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Incendi boschivi: e se le Nanotecnologie aiutassero a prevenire il disastro?

Nella lunga e caldissima estate del 2021 le notizie di incendi devastanti si sono susseguite giorno dopo giorno: dalla Calabria alla Sicilia, dalla Sardegna al Lazio passando anche per la Campania e la Basilicata. E’ il triste bilancio di un’Italia che brucia, ma per davvero: mai come quest’anno il Sud del Paese è un inferno di fiamme e fumi, che porta dietro di se una scia di animali, talvolta anche persone, strutture, boschi, alberi e terreni devastati dal fuoco.

Secondo i dati forniti dalla Protezione Civile Nazionale i numeri sono impressionanti: rispetto al 2020, gli interventi dei vigili del fuoco per incendio boschivo nel periodo che va dal 15 giugno all’8 agosto sono quasi raddoppiati, 44.442 contro 26.158 dello stesso periodo. Il livello è già lo stesso di quello del 2017, quando furono 45.704, e l’intero mese di agosto è ancora davanti, compresa quella che viene considerata la settimana più calda dell’estate, in cui siamo ancora dentro.

Insomma, neanche la congiuntura pandemica con i suoi “andrà tutto bene” e “ne usciremo migliori” sembra aver funzionato sulla scelleratezza dell’essere umano che agisce da criminale.

Incendi: una possibile soluzione dalle nanotecnologie?

Sul fronte della ricerca e dell’applicazione della scienza alla tecnologia sembra arrivare una possibile soluzione. A raccontarlo, in un comunicato stampa, è Sabrina Zuccalà, presidente del laboratorio di nanotecnologie “4ward360 nanotechnology” che spiega come queste micro particelle tecnologiche potrebbero in molti casi tutelare l’immenso patrimonio naturale e artistico-culturale del Bel Paese.

“Abbiamo sviluppato un nuovo formulato nanotecnologico, che riesce in parte a preservare gli immobili dagli effetti degli incendi e potrebbe essere applicato per proteggere i beni culturali e artistici, ambientali o quelli strategici in questi casi come prefetture, caserme o comunali.

Naturalmente i nanomateriali riescono solo a fornire una maggiore tutela dei beni rispetto all’utilizzo dei tradizionali prodotti ed in caso sempre di intervento immediato delle squadre antincendio, ma in caso di roghi di vaste dimensioni ogni applicazione non può essere risolutiva. Tuttavia, l’utilizzo di queste tecnologie oltre a mitigare gli effetti dell’ammaloramento, migliora la traspirabilità dei materiali, e potendo intervenire in maniera molto specifica sulla struttura del collagene, ottiene materiali quanto più possibile ignifughi, a seconda delle necessità” .

Un punto di partenza, forse, ma sicuramente non di arrivo. C’è bisogno dell’impegno di tutte le forze politiche e governative in campo per fermare la tragedia degli incendi che, come una triste tradizione, ha luogo ogni anno.

Cosa possono fare, quindi, le nanotecnologie per prevenire gli incendi? Manipolando ogni genere di materiale e andando a modificare la composizione atomica, le nanotecnologie – che non sono pericolose per l’uomo, perché sotto controllo costante – trovano già diverse applicazioni, dall’agricoltura ai prodotti alimentari, dall’edilizia alla medicina. Faciliterebbero, per il caso specifico, la capacità di monitorare tutti i parametri (da quelli climatici e fisiologici) delle coltivazioni con la possibilità di intervenire con tempi dimezzati. Un approfondimento di Tech4Future offre diversi spunti di riflessione sul tema e rende bene l’idea delle diverse applicazioni attualmente esistenti.

Ma questo, secondo Zuccalà, non può ancora bastare.

“Riteniamo che nei prossimi anni le nanotecnologie avranno un ruolo sempre più cruciale nella conservazione di beni artistici, storici e culturali, e l’Italia, che è senza dubbio il paese con la maggiore presenza di questi manufatti al mondo, dovrebbe investire strategicamente nella ricerca in questo settore, anche seguendo quanto richiesto dall’Unione Europea e sfruttando i fondi che arriveranno nei prossimi anni.

Dunque è auspicabile inserire nel documento strategico del Piano nazionale di ripresa e resilienza maggiori investimenti nella ricerca di nanomateriali per la realizzazione di opere infrastrutturali più durature e per preservare i beni artistici e ambientali del paese. Un’occasione per ridisegnare le strategie con le quali l’Italia intende affrontare con successo le grandi sfide globali, assieme a quelle pressanti per i nostri territori.

L’avanzamento delle conoscenze è indispensabile per la sostenibilità ambientale, economica, culturale e sociale. Il potenziale trasformativo dell’innovazione tecnologica, deve raggiungere la maggior parte dei cittadini”

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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