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La gestazione spiega le malattie sviluppate nel corso della vita: la ricerca

Ciò che accade al bambino nel corso della gestazione avrà ripercussioni in tutta la sua vita e nello sviluppo di malattie croniche dell'adulto. E ciò varrebbe, secondo una ricerca dell'Università di Cagliari, anche in riferimento alle differenti sintomatologie sviluppate con il Covid - 19.

La gestazione, si sa, è uno dei momenti più magici della vita di una donna e di una famiglia: la promessa della vita che nascerà, il futuro del nuovo nascituro che sembra tangibile, un carico di dolcezza, di novità e di sfide quotidiane si profila nella vita quotidiana. Ma la gestazione può essere altro. Secondo David Barker, medico ed epidemiologo inglese diventato famoso per la teoria che porta il suo nome (Ipotesi Barker), nel lontano 1989 fu il pioniere di una scoperta: la correlazione fra il peso alla nascita e il rischio di problemi di salute, in particolare cardiaci, nella vita futura del neonato.

L’ipotesi Barker sul ruolo della gestazione

Secondo David Barker, divenuto il padre delle teorie e degli studi sulla nutrizione materno-fetale, ciò che accade al bambino nel corso della gestazione avrà ripercussioni in tutta la sua vita soprattutto a livello della salute della persona, sullo sviluppo di malattie croniche dell’adulto e, pertanto, darebbe una spiegazione alla predisposizione dell’individuo nel contrarre determinati disturbi.

I professori Giovanna Tezza e Attilio Boner nel 2015 lo hanno spiegato in questo modo:

“L’ipotesi di Baker, infatti, ha posto le basi per lo sviluppo di teorie che hanno dimostrato un legame tra il peso alla nascita e il rischio di sviluppare durante l’età adulta ipertensione, malattie renali, diabete e obesità, tutte patologie accorpate recentemente nella sindrome metabolica.

Successivamente sono stati dimostrati legami anche con lo sviluppo di patologie polmonari, scarse difese immunitarie e malattie mentali. Pertanto l’alimentazione e lo stile di vita della madre durante la gravidanza assumono un ruolo centrale in quanto in grado di alterare lo sviluppo del feto sia da un punto di vista metabolico che non, determinando conseguenze in grado di manifestarsi anche nel lungo termine, quando il bambino sarà ormai adulto.

In altre parole, spiegano Tezza e Boner,

il feto programma la struttura, il funzionamento dei suoi organi e il suo metabolismo in relazione alle informazioni ambientali che riceve; se l’apporto di nutrienti è scarso costruirà una “macchina” che consuma poco, un “fenotipo risparmiatore”, come risposta del feto ad una necessità immediata. Se
dopo la nascita l’apporto di nutrienti diventa abbondante, si creerà una sorta di “mismatch” tra l’ambiente in cui il feto si è sviluppato e quello che ha incontrato successivamente. Pertanto l’organismo inizierà a porre le basi per lo sviluppo di malattie che si manifesteranno in età adulta.

Le condizioni ambientali e sociali successive, ossia quelle sviluppate nel corso della vita adolescenziale e adulta dell’individuo, certamente risente di uno stile di vita errato: il fumo di sigaretta, il consumo di alcolici, una scorretta alimentazione – scoprì Baker – erano presenti in modo trasversale in ogni classe sociale e in tutta la popolazione. Lo stile di vita, quindi,

aumentava le probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete mellito in coloro che nati di basso peso diventano obesi in età adulta, a dimostrazione del fatto che lo stile di vita può aggravare
uno stato di partenza già svantaggioso.

In ogni caso, adulti non obesi ma con un elevato rischio di sviluppare malattie cardiovascolari erano nati con un basso peso alla nascita.

La gestazione e il Covid 19: la ricerca

L’Università di Cagliari ha curato, con un pool di specialisti, la ricerca “Programmazione fetale di Covid-19: l’ipotesi di Barker può spiegare la suscettibilità di un sottogruppo di giovani adulti a sviluppare una malattia grave?”.

Lo studio ha colto le attenzioni della comunità scientifica locale e internazionale e verte sulla stratificazione del rischio dei giovani adulti, tra soggetti che svilupperanno una forma lieve di Covid-19 e soggetti che andranno incontro a una malattia grave: può forse l’ipotesi Baker spiegare la correlazione fra le diverse tipologie si sintomatologia sviluppate in relazione al Covid?

