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Comuni digitali, la trasformazione della Pubblica Amministrazione accelera: il PNRR ridisegna i servizi ai cittadini

Presentata a Roma, presso la Banca d'Italia, la seconda edizione della Mappa dei Comuni digitali, realizzata da Dipartimento per la Trasformazione Digitale, Anci e Banca d'Italia. L'indagine, che ha coinvolto oltre 4.100 amministrazioni, fotografa i progressi della digitalizzazione degli enti locali, ma mette in evidenza anche le criticità ancora da affrontare: competenze, cybersecurity, integrazione dei sistemi e sostenibilità degli investimenti.

La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione italiana non è più soltanto un obiettivo programmatico o una prospettiva legata alla modernizzazione del Paese. È un processo già in corso, che sta modificando progressivamente il funzionamento degli enti locali, il rapporto tra istituzioni e cittadini e le modalità attraverso cui vengono erogati i servizi pubblici. A confermarlo è la seconda edizione della Mappa dei Comuni digitali, presentata a Roma presso la Banca d’Italia e realizzata dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale, dalla Banca d’Italia e dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci).

Il rapporto restituisce una fotografia articolata dello stato di avanzamento della digitalizzazione dei Comuni italiani, evidenziando risultati significativi sul fronte delle infrastrutture tecnologiche, della gestione amministrativa e dei servizi online. Ma, soprattutto, permette di comprendere quanto il percorso di innovazione sia ancora disomogeneo e quali siano gli ostacoli che rischiano di rallentarne il consolidamento.

La rilevazione, basata su un questionario somministrato nel terzo trimestre del 2025, ha coinvolto 4.177 amministrazioni comunali, pari al 52,9% del totale. Un campione significativo, che consente di osservare da vicino le trasformazioni in atto e di individuare le priorità sulle quali concentrare gli interventi futuri.

Il dato di fondo è incoraggiante: i Comuni stanno progressivamente superando modelli organizzativi e infrastrutturali tradizionali, investendo in tecnologie, applicativi e piattaforme digitali. La vera questione, tuttavia, non riguarda più soltanto l’introduzione degli strumenti, ma la capacità di integrarli nei processi quotidiani e renderli sostenibili nel tempo.

Infrastrutture più moderne, ma la sicurezza resta una priorità

Uno dei primi elementi che emerge dal rapporto riguarda il rinnovamento delle infrastrutture informatiche. Il 75% dei Comuni considera adeguate le proprie dotazioni tecnologiche, mentre circa tre amministrazioni su quattro hanno avviato il percorso di dismissione dei server locali.

Si tratta di un passaggio importante nell’evoluzione dei sistemi informativi pubblici. L’abbandono progressivo delle infrastrutture locali a favore di soluzioni più moderne, scalabili e centralizzate può contribuire a migliorare la gestione delle risorse, semplificare gli aggiornamenti e rendere più efficiente l’erogazione dei servizi.

La modernizzazione tecnologica, però, porta con sé nuove responsabilità. In un’amministrazione sempre più interconnessa, la sicurezza informatica diventa una condizione indispensabile per garantire la continuità operativa e proteggere dati e informazioni dei cittadini.

Ed è proprio su questo fronte che il rapporto segnala un elemento di particolare attenzione: nel 2024 un Comune su quattro ha subito almeno un attacco informatico che ha provocato disservizi.

Un dato che restituisce la dimensione concreta del problema. Un attacco a un sistema comunale non rappresenta soltanto un incidente tecnico: può compromettere l’accessibilità dei servizi, rallentare le attività amministrative, interrompere procedure essenziali e incidere sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

La cybersecurity, pertanto, non può essere considerata un investimento accessorio o una responsabilità esclusivamente affidata agli specialisti informatici. Deve diventare parte integrante della governance degli enti, attraverso procedure, formazione, monitoraggio e una gestione consapevole dei rischi digitali.

La digitalizzazione entra negli uffici e cambia i processi amministrativi

Il secondo ambito analizzato dalla Mappa riguarda l’evoluzione dei processi interni. Anche qui si registrano progressi rilevanti: oltre la metà dei Comuni utilizza applicativi gestionali dedicati per supportare le attività amministrative, con una diffusione che si avvicina alla totalità degli enti nei servizi demografici e tributari.

È un cambiamento che va oltre la semplice informatizzazione delle procedure. L’introduzione di applicativi gestionali permette di organizzare meglio le informazioni, ridurre alcune attività manuali, rendere più tracciabili i procedimenti e favorire una gestione strutturata dei flussi di lavoro.

