Interviste

Banda Ultralarga e 5G, Pasquino: “Un Paese fortemente connesso migliora la vita dei cittadini”

"Tutti i servizi a valore aggiunto a cui pensiamo quando parliamo di innovazione hanno una stessa caratteristica: richiedono la trasmissione di una grandissima quantità di dati, in poco tempo e con grande affidabilità. Affinché ciò avvenga è fondamentale che esista una solida infrastruttura di rete a banda ultralarga, ad elevata capillarità"

L’Italia potrebbe diventare un Paese avanguardistico, il primo in Europa ad avere una connessione 5G in tutto il territorio grazie ad un investimento pubblico: nelle scorse settimane sono stati assegnati tutti i lotti del bando “Italia a 1 Giga”, necessari per creare le infrastrutture utili a connettere il Paese, in particolare le zone prive di internet veloce e della banda ultralarga.

In altre parole, questo significa che in Italia nel prossimo futuro verranno strutturate nuove infrastrutture di rete per portare le connessioni mobili 5G ad elevate prestazioni e interamente rilegate in fibra ottica, in grado di garantire altissima velocità e minima latenza ovunque.

Per comprendere meglio la portata di questo progetto, ne abbiamo parlato con Nicola Pasquino, professore di “Misure per la Compatibilità Elettromagnetica” all’Università di Napoli Federico II e presidente del CT106 “Esposizione Umana ai Campi Elettromagnetici” del Comitato Elettrotecnico Italiano.

Secondo la sua previsione, come cambierà il Paese con il Piano Italia a 1 Giga e le connessioni 5G diffuse?
“Un Paese fortemente “connesso” è un Paese tecnologicamente all’avanguardia e che può offrire servizi avanzati ai suoi cittadini, il che significa realtà virtuale, aumentata, video ad altissima risoluzione, infotainment, accesso veloce alle risorse di rete. Non c’è dubbio che il cittadino voglia la banda larga fissa e mobile per poter accedere ad una sempre maggiore quantità di informazioni, in tempi sempre più brevi. Tuttavia, l’Italia può cambiare dal punto di vista tecnologico solo se cambia la Pubblica Amministrazione, altrimenti sarebbe come avere un’autostrada con tante corsie, ma vuota, senza alcun veicolo. Nella mia visione, più che previsione, l’Italia dovrebbe sfruttare la banda larga innanzitutto per semplificare e migliorare la vita dei cittadini. Gli esempi sono facili: potremmo partire dall’estendere il numero e la qualità dei servizi che la PA offre via internet, proseguire con il miglioramento dei servizi sanitari, per evitare le lunghe code necessarie per cambiare il medico di base e il tempo perso per andare a ritirare la cartella clinica dopo un intervento. Posso pensare anche al ricorso stabile al lavoro da remoto che, opportunamente regolamentato, può portare indubbi vantaggi al lavoratore e all’amministrazione o all’azienda che ne usufruisce”.

Ma quanto è realmente necessario avere connessioni ultraveloci con la tecnologia 5G e perché?
“È tanto più necessario quanto maggiore è l’avanzamento tecnologico che vogliamo realizzare nel nostro Paese. Tutti i servizi a valore aggiunto a cui pensiamo quando parliamo di innovazione, ai quali possiamo aggiungerne uno ancora più avanzato come la chirurgia a distanza, hanno una stessa caratteristica: richiedono la trasmissione di una grandissima quantità di dati, in poco tempo e con grande affidabilità. Affinché ciò avvenga è fondamentale che esista una solida infrastruttura di rete a banda ultralarga, ad elevata capillarità: la banda larga e ultralarga in fibra ottica e la tecnologia mobile 5G, appunto. Nella copertura del territorio, però, non bisogna pensare solo alle grandi città e ai distretti industriali: dobbiamo ricordare che l’Italia è caratterizzata da aree montane, borghi, aree interne, valli che costituiscono una ricchezza in termini di patrimonio artistico e culturale, oltre che una grande risorsa turistica. Forse la risorse destinate dal Governo alla copertura 5G di questi luoghi, le cosiddette aree bianche o a fallimento di mercato perché per nulla remunerative per i gestori, non riusciranno a colmare il digital divide che le caratterizza. E sarà una sconfitta per tutta l’Italia”.

L’Italia, con i fondi del PNRR, può realmente fare da apripista per l’Eurozona su innovazione e regolamentazione dell’utilizzo del 5G?
L’Italia ha grandi potenzialità e il PNRR costituirà una forte spinta all’innovazione. Tuttavia, non bastano i finanziamenti per rendere una Paese avanzato: è necessario che le occasioni si sfruttino al meglio possibile, liberandosi di vincoli strutturali e legislativi. Le faccio un esempio. L’Italia ha i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici più bassi di tutti i Paese europei, ben al di sotto dei valori suggeriti dagli organismi scientifici internazionali: parliamo di un limite fermo a 6 V/m rispetto a valori suggeriti dalle linee guida pubblicate dall’ICNIRP che variano tra 36 e 61 V/m in base alla frequenza. Limiti bassi significa che per coprire la stessa area c’è bisogno di un numero maggiore di stazioni cellulari, con un conseguente aggravio di costi per il gestore telefonico. La spesa aggiuntiva è un ostacolo evidente alla diffusione del 5G, le cui frequenze, peraltro, sono state acquistate dagli operatori con costi che graveranno ancora per molti anni sui bilanci. Ritengo sia giunto il momento di un serio confronto sul tema”.

Le sfide dell’innovazione, però, non sono terminate: a livello locale lei è il Presidente del CTS del “Digital Tech Challenge” della Regione Campania. Cosa significa lavorare sui temi dell’open innovation e della tecnologia diffusa in Campania? Quali sono le aspettative?
Digital Tech Challenge è un programma di open innovation realizzato dal Consorzio Area Tech Bagnoli e da SCAI Comunicazione che vuole connettere i fabbisogni di innovazione delle grandi imprese con soggetti che possano proporre soluzioni innovative. Come ogni programma di open innovation, è ambizioso e stimolante, perché si devono individuare proposte che abbiano un valore assoluto e che al contempo rispondano ad esigenze contingenti, che le rendano immediatamente operative sul mercato. La Campania, grazie all’impegno dell’Assessore alla Ricerca, Innovazione e Startup Valeria Fascione, ha un ruolo di primissimo piano nello sviluppo dell’innovazione e delle startup. Grazie a questo impegno politico e ai tanti progetti che nascono intorno al tema, molte delle aspettative sono già realtà: sono tante le imprese che nascono, e tante sono quelle che riescono ad andare avanti, superando le difficoltà iniziali”.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Condirettore di FMag.it

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