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Sindacati: “A lavoratori piattaforme digitali stessi diritti di dipendenti”

"Regole atte a garantire che le piattaforme digitali non possano sfruttare le zone grigie della legge per fare grandi profitti attraverso il falso lavoro autonomo con l’intento di evitare obblighi settoriali per corrette retribuzioni, condizioni di lavoro e sicurezza sociale"

Una lettera aperta indirizzata alla Commissione europea che l’8 dicembre presenterà l’attesa direttiva sul miglioramento delle condizioni dei lavoratori sulle piattaforme digitali: a scriverla in previsione del dibattito politico che si accenderà su un dossier caldissimo in molti Paesi, è il sindacato europeo, la Ces, che rivendica in sostanza la parità di diritti tra chi lavora per una piattaforma digitale e quanto previsto per i lavoratori dipendenti passando da una regolamentazione della gestione dell’algoritmo e da una sua maggiore trasparenza.

E a questo affiancano la richiesta che le piattaforme digitali siano tenute a rispettare le stesse regole di qualsiasi altra società “offline” in situazioni transfrontaliere, sia che si tratti di legislazione del lavoro, sociale o fiscale. A firmare la lettera anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando e i suoi colleghi di Belgio, Spagna, Portogallo e Germania.

Le tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali

Spesso, i lavoratori delle piattaforme digitali non guadagnano nemmeno il salario minimo, o non sono coperti da contratti collettivi, non hanno ferie retribuite, sono esposti a rischi per la salute e la sicurezza, non hanno diritto a congedi per malattia retribuiti o ad alcuna protezione sociale. Gli orari di lavoro sono spesso lunghi e, in alcune piattaforme, un notevole divario retributivo di genere e altri tipi di discriminazione sono tollerati o rafforzati sulla base di pregiudizi algoritmici“, ricorda nella lettera la Ces.

La richiesta, dunque, è rivolta a “regole atte a garantire che le piattaforme digitali non possano sfruttare le zone grigie della legge per fare grandi profitti attraverso il falso lavoro autonomo con l’intento di evitare obblighi settoriali per corrette retribuzioni, condizioni di lavoro e sicurezza sociale“.

D’altra parte, consegne di alimenti a domicilio, servizi di taxi e lavoro domestico sono solo la punta dell’iceberg: il lavoro basato sulle piattaforme digitali si sta espandendo ai settori commerciale, ingegneristico, assistenziale e infermieristico, edile e dei servizi.

Assistiamo alla cosiddetta ‘piattaformizzazione’ anche in altri settori”, denuncia ancora la Ces bocciando l’eventualità che si possa creare un “terzo stadio intermedio” tra lavoratori autonomi e dipendenti. “Questo priverebbe il lavoratore sia di un’adeguata protezione sia dell’autonomia“, denunciano sollecitando la Commissione ad esprimersi anche su quell’algoritmo con cui le aziende fissano il prezzo dei servizi e decidono l’attribuzione dei compiti. “Sono l’equivalente di scatole nere per i lavoratori“, commentano.

Se dunque la Commissione europea “intende seriamente migliorare la situazione dei lavoratori delle piattaforme digitali, la regolamentazione della gestione algoritmica dovrebbe essere un elemento chiave della sua proposta” assieme, concludono sollecitando anche una regolazione più trasparente delle informazioni relative alle piattaforme digitali nell’Ue: “dovrebbero essere tenute a registrarsi presso un’autorità pubblica e a rendere trasparenti i dati chiave sulle loro attività“.

Per esse dovrebbero valere le stesse regole di qualsiasi altra società “offline” in situazioni transfrontaliere, che si tratti di legislazione del lavoro, sociale o fiscale.

Romolo Napolitano

Giornalista professionista dal 2011 è stato, non ancora trentenne, caporedattore dell’agenzia di informazione videogiornalistica Sicomunicazione. Ha lavorato 3 anni negli Stati Uniti in MSC. Al suo ritorno in Italia si è occupato principalmente di uffici stampa e comunicazione d'impresa. Attualmente è giornalista, copywriter e videomaker freelance. Si occupa, tra le altre cose, di tecnologie, nautica e sociale.

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