Editoriale

L’Ucraina, la Russia e la guerra dei meme

Il rischio di disinformazione è uno degli aspetti chiave del conflitto nascente nell'est Europa. Se alle minacce russe l'Ucraina ha risposto con i meme, ora il rischio di inquinare il dibattito e influenzare l'opinione pubblica è talmente alto che siamo tutti chiamati alla responsabilità.

Quando dalle velate preoccupazioni si è passate a vere e proprie minacce, che hanno poi portato all’escalation culminata in queste ore con l’azione militare russa, l’Ucraina ha provato a combattere il nemico alle porte con una strategia di meme. Ripetuti ormai da mesi. Per il 24 febbraio dalle 10 alle 14 ha invocato addirittura il Twitter Storm.

E se è vero che l’invasione di questi concitati momenti nasce con una sorta di fake news da parte di Vladimir Putin su genocidi in atto nel Donbass, per rendere l’idea di quanto la parte relativa alla comunicazione è fondamentale in quesa guerra si pensi che la stessa Ucraina attraverso i suoi canali ufficiali sta ribadendo a ripetizione che per aiutarla nel conflitto è necessario condividere solo informazioni verificate.

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Direttamente dal canale Twitter dell’Ucraina

Rischio eccessivo? Si senta il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che alle prime sirene ci ha tenuto a ribadire:

“Siamo sotto attacco non solo dalle bombe, ma anche dai falsi. È importante ottenere notizie vere da fonti ufficiali”

Volodymyr Zelensky

Insomma, se l’ironia digitale è servita a lanciare dei messaggi d’allarme reali, ora la paura è che russi e filorussi possano inserirsi nelle maglie di una nascente infodemia per poter veicolare notizie false per scopi personali. Russiagate docet, del resto, e gli americani dovrebbero esserne a conoscenza.

Non ne fa un mistero Anne Applebaum del resto. In un’intervista riportata dal Corriere della Sera, la giornalista statunitense naturalizzata polacca affermava: “Visto da Kiev, l’atteggiamento occidentale verso la Russia sembra incredibilmente ingenuo. Dall’invasione russia della Georgia nel 2008, americani ed europei sono sempre sorpresi dalla Russia: dall’aggressività, le ambizioni territoriali, le interferenze nei sistemi politici e i tentativi di distruggere le nostre alleanze“.

E non è un caso che è la stessa Applebaum a ribadire che in questo momento bisogna stare attenti alla Russia perché “per portare l’Ucraina alla resa verrà usata disinformazione, video e foto false”.

Be very, very careful over the next few days with military information. The Russians want to persuade Ukraine to surrender and they will use disinformation, fake video, fake photos

Anne Applebaum

La nostra responsabilità

Se l’Ucraina ribadisce che è necessario da parte dei cittadini assumere un comportamento virtuoso, condividendo solo informazioni verificate, e lo fa nel momento delicato in cui l’attenzione nell’immaginario collettivo dovrebbe essere al fronte e tra i soldati, bisogna accettare che nei cittadini passa parte di questa guerra.

Fare la nostra parte vuol dire evitare di darsi al reposting selvaggio, non diffondere spazzatura digitale, fare uno sforzo del singolo verso una corretta informazione. Freschi di Coronavirus e pandemia, abbiamo avuto prontezza di quali ripercussioni il dibattito digitale possa avere nel mondo reale.

Il tweet con cui Matteo Salvini sostiene Putin datato 2015
Il tweet con cui Matteo Salvini sostiene Putin datato 2015

Inutile ricordare che gli italiani, per quanto riguarda l’ignoranza, sono portabandiera del mondo e primatisti assoluti a livello comunitario ed europeo. Dal PIAAC del 2013 al “Perils of Perception” dell’IPSOS Mori del 2017, abbiamo sempre brillato come fanalino di coda. Sorprende, fino a un certo punto, scoprire quanti fini analisti abbiamo tra noi che, fomentati ieri da leader politici come Matteo Salvini che si è scoperto grande russofilo, si sono lasciati incantare in passato dalle gesta di Putin e da meme in cui lo stesso presidente russo cavalca orsi o saluta piccioni e che ora sentenziano e/o condannano cose che ignorano totalmente (la magia dei social).

Questo non è il tempo di ridere.

Perché la “satira (dal latino satura lanx: il vassoio vuoto riempito di primizie in offerta agli dei) è un genere della letteratura, delle arti e, più in generale, di comunicazione, caratterizzata dall’attenzione critica ai vari aspetti della società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento” (fonte: Wikipedia).

Scrivere battute è solo sudoku. La satira è quello che ci fai con quelle battute“, commentava Daniele Luttazzi. Che poi affermava che “la satira nasce faziosa con Aristofane e cessa di essere satira quando diventa propaganda partitica“. Ma, soprattutto, permettetemi di citare Jean Paul Richter: “L’ironia e l’intelligenza sono sorelle di sangue”.

Senza intelligenza, e conoscenza, non c’è ironia.

Concludo con Jim Morrison – che a tal proposito è sempre stato citatissimo (a sproposito) sui social -invitandovi a una riflessione mentre l’Ucraina (filorussa o meno) sanguina.

Solo chi non conosce il dolore, può ridere di chi soffre

Jim Morrison

Enrico Parolisi

Giornalista, addetto stampa ed esperto di comunicazione digitale, si occupa di strategie integrate di comunicazione. Insegna giornalismo e nuovi media alla Scuola di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa. Aspirante re dei pirati nel tempo libero.

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