Editoriale

Se la donna può indossare solo il tacco 12 (e non i tacchetti)

La cronaca di questi giorni ci restituisce ancora una volta un episodio che mette al centro una donna e la questione femminile. Aurora Leone, attrice del gruppo The Jackal, è stata cacciata dalla Partita del Cuore perché donna. E le dimissioni di chi l’ha messa alla porta non sono sufficienti a riparare al danno culturale e di immagine che una manifestazione ‘benefica’, che tra gli obiettivi ha quello di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a questa o quella causa, non può permettersi né perdonarsi.

Dal punto di vista del direttore generale della Nazionale cantanti, il ‘tal dei tali’ Gianluca Pecchini, Aurora al massimo avrebbe potuto fare la ragazza pon pon o indossare la divisa sugli spalti come una qualsiasi spettatrice (“Il completino può indossarlo sugli spalti”: è incredibile, ma le ha detto proprio così). Peccato che lei fosse stata convocata come calciatrice e che un posto in squadra lo meritasse come qualsiasi altra donna capace di palleggiare, dribblare o stoppare un pallone di petto. Certo difficile per un uomo correre il rischio che una donna gli faccia un tunnel e magari vinca anche un contrasto, quindi perché correre il rischio? Meglio evitare.

Non puoi stare qui perché sei donna, il completino lo indossi sugli spalti

Queste sono solo alcune delle frasi rivolte da Pecchini alla Leone durante la cena celebrativa a cui Aurora ha avuto la ‘sfacciataggine’ di presentarsi arrivando addirittura ad occupare un posto al tavolo dei calciatori. Un affronto per il ‘tal de tali’ che ha scelto ‘tronfio’ di far valere la propria posizione inopportunamente, pensando di avere il diritto di dire ad una donna “Le donne non giocano a calcio. Trovati un altro posto”.

Peccato che ad essere fuori posto non fosse Aurora e che l’unico fuori posto fosse proprio il tal dei tali che dall’alto della sua subcultura maschilista ha pensato di essere in diritto di relegare alla tribuna una donna. Ha fatto lo stesso errore di chi le donne vorrebbe relegarle in cucina condizionato dalle immagini della donna angelicata e dell’angelo del focolare.  

Ma quello che sconvolge non sono solo le parole misogine di un uomo che gioca a fare il maschio alpha, evidentemente ignaro del fatto che il machismo è passato di moda, ma il silenzio assordante dei presenti. Artisti che spesso sono in prima fila non solo nelle iniziative di solidarietà in favore della ricerca, ma anche testimonial nelle campagne contro la violenza sulle donne e l’odioso reato di femminicidio. Poeti e cantori di ideali alti, moralizzatori a giorni alterni, ormai dimentichi della galanteria e delle tante frasi fatte sulla parità.

Se il topo non gli ha mangiato la lingua, l’atteggiamento omertoso di chi non vede, non sente, non parla, non è accettabile e non lo sono neanche gli attestati di solidarietà estemporanei. Troppo facile e troppo comodo dissociarsi a diverse ore dal caffè e dall’ammazzacaffè.

Al di là dei nomi e dell’episodio in sé, in Italia, e non solo, spesso decenni di lotte per la parità dei diritti e per la parità di genere, vengono accartocciati e gettati alle ortiche. Se non si fanno passi avanti sul piano culturale, se fin dall’infanzia non si insegna ai più piccoli che ognuno deve essere libero di giocare il ruolo che preferisce, di scegliersi il suo posto nel mondo, se non gli si insegna che non c’è niente di male se una ‘femminuccia’ vuole giocare a calcio e un ‘maschietto’ giocare con le bambole, niente potrà mai cambiare.

Quando si smetterà di imporre stereotipi e luoghi comuni agli adulti di domani, forse, si farà un reale passo avanti verso la civiltà. Per ora, ahinoi, ci toccherà sopportare ancora rigurgiti di una mentalità gretta che non ci sta ad accettare che una donna possa indossare scarpe con i tacchetti anziché un tacco dodici.  

Loredana Lerose

Giornalista pubblicista, laureata in sociologia. Di origine lucana, trapiantata a Napoli da più di vent'anni, appassionata di danza, teatro, letteratura e psicologia. Scrive per il quotidiano Cronache di Napoli dal 2009.

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