Resta tuttavia ancora parziale la diffusione di strumenti capaci di garantire una gestione completamente digitale dei documenti e delle pratiche. La fascicolazione digitale, ad esempio, è adottata dal 27% dei Comuni per tutte le pratiche e dal 46% per alcune tipologie. Un risultato che evidenzia come la transizione verso un’amministrazione realmente digitale richieda un ripensamento complessivo delle modalità di lavoro, non soltanto la sostituzione dei documenti cartacei con file elettronici.

Il punto centrale è proprio questo: digitalizzare un procedimento non significa semplicemente trasferirlo online, ma riprogettarlo affinché sia più semplice, accessibile, trasparente e misurabile.

Un’amministrazione che utilizza strumenti digitali senza ripensare i propri processi rischia infatti di replicare le inefficienze del modello tradizionale attraverso nuove tecnologie. Per ottenere benefici concreti occorre invece intervenire sull’organizzazione, sulle responsabilità, sulla circolazione delle informazioni e sull’integrazione tra i diversi sistemi utilizzati dagli uffici.

Servizi online: il cittadino al centro della trasformazione

La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione diventa particolarmente visibile quando raggiunge il suo destinatario finale: il cittadino. La Mappa evidenzia una crescita dei servizi comunali accessibili attraverso canali digitali. I settori dell’edilizia, dell’urbanistica e della scuola rappresentano alcuni degli ambiti nei quali la disponibilità di servizi online ha raggiunto una diffusione superiore alla metà delle amministrazioni coinvolte.

Un ulteriore indicatore riguarda la possibilità di seguire da remoto l’avanzamento delle proprie pratiche: questa funzionalità è disponibile in circa un terzo dei Comuni.

È un aspetto tutt’altro che secondario: la possibilità di conoscere lo stato di una richiesta, verificare eventuali integrazioni documentali e monitorare i tempi di lavorazione contribuisce a rendere il rapporto tra cittadino e amministrazione più trasparente e meno dipendente dalle comunicazioni tradizionali.

Anche le iniziative di accompagnamento all’utilizzo dei servizi digitali mostrano segnali positivi: la quota di Comuni che promuove attività di supporto è passata dal 53% al 62%, un incremento che evidenzia una consapevolezza crescente: mettere a disposizione una piattaforma digitale non basta se gli utenti non sono in grado di utilizzarla.

L’accessibilità dei servizi, infatti, non dipende soltanto dalla qualità delle interfacce o dalla disponibilità delle funzionalità, ma anche dalla capacità delle amministrazioni di accompagnare cittadini con competenze ed esigenze differenti. La trasformazione digitale deve essere inclusiva, altrimenti rischia di creare nuove forme di esclusione proprio mentre cerca di semplificare il rapporto con le istituzioni.

Intelligenza artificiale: i Comuni guardano alla prossima frontiera

Tra gli elementi più interessanti del rapporto emerge anche l’attenzione crescente verso l’intelligenza artificiale, destinata a incidere profondamente sull’organizzazione e sulle modalità operative della Pubblica Amministrazione.

I dati mostrano una propensione particolarmente significativa nei Comuni di maggiori dimensioni. Tutti gli enti con oltre 250mila abitanti dichiarano di adottare già soluzioni di intelligenza artificiale o di prevederne l’introduzione entro i dodici mesi successivi alla rilevazione. La stessa prospettiva riguarda il 51% dei Comuni con una popolazione compresa tra 50mila e 250mila abitanti.

L’interesse è comprensibile. L’intelligenza artificiale può contribuire a semplificare attività ripetitive, supportare la ricerca documentale, migliorare l’accesso alle informazioni, facilitare la gestione delle richieste dei cittadini e offrire strumenti di analisi utili ai processi decisionali.

Ma la sua introduzione negli enti pubblici richiede attenzione particolare. La gestione dei dati, la trasparenza degli algoritmi, la protezione delle informazioni e la responsabilità delle decisioni devono rimanere elementi centrali di qualsiasi progetto di innovazione.

Anche in questo caso, la tecnologia da sola non è sufficiente. Per utilizzare efficacemente l’IA servono competenze, regole organizzative, infrastrutture adeguate e una chiara individuazione degli ambiti nei quali il suo impiego può generare un reale miglioramento.

Non sorprende, quindi, che tra gli ostacoli principali indicati dai Comuni figurino proprio la carenza di competenze tecniche e la disponibilità di risorse economiche.

Dopo il PNRR, la vera sfida è rendere strutturale l’innovazione

Uno dei passaggi più rilevanti della Mappa riguarda il futuro degli investimenti realizzati attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’83% dei Comuni dichiara di aver programmato la continuità di almeno un intervento finanziato dal PNRR. Un dato importante, perché sposta l’attenzione dalla fase di realizzazione dei progetti a quella, altrettanto delicata, della loro gestione nel lungo periodo.

