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Ricerca: CNR, l’inquinamento acustico si misura con lo smartphone

Se finora l'unico strumento per misurare l’intensità dell’inquinamento acustico è stato il fonometro, l'esperimento di scienza partecipata condotta dal CNR ha permesso di misurare il rumore esterno che arriva nelle abitazioni degli italiani con lo smartphone

L’inquinamento acustico, da oggi, si può misurare con lo smartphone grazie al protocollo di ricerca “partecipata” condotta dall’Istituto nanoscienze e dall’Unità comunicazione e relazioni con il pubblico del Consiglio nazionale delle ricerche, dagli Istituti clinici scientifici “Maugeri” e da Arpa Piemonte, e pubblicati su PlosOne.

Di cosa parliamo? L’inquinamento acustico è una forma di disturbo spesso sottovalutato, soprattutto negli effetti a lungo termine per la salute fisica e psicologica dell’essere umano. Con l’espressione “inquinamento acustico”, infatti, ci si riferisce a tutti quei rumori di sottofondo che accompagnano la vita quotidiana: soprattutto chi vive in città, ad esempio, è ormai abituato al rumore del traffico, dei clacson e degli aerei, tanto da non farci più caso. Ma è qui che possono sorgere, a lungo andare, dei problemi di salute per le persone.

Lo smartphone al posto del fonometro per misurare l’inquinamento acustico

L’allarme sull’inquinamento acustico è stato già lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha inserito tra gli European Community Health Indicator (gli indicatori di salute della comunità europea) l’esposizione al rumore. A rientrare nella categoria di “popolazione esposta al rumore” è quella parte di popolazione costretta a subire rumori di un valore pari o superiore a 65 decibel durante il giorno, e di un valore pari o superiore a 55 decibel durante la notte.

L’inquinamento acustico, in alcuni casi, può causare una perdita parziale o totale dell’udito, contribuire ad aggravare problemi cardiovascolari come l’ipertensione, causare forte stress, ansia, depressione, aggressività, disturbi antisociali e disturbi del sonno. Negli animali, l’eccessivo inquinamento acustico potrebbe comportare il disorientamento e alla consecutiva morte del singolo esemplare e, in casi estremi, anche all’estinzione di una specie che non riesce più a condurre una vita regolare nel suo habitat naturale, ormai compromesso.

Se finora l’unico strumento per misurare l’intensità dell’inquinamento acustico è stato il fonometro, l’esperimento di scienza partecipata condotta dal CNR e dagli altri istituti scientifici ha permesso di misurare il rumore esterno che arriva nelle abitazioni degli italiani con lo smartphone, grazie a un protocollo in grado di analizzare l’associazione tra i livelli sonori misurati, il comfort individuale e i fattori sociali e ambientali del contesto sonoro di riferimento.

A partire dall’utilizzo dello smartphone, infatti, è stato possibile misurare il rumore ambientale sul territorio nazionale e associarlo alla valutazione soggettiva del benessere acustico nel momento della misurazione.

L’iniziativa, che costituisce il secondo esperimento di scienza partecipata dopo quello realizzato sulla misurazione della luce intrusiva, rientra nelle attività scientifiche legate al progetto curato dal Cnr #Scienzasulbalcone. Anche per questo studio sull’inquinamento da rumore ambientale, l’Unità comunicazione e relazioni con il pubblico del Cnr ha coordinato la campagna di comunicazione e la successiva fase di raccolta dei dati attraverso l’implementazione di un sito web dedicato, mentre una campagna di calibrazione di alcuni modelli era stata effettuata in precedenza presso i laboratori di Arpa Piemonte.

Il coordinatore della ricerca Carlo Andrea Rozzi del Cnr-Nano di Modena ha spiegato che

“Per questo progetto di Citizen Science abbiamo ricevuto in un mese 1258 misurazioni, effettuate dai partecipanti nelle proprie abitazioni e con i propri smartphone personali. La procedura ha permesso di raccogliere i dati anonimamente e di introdurre elementi di verifica incrociata della qualità dei dati raccolti, come la “misura del silenzio” (cioè la misura del livello sonoro nel luogo e nel momento più silenzioso a finestre chiuse), in grado di calibrare, grazie al lavoro svolto in precedenza in laboratorio, le misure di rumore grezze per ogni modello di dispositivo”.

Il protocollo sperimentale ideato dai ricercatori è ripetibile. “Il protocollo si può adattare ad altri contesti ambientali e l’esperienza ci dice che può essere migliorato”, conclude Rozzi. “Il metodo può inoltre essere utilizzato per monitorare eventi potenzialmente rumorosi o con scopi didattici e di sensibilizzazione ai problemi ambientali”.

Chiunque può partecipare, collegandosi al sito dedicato, per misurare il rumore ambientale che raggiunge la propria abitazione.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Condirettore di FMag.it

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