Interviste

Enzo Coppola, dall’Italia alla Spagna “perché si vive meglio”

"Tutti pensano che le ragioni per trasferirsi siano economiche. Io, personalmente, ero proprietario di 3 caffetterie di famiglia. Qui siamo stranieri e nessuni ci aspetta ma se sognate... provateci!"

Sono passati più di trent’anni da quando nelle sale cinematografiche italiane arrivò “Ricomincio da tre” e un Massimo Troisi geniale fissò in maniera cristallina il pregiudizio sul napoletano fuori dai suoi confini. “Emigrante?“. E non basterà rispondere no a tutti quelli che incrocerà sul suo cammino durante tutta la pellicola, alla fine si rassegnerà al dato di fatto che chi si allontana dall’ombra del Vesuvio lo fa per motivi economici, per necessità e non per scelta.

Enzo Coppola è un giovane imprenditore ormai trasferitosi a Valencia, in Spagna. “Il 95 percento delle persone pensa, sbagliando, che tutte le persone si trasferiscano per esigenze economiche. Nulla di più sbagliato“.

Può spiegarci da quanto tempo è in Spagna e di cosa si occupa la sua attività?
“Vivo in Spagna dal 2018. Dopo un anno e mezzo alle Canarie (Las Palmas) io e la mia fidanzata, Imma, abbiamo iniziato il tour della Spagna,e ci siamo fermati a Valencia. Sono il fondatore e amministratore della #ViaggiaConEnzo, agenzia di relocation (aiuto gli italiani a trasferirsi a Valencia) e da luglio sono fondatore e socio (insieme ad altri 2 italiani) della Yes Home España (societá di investimenti immobiliari in tutta la Spagna, isole comprese)”.

Perché si è trasferito? Esigenza o scelta?
“Bella domanda! A Napoli io – personalmente – ero proprietario di 3 caffetterie di famiglia, idem Imma, che aveva un ottimo lavoro. Noi, come tantissime altre persone,ci siamo trasferiti per la famosa qualità della vita (che poi è il mood della #ViaggiaConEnzo)”.

Cosa vuol dire vivere a Valencia da un punto di vista umano, in primis?
Disfrutar… qui in Spagna si usa questo verbo per tantissime cose, assurdo ma non c’è una traduzione vera e propria di questo termine in italiano. E già questo potrebbe far capire tantissime cose!”.

E professionale?
“Iniziamo col dire che qui in Spagna essere autonomi (per semplificare, essere autonomi equivale alla nostra partita IVA) è molto vantaggioso. I costi sono bassissimi (specialmente per i primi due anni), anche aprire la propria posizione costa poco, e per i primi tre anni si hanno delle agevolazioni. Anche per chi sceglie la strada dell’essere lavoratore dipendente e tra l’altro la mobilità è un fatto – un fatto che in Italia non esiste. Imma, la mia compagna, dopo un anno ha appena cambiato lavoro (è andata a migliorare ovviamente) e lo ha fatto per scelta, non per necessità. Potrei farle tantissimi esempi di amiche e amici che anche nel settore Food & Beverage, come commessi etc hanno avuto la possibilità di crescere, sia in posizione all’interno delle aziende, sia a livello di stipendio!

Valencia è ormai la 3 città della Spagna (inarrivabili Madrid e Barcellona, per tanti motivi) e quindi qui ci sono ottime opportunità lavorative. Aggiungo che, secondo il mio umile parere, la Spagna a differenza dell’Italia permette ancora, soprattutto ai giovani con dei sogni, di poter fare gli Imprenditori: meno tasse, meno burocrazia!”.

Le faccio una domanda provocatoria: ma se Valencia e la Spagna in generale continuano a importare italiani, non c’è il rischio che la Spagna si “italianizzi”?
“Se parliamo di Valencia sì, ci sono tantissimi italiani ma non “troppi”(anche se credo succederà nei prossimi 5 anni) mentre in altre realtà come le Canarie e le Baleari, ma anche Madrid e Barcellona, davvero ci sono troppi italiani che – ahinoi – spesso non offrono un buon esempio dell’italiano all’estero. Ed è un peccato”.

Ha mai subito discriminazioni o attacchi in quanto imprenditore italiano in terra straniera?
“Mi collego alla domanda precedente: l’unico intoppo lo abbiamo avuto alle Canarie, dove in quanto Italiani (senza “garanzie spagnole) fu molto complicato affittare casa ma, come si dice a Napoli, alla lunga… chi è buon se salva pe iss“.

Con il costo della vita alle stelle e la qualità della vita ai minimi storici, gli stipendi in involuzione e i soliti problemi noti ai più, sempre più persone sognano di emigrare. Non solo giovani, ma anche persone già mature. Cosa sente di suggerire a tutti loro?
“Ha usato il termine giusto: sognare. Io credo che, ovviamente con tantissime precauzioni anche e sopratutto economiche, a tutte le età si possa fare questo grandissimo salto, che ad essere sinceri all’inizio non è per niente semplice. Qui siamo stranieri e nessuno (giustamente, aggiungo personalmente) ci sta aspettando. Anzi, probabilmente l’attività che avete in mente esiste già. Ma nonostante ciò vi dico: provateci!”.

E se volete davvero provarci, Enzo Coppola ha promesso a tutti quelli che arrivano da quest’articolo una consulenza gratuita.

Enrico Parolisi

Giornalista, addetto stampa ed esperto di comunicazione digitale, si occupa di strategie integrate di comunicazione. Insegna giornalismo e nuovi media alla Scuola di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa. Aspirante re dei pirati nel tempo libero.

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