Le risorse straordinarie del Piano hanno consentito a numerose amministrazioni di avviare interventi che, in condizioni ordinarie, avrebbero potuto incontrare difficoltà finanziarie e organizzative. Tuttavia, la conclusione dei progetti non coincide automaticamente con il consolidamento dell’innovazione perché una piattaforma deve essere mantenuta, aggiornata e integrata con gli altri sistemi; un servizio digitale deve essere monitorato e migliorato; le competenze acquisite devono essere conservate e sviluppate e le infrastrutture devono continuare a garantire sicurezza, affidabilità e continuità operativa.

È qui che si misura la capacità di un’amministrazione di trasformare un investimento in un cambiamento permanente, tanto è che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica e alla Transizione digitale, Alessio Butti, ha sottolineato proprio il ruolo centrale dei Comuni, definiti il primo punto di contatto tra cittadini e istituzioni. Il Governo, ha spiegato, li ha accompagnati nel percorso di innovazione attraverso gli investimenti del PNRR, piattaforme e strumenti di supporto, mentre la Mappa rappresenta una base conoscitiva per orientare le prossime decisioni e individuare le differenze ancora presenti tra i territori.

Sulla necessità di non lasciare indietro soprattutto le amministrazioni più piccole si è soffermato anche Gaetano Manfredi, presidente dell’Anci e sindaco di Napoli. Secondo Manfredi, il lavoro svolto dai Comuni per accelerare la transizione digitale e utilizzare le risorse del PNRR deve essere accompagnato da un intervento strutturale sulle competenze e sulle risorse disponibili. La priorità, ha evidenziato, è rendere sostenibili gli investimenti nel tempo, affinché l’innovazione possa diventare un diritto effettivamente garantito a tutti i cittadini.

Un tema ripreso anche dal vicedirettore generale della Banca d’Italia, Gian Luca Trequattrini, che ha richiamato l’attenzione sul ruolo della Pubblica Amministrazione come organizzazione capace di generare innovazione e contribuire alla produttività dell’intero sistema Paese. Ridurre i tempi, semplificare le procedure e digitalizzare i servizi significa, infatti, diminuire i costi per cittadini e imprese, rafforzare la fiducia nelle istituzioni e favorire gli investimenti.

La trasformazione digitale non è una questione di tecnologia, ma di organizzazione

La seconda edizione della Mappa dei Comuni digitali consegna un messaggio preciso: la Pubblica Amministrazione italiana ha avviato un percorso di trasformazione significativo, ma la distanza tra l’adozione degli strumenti e la loro piena integrazione nei modelli organizzativi resta uno dei principali nodi da affrontare.

Le infrastrutture stanno cambiando, i servizi online si stanno diffondendo e l’intelligenza artificiale comincia a entrare nelle prospettive operative degli enti. Ma per consolidare questi risultati occorre investire sulle persone, sulla formazione, sulla sicurezza informatica e sulla capacità di far dialogare piattaforme e applicativi differenti.

La vera innovazione non coincide con il numero di servizi disponibili online o con la quantità di tecnologie acquistate, ma si realizza quando un’amministrazione riesce a utilizzare queste risorse per lavorare meglio, condividere informazioni, ridurre le inefficienze e rispondere con maggiore tempestività alle esigenze del territorio.

In questa prospettiva, il superamento delle differenze tra Comuni grandi e piccoli rappresenta una delle questioni più importanti. La disponibilità di risorse e professionalità specialistiche non è uniforme e il rischio è che la trasformazione digitale proceda a velocità differenti, ampliando le distanze tra amministrazioni già strutturate e realtà con minori capacità organizzative.

La sfida dei prossimi anni sarà dunque passare dalla digitalizzazione dei servizi alla digitalizzazione dell’intero sistema amministrativo. Un cambiamento che richiede visione, continuità e governance, perché la tecnologia possa diventare una componente ordinaria del funzionamento degli enti e non soltanto il risultato di singoli progetti finanziati.

Il futuro dei Comuni digitali si giocherà, in definitiva, sulla capacità di trasformare gli investimenti in competenze, i dati in conoscenza e le piattaforme in servizi realmente utili. Perché una Pubblica Amministrazione più digitale non è semplicemente un’amministrazione che utilizza più tecnologia: è un’organizzazione che riesce a creare più valore per le persone, le imprese e i territori che è chiamata a servire.

Romolo Napolitano

Giornalista professionista dal 2011 è stato, non ancora trentenne, caporedattore dell’agenzia di informazione videogiornalistica Sicomunicazione. Ha lavorato 3 anni negli Stati Uniti in MSC. Al suo ritorno in Italia si è occupato principalmente di uffici stampa e comunicazione d'impresa. Attualmente è giornalista, copywriter e videomaker freelance. Si occupa, tra le altre cose, di tecnologie, nautica e sociale.

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