A rispondere alla domanda è la ricercatrice dell’Istituto di anatomia patologia dell’ateneo di Cagliari, Clara Gerosa, che nell’abstract del progetto scrive:

“Proponiamo che l’ipotesi di Barker possa spiegare la maggiore suscettibilità a forme gravi di Covid-19 nei soggetti sottoposti a restrizione della crescita intrauterina (Iugr). In questo documento vengono presentate prove che indicano un’associazione tra un basso peso alla nascita e un fenotipo adulto che potrebbe favorire un esito grave dell’infezione da Sars-Cov-2: capacità funzionale polmonare inferiore; aumento della morbilità respiratoria; alterazioni dei livelli sierici di fibrinogeno e fattore VII e disregolazione del sistema emostatico e trombotico; acquisizione di un fenotipo pro-trombotico.

E, ancora, basso numero di nefroni, con ridotta capacità di sostenere la funzione renale e aumentata morbilità renale; rimodellamento del cuore, con una funzione cardiaca meno efficiente; disfunzione endoteliale, fattore di rischio per l’insorgenza dell’insufficienza multiorgano; rimodellamento delle arterie, con alterazioni delle proprietà elastiche della parete arteriosa, predisponendo all’insorgenza e alla progressione dell’aterosclerosi; disfunzione del sistema immunitario innato, fattore di rischio per malattie immunitarie in età adulta“.

I dati della ricerca, secondo la professoressa Clara Gerosa:

“suggeriscono che i soggetti giovani e adulti nati troppo piccoli (Iugr) o troppo presto (pretermine) potrebbero rappresentare un sottogruppo di soggetti a rischio, più suscettibili alle forme gravi di Covid-19. Dato che Lbw può essere considerato un surrogato di Iugr, questo marker fenotipico dovrebbe essere incluso tra i dati clinici indispensabili raccolti in ogni paziente che si presenta con infezione da Sars-Cov-2, indipendentemente dalla sua età”.

Ciò che accade nel corso della gestazione, quindi, spiegherebbe anche i sintomi e la capacità di ammalarsi del futuro. Inoltre, agli studi risalenti allo scorso anno sulla stessa filiera scientifica di forte interesse e fascino per i ricercatori, si è appena aggiunta un’altra ricerca:

“L’argomento è interessante: riguarda l’ipotesi che la nostra suscettibilità ad ammalarci nella vita adulta dipenda da ciò che è accaduto durante la nostra gestazione, nella vita intrauterina. L’ipotesi – spiega Gavino Faa , direttore dell’Istituto di anatomia patologica dell’ateneo e già preside della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Cagliari – definita Fetal programming, origina dagli studi di un epidemiologo inglese, David Barker”.

È stato il primo a osservare, negli anni ’80, che le persone concepite in periodi di carestia andavano incontro a una maggior incidenza di infarto rispetto a persone concepite in situazioni in cui la mamma aveva ricevuto una nutrizione più adeguata – prosegue Faa – A queste prime osservazioni, sono seguite numerose conferme sulla suscettibilità a sviluppare molteplici malattie in seguito a qualcosa che sia andato male durante la gestazione, tra cui le malattie del rene, il diabete e altre ancora”.

Nell’articolo citato dal professor Faa, in via di pubblicazione su una rinomata rivista scientifica con impact factor 3.5, si ha conferma dell’intesa e di una visione condivisa tra accademia e Azienda ospedaliera. Infatti, lo studio di Ferdinando Coghe, direttore sanitario dell’Aou di Cagliari, sostiene l’ipotesi che anche la suscettibilità ad ammalarsi di tumore sia già impostata alla nascita.

Sulla base di questo lavoro, è già partito un progetto di ricerca, nel quale ogni paziente ammalato di tumore dovrà dichiarare il proprio peso alla nascita, indice dell’andamento della gravidanza. In sostanza, una perfetta sinergia tra accademia e ospedale su temi ad alto impatto clinico, medico e sociale.

La ricerca pubblicata nel 2021 dall’Eur-rev-med-pharm-sciences è stata firmata da Clara Gerosa, Gavino Faa, Daniela Fanni, Mirko Manchia, Jasit Suri, Alberto Ravarino, Doris Barcellona, Giuseppina Pichiri, Pierpaolo Coni, Terenzio Congiu, Monica Piras, Giulia Cerrone, Flaviana Cau, Francesca Ledda, Valentina Aimola, Fernando Coghe, Michele Porcu, Riccardo Cau, Germano Orrù, Peter Van Eyken, Giorgio La Nasa, Massimo Castagnola, Francesco Marongiu e Luca Saba . Il team afferisce al dipartimento di Scienze mediche e sanità pubblica dell’ateneo di Cagliari.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Condirettore di FMag.it

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