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Transizione digitale, le sfide del Governo Draghi

La transizione digitale è al centro degli obiettivi del neo Governo Draghi: la digitalizzazione, sostiene, va applicata a tutti i campi della res publica

«C’è chi è convinto che l’ultimo anno sia stato simile ad un lungo sonno e che superata l’epidemia potremo svegliarci come da un brutto sogno e semplicemente tornare alla vita di prima. Gli esperti, ma anche il semplice buon senso, indicano che dovremo attrezzarci a vivere la nuova realtà con gli strumenti, anche digitali, più adatti ad affrontarla». Parola di Mario Draghi. Nel discorso al Senato pronunciato giovedì dal neo presidente del Consiglio i riferimenti alla transizione digitale del Paese sono tantissimi. Per l’ex capo della Bce l’innovazione dell’Italia è un passaggio fondamentale per la ripresa economica e affinché il Paese abbia un ruolo rilevante nel mondo nei prossimi anni.

Una digitalizzazione da applicare a vari campi: dalla formazione al lavoro. Basta guardare alcuni passaggi del discorso di Draghi. Rispetto all’Università, ad esempio, l’inquilino di Palazzo Chigi ha spiegato: «La globalizzazione, la trasformazione digitale e la transizione ecologica stanno da anni cambiando il mercato del lavoro e richiedono continui adeguamenti nella formazione universitaria».

E ancora: «Occorre infine costruire sull’esperienza di didattica a distanza maturata nello scorso anno sviluppandone le potenzialità con l’impiego di strumenti digitali che potranno essere utilizzati nella didattica in presenza». Ma anche quando parla di imprese e lavoro, Draghi sottolinea l’importanza della digitalizzazione: «La risposta della politica economica al cambiamento climatico e alla pandemia dovrà essere una combinazione di politiche strutturali che facilitino l’innovazione, di politiche finanziarie che facilitino l’accesso delle imprese capaci di crescere al capitale e al credito e di politiche monetarie e fiscali espansive che agevolino gli investimenti e creino domanda per le nuove attività sostenibili che sono state create».

Primo consiglio dei Ministri
La prima riunione del Consiglio dei Ministri dell’era Draghi (immagine messa a disposizione con licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT dal Governo Italiano – Presidenza del Consiglio dei Ministri)

L’approccio di Draghi al Governo è assai metodologico e fatto di piani a lungo termine con progetti ambizioni per il futuro: «Nelle prossime settimane rafforzeremo la dimensione strategica del programma, in particolare con riguardo agli obiettivi riguardanti la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G».

Per una rivoluzione digitale di questo genere, servono ovviamente i fondi. E non sono certo quelli a mancare, di questi tempi, per il Governo. Il capitolo sul digitale e l’innovazione tecnologica vale circa 40 miliardi, il 20% del totale delle risorse del “Piano nazionale di ripresa e resilienza”. A guidare il capitolo sarà Vittorio Colao, neo ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale.

Uno dei primi punti, per i quali sono pronti 8 miliardi, è la digitalizzazione della pubblica amministrazione. Un tema su cui il lavoro è già stato avviato. Entro il 28 febbraio tutte le amministrazioni centrali e locali dovranno integrare Spid e Cie come unici sistemi di autenticazione rilasciati. Sono 7.246 (il 92%) i Comuni che hanno richiesto di accedere al Fondo per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione, rimpinguato dalla legge di Bilancio 2021. Ma è solo il primo passo. Nei piani a lunga gittata di Colao c’è anche la realizzazione di un cloud pubblico per collegare digitalmente i 23mila uffici pubblici nazionali, così da superare i data center e le banche dati pubbliche e soprattutto la condivisione totale delle informazioni tra i pubblici esercizi.

Ma non bisogna digitalizzare solo le amministrazioni. Va digitalizzato l’intero Paese. E bisogna partire dall’accesso a internet ovunque, anche nelle “zone grigie”. Colao e Draghi, quindi, hanno in mente un piano infrastrutturale per portare la fibra ottica in tutto il Paese, complementare con l’infrastruttura mobile del 5G.

Ma il piano digitale del Governo non riguarderà di certo solo Colao. Anzi. Abbraccerà più ministeri, tutti i dicasteri saranno coinvolti. In questo senso i pilastri dell’agenda per il Governo digitale sono tre: le tecnologie digitali come garanzia di efficienza e continuità nell’erogazione dei servizi pubblici, guardando anche all’uso dell’intelligenza artificiale; l’identità digitale come strumento di accesso ai servizi pubblici e di inclusione sociale; l’agile regulation, cioè la a regolamentazione flessibile per promuovere l’innovazione.

Dario De Martino

Nato all'ombra del Vesuvio il 18 marzo 1994, dopo la maturità classica e la laurea in scienze politiche alla Federico II diventa giornalista professionista lavorando per il "Roma", la testata più antica del Sud Italia. Sin da giovane racconta il mondo e le sue evoluzioni dall'osservatorio che definisce "privilegiato di una città unica per tanti aspetti e, seppur legata alle sue tradizioni, pronta ad adeguarsi alle nuove velocità del globo".

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