Tecnologia

Crisi Ucraina: energia e materie prime in vetta alle minacce globali

Anche “un bullone non consegnato può mettere in ginocchio aziende ed economie”

A poche ore dall’aggressione armata della Russia nei confronti dell’Ucraina, si guarda con forte preoccupazione al possibile blocco delle forniture di energia e materie prime: questi elementi sono, in altre parole, delle vere e proprie minacce globali per la stabilità della produzione dell’Eurozona e dell’import/export con il resto del mondo.

Già in un recente post sul social media LinkedIn, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, commentando la critica escalation della situazione Ucraina, al secondo posto in una lista di cinque punti (la prima è la minaccia di sanzioni alla Russia) scrive che l’altra priorità cui l’Europa sta provvedendo è la diversificazione di fonti e fornitori al fine di rendere l’UE indipendente dal punto di vista energetico.

Ma come sta vivendo la situazione il mondo ingegneristico e imprenditoriale?

La preoccupazione sul blocco delle forniture

Purtroppo la quotidianità dei fatti ci fa comprendere quanto, sia a livello di macrosistema, che di filiera che di singola azienda il tema dell’approvvigionamento di materie, e non solo energetiche – riflette Fabio Zonta, Group Chief Procurement Officer di Engineering, la più importante azienda tecnologica italiana – abbia scalato la graduatoria delle priorità, ribaltando il paradigma dove il buon acquisto era quello che offriva il miglior servizio al prezzo più conveniente. Oggi il tema è semmai trovare il fornitore che, tra l’altro, non comprometta la supply chain, ovvero la catena di fornitura”.

Secondo quanto emerge da una recente indagine commissionata da SAP, la multinazionale europea per la produzione di software gestionale, 1 manager su 2 afferma che “carenze e interruzioni della supply chain sono tra le principali preoccupazioni dei manager aziendali”.

Il dato è confermato anche da un recente studio realizzato dall’istituto di ricerca OnePoll, realizzato a gennaio 2022 su un campione di 250 manager del settore manifatturiero italiano, che evidenzia come per il 51% dei rispondenti italiani i ritardi della supply chain abbiano avuto un forte impatto sulla loro azienda nell’ultimo anno, soprattutto in termini di fermo produzione. Mentre – continua il report –  nel periodo gennaio-maggio 2021 si sono registrati in media di 36,8 giorni di fermo produzione  oggi si registra un aumento del 20%, che equivale a 44,2 giorni di fermo produzione in media durante gli ultimi dodici mesi.

In una situazione come quella attuale dove pandemie, guerre, frizioni geopolitiche globali mirano all’economia le aziende meglio strutturate stanno tutte rinnovandosi potenziando e ammodernando e ponendo al centro delle strategie aziendali la funzione, per semplicità, detta degli Acquisti, guardando non più al mero rapporto prezzo-qualità bensì a duttilità, solidità del fornitore e della sua stessa supply chain e differenziando le fonti di approvvigionamento.

Secondo Fabio Zonta, Group Chief Procurement Officer di Engineering, la più importante azienda tecnologica italiana ancheUn bullone non consegnato può mettere in ginocchio aziende ed economie”:

Purtroppo la quotidianità dei fatti ci fa comprendere quanto, sia a livello di macrosistema, che di filiera che di singola azienda il tema dell’approvvigionamento di materie, e non solo energetiche abbia scalato la graduatoria delle priorità, ribaltando il paradigma dove il buon acquisto era quello che offriva il miglior servizio al prezzo più conveniente. Oggi il tema è semmai trovare il fornitore che, tra l’altro, non comprometta la supply chain, ovvero la catena di fornitura”.

“Una sfida enorme ma inevitabile – commenta ancora Zonta –  che peraltro, come prima la pandemia e poi la crisi Ucraino-Russa ci insegna, va affrontata con grande rapidità e dove la tecnologia, l’AI e l’engineering si integrano al processo decisionale del procurement management, in uno scenario in cui – estremizza il Group Chief Procurement Officer di Engineering – un bullone non consegnato può mettere in ginocchio aziende ed economie e un contesto nel quale chi si adegua vince, e questo cambiamento può determinare l’ascesa di nuove realtà economiche o aziendali, e chi no, purtroppo si estingue”.

In attesa di scenari migliori, occorrerà comunque correre ai ripari per scongiurare una nuova crisi nei mercati economici e produttivi globali.

Redazione

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