerra, parola vietata e condannata con 15 anni di carcere, ma “un’operazione militare speciale”; l’intervento è “umanitario” per liberare la popolazione russofona da un non meglio specificato genocidio. Addirittura si nega l’invasione e a farlo è in primis il ministro degli esteri russo Lavrov.

Michail resta scosso dalla reazione del padre, si rende conto che la narrazione putiniana i Russia è potente e condiziona in maniera pesante la società civile fino a rendere il paese sempre più simile alla distopia orwelliana di 1984. Il governo russo ha dimostrato di essere in grado di controllare l’informazione e di riuscire a limitare il dissenso popolare.

È stato attraverso il controllo delle televisioni, primo mezzo di informazione soprattutto per le aree più profonde del Paese, che la la narrazione putiniana è diventata una realtà per la quasi totalità dei russi. Il ristoratore russofono di Kiev, in preda allo sconforto, scrive di getto un post sui social nel quale racconta quello che gli era successo.

Il suo sfogo diventa virale mostrando come la sua non sia una storia isolata. Sono infatti 11 milioni i russi che hanno familiari che vivono in Ucraina, 11 milioni di persone che, per la qui totalità, crede a ciò che gli raccontano i media governativi e non ai familiari. 

Il sito per imparare a convincere i familiari

Michail non si è arreso e ha continuato a chiamare il padre provando a convincerlo e riuscendoci almeno parte. Intanto, però, ha realizzato che la sua era una condizione generale e ha avuto l’idea di utilizzare la rete per riuscire a contattare e convincere il popolo russo. 

In pochi giorni mette in piedi il sito dove racconta la sua esperienza ma soprattutto dove pubblica è un vero e proprio prontuario su come provare a convincere i propri familiari su ciò che sta accadendo davvero in Ucraina. 

«Sul sito – ha raccontato Michail a Meduza, un giornale online russo con sede in Lettonia – abbiamo raccolto le risposte alle domande più frequenti che vengono fuori parlando con i parenti in Russia, speriamo che possano essere d’aiuto».

E infatti dal portale messo in piedi da Michail c’è un vero e proprio vademecum su come comportarsi, su cosa dire e su come non abbattersi in una discussione per convincere i parenti russi su ciò che sta accadendo davvero in Ucraina.

D’altronde l’idea di Michail e degli altri creatori del progetto è semplice: far conoscere la verità agli 11 milioni di russi che hanno famiglia in Ucraina, la verità su ciò che sta accadendo e far diventare questa verità sempre più endemica in Russia, per smuovere le coscienze.

Claudio Mazzone

Nato a Napoli nel 1984. Giornalista pubblicista dal 2019. Per vivere racconta storie, in tutti i modi e in tutte le forme. Preferisce quelle dimenticate, quelle abbandonate, ma soprattutto quelle non raccontate. Ha una laurea in Scienze Politiche, una serie di master, e anni di esperienza nel mondo della comunicazione politica.

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