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Il certificato vaccinale sarà valido 14 giorni dopo l’ultima dose: ecco come si viaggerà

Sono ormai maturi i tempi per il certificato vaccinale e inizia ad arrivare qualche chiarimento sulle modalità di utilizzo e sulla validità. Il primo luglio, la data che aveva fissato l’Unione Europea per il green pass, è alle porte ed è in occasione della conferenza stampa tenutasi a Bruxelles sulle nuove raccomandazioni per i viaggi nel continente europeo che Didier Reynders, eurocommissario alla Giustizia, ha svelato qualche informazione in più.

Come funzionerà il certificato vaccinale

Il certificato vaccinale, chiamato anche Green Pass, esonererà i viaggiatori provenienti dai Paesi europei dagli obblighi di test, tamponi e quarantene. Il certificato vaccinale, secondo quanto sostiene Reynders,

“sarà valido a partire da quattordici giorni dopo l’ultima dose di vaccino anti-Covid e, per i guariti dalla Covid, per 180 giorni a partire dal test Pcr positivo. Per i test, invece, quelli molecolari avranno una validità di 72 ore, mentre quelli rapidi 48 ore”.

I soggetti che hanno completato l’iter vaccinale, quindi coloro che hanno avuto una dose del vaccino Jansenn di Johnson & Johnson, due dosi di Vaxzevria/AstraZeneca, due di Pfizer/Biontech e due di Moderna, secondo quanto si apprende dovrebbero poter evitare, nel corso del viaggio di lavoro o di piacere, di sottoporsi a test molecolari o rapidi, oppure di entrare in regime di quarantena. Stesso discorso vale per coloro che sono guariti dal Coronavirus entro i sei mesi dal test di positività al virus oppure coloro che, una volta guariti, hanno già effettuato la prima dose di vaccino.

Non ha nulla da temere chi non è ancora vaccinato o non ha mai avuto il Coronavirus: in questo caso, resta valida l’opzione del test antigenici rapidi o molecolari, con una differenza: i primi avranno una validità di sole 48 ore dal momento in cui è stato effettuato il test; i secondi, invece, di 72 ore.

La necessità di uno standard europeo

In queste ore, si sta lavorando in direzione della definizione di uno standard comune nei 27 Paesi europei, sia per quanto riguarda il certificato vaccinale che per la validità dei tamponi. E’ ammessa, secondo le prime indiscrezioni, la scelta per singolo Stato di optare per una flessibilità maggiore rispetto alle linee guida della Commissione Europea ma, in quel caso – raccomandano dall’Europa – occorrerà poi applicare l’apertura agevolata indistintamente a tutti i cittadini provenienti dai Paesi dell’Unione, senza alcuna discriminazione.

Per fare un esempio pratico, se l’Italia dovesse decidere di essere maggiormente flessibile e accogliere senza ulteriori controlli i viaggiatori provenienti dall’Unione, potrà farlo solo nel caso in cui la maggiore flessibilità venga applicata a tutti gli altri Stati (quindi, dalla Spagna alla Polonia, dalla Francia alla Lituania, senza esclusioni) senza preferire uno Stato a discapito di un altro.

E’ stato poi riproposto e confermato il meccanismo del “freno di emergenza“: nel caso in cui gli Stati membri registrino un’impennata di casi positivi al Covid 19, o un picco di contagi, si possono immediatamente reintrodurre le restrizioni anche per i soggetti in possesso del certificato vaccinale o ai guariti dal Coronavirus, in particolar modo nel caso in cui venga riscontrata una preoccupante situazione epidemiologica legata alle varianti del virus.

Infine, come regola generale dovrebbe valere la seguente linea di principio:

Per i viaggiatori che arrivano dalle aree verdi (secondo la mappa aggiornata ogni giovedì dall’Ecdc), non dovrebbero esserci restrizioni. Per chi arriva dalle zone arancioni, è possibile richiedere un test (rapido o molecolare) prima della partenza. Per chi viaggia da una zona rossa, gli Stati possono chiedere una quarantena, in assenza di un test molecolare o rapido negativo. Per i viaggiatori provenienti dalle aree rosso scuro, vale il principio che i movimenti da queste zone andrebbero “fortemente scoraggiati”. In questi casi, dovrebbero rimanere i requisiti di test e (non oppure) quarantena.

Con il fine di tutelare le famiglie, inoltre, il ragionamento in corso va in direzione del principio di non separare le famiglie. I minorenni che viaggiano con i genitori che sono esenti dall’obbligo di quarantena perché vaccinati dovrebbero evitare anche loro la quarantena. Per i bambini sotto i sei anni dovrebbero essere esentati anche dai testi molecolari o rapidi.

Infine, per le persone che fanno la prima iniezione di vaccino in uno Stato membro e la seconda in un altro, ciascuno dei due Stati è tenuto a fornire certificazione dell’iniezione, di modo che il titolare può avere un certificato composto dai certificati emessi da due Stati membri diversi.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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