Economia

Gender pay gap, l’Europa vara la direttiva sulla trasparenza delle retribuzioni

L'Unione Europea ha approvato il mandato per avviare i colloqui con gli Stati membri sulla direttiva sulla trasparenza delle retribuzioni. Un'azione che "consentirà ai lavoratori di rilevare e provare possibili discriminazioni basate sul sesso".

A che punto è l’Europa sul gender pay gap? Mentre in Italia si persegue a pieno ritmo la Missione 5 del PNRR, quella destinata alle misure per le pari opportunità, anche con l’introduzione della norma Uni PdR 125:2022 destinata a certificare la parità di genere (monetaria, di ruolo, di opportunità di carriera) nelle aziende, il Parlamento Europeo ha da poco approvato il mandato per avviare colloqui con gli Stati membri sulla direttiva sulla trasparenza delle retribuzioni.

Il motivo è che esiste ancora un tema femminile in termini di rappresentanza, (dis)parità, livelli di carriera e di stipendi. E per questo motivo anche a livello comunitario ci si sta impegnando per superare il gender gap e il gender pay gap, con l’obiettivo di rendere pubbliche le differenze retributive (gender pay gap per l’appunto) fra uomini e donne all’interno delle aziende.

Un divario che viene spiegato dalla giornalista Lucia Francioni con questi dati:

per l’ufficio statistico dell’Unione europea, meglio conosciuto come Eurostat, il differenziale retributivo tra uomini e donne in Italia è al 5%. Per l’Osservatorio Jobpricing, invece, all’11,5%.

Con il suo dato Eurostat, che basa i calcoli sulla media delle paghe orarie nette dei lavoratori italiani, ci dice che l’Italia – in Europa – si colloca tra i Paesi migliori per quanto riguarda il Gender pay gap, dato che i peggiori attestano il differenziale al 20%. Mentre, se si considera il divario del 11,5% di Jobpriciping, che sceglie come parametro la retribuzione annuale lorda full time, l’Italia arranca in classifica. La distanza, di circa 7 punti percentuali, che fa schizzare il nostro Paese su e giù tra le classifiche europee e mondiali descrive però un’unica realtà: una sistematica discriminazione femminile sul posto di lavoro.

Cosa dire l’Unione Europea sul Gender pay gap

Secondo l’informativa pubblicata dalla Commissione Europea, per superare il gender pay gap si prevede che le aziende europee con almeno 50 dipendenti siano obbligate rendere noti i dati sugli stipendi per genere e ad affrontare qualsiasi gender pay gap esistente, con la conseguente abolizione del segreto salariale dalle clausole contrattuali.

Si tratta di una delle misure vincolanti della Strategia per la parità di genere che riguarda la trasparenza salariale (pay trasparency) volta ad abolire il gender pay gap: l”iniziativa mira ad affrontare la persistente inadeguata applicazione del diritto fondamentale alla parità di retribuzione e a garantire che tale diritto sia rispettato in tutta l’Unione Europea, stabilendo standard di trasparenza retributiva per autorizzare i lavoratori a rivendicare il proprio diritto alla parità di retribuzione.

La proposta di direttiva persegue questi obiettivi:

  • stabilire la trasparenza retributiva all’interno delle organizzazioni;
  • facilitare l’applicazione dei concetti chiave relativi alla parità di retribuzione, compresi “retribuzione” e “lavoro di pari valore”;
  • rafforzamento dei meccanismi di esecuzione.

Il superamento del gender pay gap attraverso l’applicazione del meccanismo della trasparenza salariale consente ai lavoratori di rilevare e provare possibili discriminazioni basate sul sesso. Fa luce anche sui pregiudizi di genere nei sistemi retributivi e nella classificazione del lavoro che non valutano il lavoro di donne e uomini in modo uguale e neutrale rispetto al genere, o che non apprezzano alcune abilità professionali che sono per lo più viste come qualità femminili.

Secondo l’Unione Europea, infatti

Poiché tale pregiudizio è spesso inconscio, la trasparenza retributiva può aiutare a sensibilizzare i datori di lavoro sulla questione e aiutarli a identificare differenze retributive discriminatorie basate sul genere che non possono essere spiegate da validi fattori discrezionali e sono spesso non intenzionali.

La trasparenza retributiva è quindi uno strumento essenziale per dissipare i dubbi sulla parità retributiva tra uomini e donne e per sostenere l’eliminazione del pregiudizio di genere nelle pratiche retributive. Può anche favorire il cambiamento degli atteggiamenti nei confronti della retribuzione delle donne aumentando la consapevolezza e stimolando il dibattito sulle ragioni delle differenze strutturali di retribuzione di genere.

Al di là del semplice rispetto del principio della parità retributiva, può anche costituire uno stimolo per rivedere le politiche di parità di genere più in generale a livello aziendale e promuovere una più stretta collaborazione tra datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori.

Tutti gli Stati membri devono recepire la direttiva per il superamento del gender pay gap entro 2 anni dalla sua adozione e comunicare le loro misure di recepimento alla Commissione. In linea con l’articolo 30 della direttiva, possono affidare alle parti sociali il recepimento tramite contratti collettivi.

Per valutare l’efficacia con cui questa iniziativa raggiunge i suoi obiettivi generali e specifici, gli Stati membri riferiranno sulla sua applicazione dopo 8 anni. La Commissione adotterà una relazione su tale base, sperando che non sia troppo tardi per le generazioni a venire.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Condirettore di FMag.it

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