Tecnologia

Le nanotecnologie al servizio dei Beni Culturali: 4ward360 e l’innovazione che protegge il passato

Proteggere la materia significa bloccare il deterioramento, mantenere la pulizia di superficie, eliminare la possibilità delle formazioni di muffe, rendere i monumenti antigraffiti. E sembra che le nanotecnologie siano oggi la strada per conservare la storia

Fra le differenti forme di applicazione delle nanotecnologie si sta facendo strada quella dell’applicazione delle stesse alla protezione dei beni culturali. A supportare le sperimentazioni, Sabrina Zuccalà, presidente del Laboratorio di nanotecnologie internazionale 4ward360, che ha illustrato tutte le innovazioni dovute all’utilizzo dei nanomateriali nell’ambito della gestione conservativa del patrimonio culturale a Pompei come a Selinunte.

Nanotecnologie e beni culturali, l’innovazione

Con le nanotecnologie, quindi, sarebbe possibile implementare il grado di protezione degli antichi siti archeologici del Bel Paese. La Zuccalà, infatti, racconta che

“Prosegue sempre con maggiori innovazioni la nostra ricerca nel campo delle nanotecnologie, con nuovi formulati che ci hanno permesso di individuare nuove tecniche per una protezione e una valorizzazione di importanti reperti storici. Oggi siamo pronti per dare un futuro alla storia e preservare dal decadimento due tra i più noti Beni Culturali del nostro Paese. Abbiamo già preso contatti difatti con i parchi archeologici di Selinunte e Pompei. Nelle prossime settimane dovremmo avere la possibilità di effettuare degli interventi nel Parco Archeologico di Pompei e auspichiamo, in seguito, grazie anche ai fondi del Pnrr, che si possa tutelare questa e altre eccellenze storiche italiane”.

Ma come agisce il binomio nanotecnologie – beni culturali?

“La moderna conservazione – prosegue Zuccalà – ha sentito negli ultimi anni la necessità di affidarsi in maniera sempre più importante alla scienza per ottenere un migliore risultato nell’ambito della ricerca per la stabilizzazione dei beni culturali. Abbiamo lavorato per sviluppare nuove nanostrutture con migliorate performance fotocatalitiche, autopulenti, acustiche, antibatteriche, anticorrosive, idrofobiche, di veicolazione e rilascio controllato. La tecnologia rappresenta un ausilio sempre più rilevante e offre, allo stesso tempo, possibilità di sviluppo del territorio con ricadute occupazionali. In Italia, più che in altri Paesi, la cultura della conservazione del patrimonio storico è alla base dell’identità nazionale e incrocia l’economia, i saperi, l’innovazione, il futuro”.

Occorre quindi trovare un approccio che, tenendo insieme innovative tecniche d’intervento e la capacità di lettura storico critica tradizionale, possa garantire un valore aggiunto.

“Il nostro obiettivo – conclude Zuccalà – è trasmettere alle future generazioni, beni di riconosciuto valore storico che “testimoniano valori di civiltà”, attraverso un attento rispetto nell’approccio all’ intervento per la loro conservazione. Negli scorsi anni, abbiamo lavorato su importanti reperti culturali come l’esercito di terracotta di Xian o sul relitto della nave romana di Marausa del III secolo d.C. recuperato a 150 metri dalla costa di Trapani, trovando i migliori nanomateriali per tutelarli”.

E ancora:

“Rispetto i prossimi interventi, è giusto considerare che, come la lava e la cenere sono state anche una sorta di copertura che ha permesso alla città di Pompei di mantenersi nel corso dei secoli e di essere protetta dalle intemperie, arrivando così ai nostri giorni; oggi le applicazioni delle nanotecnologie potrebbero riuscire in questo, come in altri siti, a rappresentare una sorta di reticolo invisibile che si autorigenera e li protegge, conferendo alle superfici trattate proprietà ad ampio spettro che perdurano nel tempo. Facendo rimanere inalterato il bene trattato evitando così l’usura e le contaminazioni esterne. Auspichiamo che le testimonianze storiche del patrimonio culturale italiano possano essere preservate dall’ammaloramento, riuscendo a fermare il tempo“.

In altre parole, proteggere la materia significa bloccare il deterioramento, mantenere la pulizia di superficie, eliminare la possibilità delle formazioni di muffe, rendere i monumenti antigraffiti. E sembra che le nanotecnologie siano oggi la strada per conservare la storia.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Condirettore di FMag.it

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