Editoriale

Scuola oltre il 15 giugno: il dibattito intorno al nulla cosmico

Non c'è un Governo, non c'è un Ministro, ma si parla di date. Tutto troppo indefinito per iniziare oggi una polemica sulla data di fine lezioni.

Si è creato uno stucchevole dibattito – in un momento storico complesso per l’Italia – sulla possibilità di prolungare le lezioni scolastiche oltre il 15 giugno. Stucchevole non perché le motivazioni del e del no non siano valide – sia chiaro – ma per la natura in cui tale dichiarazione d’intenti del Presidente del Consiglio in pectore Mario Draghi si collocano. Ossia, il nulla cosmico.

Diciamoci la verità: lascia sorpresi che uno dei primi pensieri di Draghi, a consultazioni avviate, sia stato dedicato al mondo dell’istruzione. Ma non è forse quello che tutti volevamo sentire? Centralità a un sistema che da anni registra quasi esclusivamente criticità.

Mario Draghi ha fatto sapere di ritenere indispensabile portare i docenti in classe. Colmare, ossia, quel gap di circa 200mila unità insegnanti che al momento mancano nella scuola pubblica. A margine di questo volere, di ripartire a settembre dopo due anni sicuramente difficili, la possibilità di prolungare le lezioni oltre la loro naturale data di scadenza.

Mario Draghi
Dichiarazione del Prof Mario Draghi al termine del colloqui con il Presidente Sergio Mattarella,al Quirinale. foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Non è quindi un dibattito sul merito di come abbiano o meno lavorato gli insegnanti italiani in Dad. Non è un dibattito sulle leggendarie ferie lunghe di cui i docenti godono, né tantomeno sul fatto che il lavoro in Dad dei docenti ad oggi risulti normato solo parzialmente, e per mesi non sia stato normato per niente.

Draghi, con poche parole, ha lasciato intendere la centralità del tema istruzione nel suo programma di Governo. E questo dovrebbe rallegrare gli addetti ai lavori, tutti.

Perché il macello della scuola italiana, dei posti vacanti, delle innumerevoli e estenuanti graduatorie, della mobilità bloccata dei docenti, finanche delle condizioni degli edifici scolastici è agli occhi di tutti. Non sarà una data a risolvere atavici problemi nel mondo scuola, ma ritenere il tema centrale anche durante il periodo pandemico e in fase di consultazioni è una dichiarazione di priorità che ci fa bene.

Il resto è poco più che niente. Draghi non è ancora il Presidente del Consiglio. Non ha ancora formato la sua squadra di Governo. Non ha nominato un Ministro dell’Istruzione. Non ha nemmeno ancora la fiducia delle Camere. C’è il recovery fund da gestire, una maggioranza dalle tante anime da cementificare, c’è una pandemia globale da cui uscire e una serie di settori fermi a un passo dal baratro che chiedono risposte.

Tutto troppo, per iniziare oggi una polemica su 15 giugno, 30 giugno o 15 luglio.

Enrico Parolisi

Giornalista, addetto stampa ed esperto di comunicazione digitale, si occupa di strategie integrate di comunicazione. Insegna giornalismo e nuovi media alla Scuola di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa. Aspirante re dei pirati nel tempo libero.

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