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Draghi: gender gap “immorale e ingiusto. Entro 2026 investiremo 7mld per l’uguaglianza”

"Vogliamo aiutare le leader femminili in tutto il mondo a favorire l’emancipazione di altre donne. Questo è un nostro dovere nei confronti di milioni di giovani donne e della nostra società nel suo complesso".

Sono parole che fanno riflettere in modo amaro quelle utilizzate dal Premier Mario Draghi sul gender gap in un videomessaggio inviato al Women Political Leaders Summit 2021. Una situazione, quella denunciata dal Presidente del Consiglio, di certo non ignota ma che richiede misure perentorie e drastiche per porre un freno alla situazione, se non si vuole rinunciare alla partecipazione socio economica delle donne nella società del nostro immediato futuro.

Quanto pesa il gender gap

Ogni giorno milioni di ragazze si trovano a dover imparare, a proprie spese, che non possono realizzare i propri sogni. Devono subire discriminazioni, a volte anche violente. Devono accettare anziché scegliere, devono obbedire anziché inventare. Solo perché sono donne. Questa situazione non solo risulta immorale ed ingiusta, ma rappresenta anche un atteggiamento miope. Le nostre economie stanno perdendo alcuni dei nostri talenti migliori. Le nostre società si stanno lasciando sfuggire alcune delle migliori leader del futuro. La riduzione delle disuguaglianze di genere deve essere una priorità a livello globale. Fin da giovanissime, le ragazze in tutto il mondo devono far fronte a pregiudizi e stereotipi culturali. La partecipazione delle donne al mercato del lavoro risulta essere 27 punti percentuali in meno rispetto a quella degli uomini. In alcune regioni tale divario è di oltre 50 punti percentuali. Solamente 22 paesi hanno una donna che ricopre la carica di Capo di Stato o di Governo. Ben 119 Paesi – compreso il mio – non ne hanno mai avuto una. Benché ci siano stati alcuni miglioramenti, i progressi restano assai lenti e si rischia addirittura di tornare indietro”.

Mario Draghi

La lotta e il contrasto al gender gap, per il Premier Draghi, deve essere una priorità internazionale, globale. Troppo spesso le donne vengono lasciate indietro, nella scia degli obblighi familiari, sociali e culturali loro imposti o, ancora, per un mercato del lavoro che non premia le pari opportunità intese – sia chiaro – come parità di accesso ai diritti, soprattutto economici e salariali.

La situazione, come ben sappiamo, è peggiorata nel corso dell’ultimo anno: la congiuntura pandemica ha pesato sull’organizzazione della vita delle donne – divise fra smartworking e dad quando è andata loro bene – ma non solo. Migliaia di donne hanno perso il posto di lavoro perché “sacrificabili”: i dati ISTAT parlando di circa novantanovemila donne su centounomila persone che hanno perso il lavoro ne corso del 2020. E questo, in un Paese civilizzato, non è concepibile. La verità è che continuando ad alimentare il gender gap si sta sacrificando la democrazia e la partecipazione alla vita civile delle donne.

“Durante la pandemia, le donne hanno perso il lavoro più velocemente rispetto agli uomini. I lockdown hanno determinato la chiusura delle scuole e degli asili nido, con pesanti ripercussioni per le donne. C’è stato un aumento del divario tra uomini e donne a livello globale, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione delle donne alla vita politica. Al ritmo attuale, non arriveremo alla parità di genere nelle cariche ministeriali prima del 2077. Promuovere la parità di accesso e di opportunità nell’ambito educativo deve essere la nostra priorità. Dobbiamo lottare contro gli stereotipi di genere ed aumentare il numero di ragazze che scelgono di studiare le discipline scientifiche a scuola. Dobbiamo assicurare la parità di condizioni nel mercato del lavoro. Dobbiamo colmare il divario di retribuzione tra i generi ed aumentare il numero di donne in posizioni di responsabilità. Dobbiamo rafforzare i nostri sistemi di sicurezza sociale in modo tale da favorire l’evoluzione delle carriere delle donne. E dobbiamo colmare il divario tra la rappresentazione maschile e quella femminile nel mondo della politica, dando un supporto alle leader femminili in tutto il mondo”.

Mario Draghi

La ricetta Draghi per l’Italia

Mario Draghi, quindi, non ci sta a perpetuare la disfunzione demografica del gender gap.

“Il nostro obiettivo in Italia è quello di investire, entro il 2026, almeno 7 miliardi di euro per la promozione dell’uguaglianza di genere. Siamo determinati ad aumentare il numero di ragazze e donne che scelgono di studiare le discipline tecnico-scientifiche. Vogliamo ampliare i servizi di prima infanzia e di istruzione primaria in modo tale da poter aiutare le mamme lavoratrici. Stanzieremo fondi a sostegno dell’imprenditoria femminile e provvederemo ad introdurre una clausola di condizionalità per fare in modo che le imprese assumano più donne. Negli ultimi 15 anni, l’Italia ha registrato il tasso di crescita più alto d’Europa per quanto riguarda il numero di donne presenti nel Parlamento. Nel 2004, le donne rappresentavano solo il 9,9% del numero totale di parlamentari. Oggi tale percentuale ha raggiunto il 35,8%. Il nostro governo vanta il numero più alto di sottosegretarie donne nella storia d’Italia. Abbiamo anche nominato una donna come capo dei servizi segreti per la prima volta in assoluto. In ogni caso, questi sono solo dei primi passi. Quest’anno l’Italia ha la presidenza del G20 ad agosto terremo una conferenza ministeriale sull’emancipazione femminile per la prima volta nella storia del G20. Appoggiamo fermamente l’impegno di Women Political Leaders di creare una solida rete di donne internazionali. Vogliamo aiutare le leader femminili in tutto il mondo a favorire l’emancipazione di altre donne. Questo è un nostro dovere nei confronti di milioni di giovani donne e della nostra società nel suo complesso”.

Mario Draghi

Sappiamo che non è ancora abbastanza per cambiare la situazione e tutelare le donne: un’operazione del genere comporta un lavoro abnorme, soprattutto in termini di riconoscimento dei veri costi sociali del gender gap. Chissà se l’Italia sarà pronta.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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