Tecnologia

Facebook perde utenti e crolla in borsa. Non lascerà l’Europa ma Zuckerberg non ha più il monopolio dei social

Per la prima volta, da quando Zuckerberg l’ha creata, la piattaforma social più famosa della storia ha perso utenti. La questione privacy e utenti pesa ma non lascerà l'Europa, almeno per il momento.

Proprio nelle ore in cui si è diffuso l’allarme – poi rientrato – relativo all’annuncio di Facebook (o meglio, della holding Meta) di lasciare l’Europa, le azioni del social network sono crollate in borsa con un tonfo del 20%.

Ma facciamo un passo indietro e chiariamo: Facebook non lascerà l’Europa, almeno non per il momento, anche se la holding societaria ha dichiarato giovedì nella sua relazione annuale alla SEC, l’autorità di Vigilanza sulla mercato azionario statunitense, “probabilmente non saremo più in grado di offrire alcuni dei nostri prodotti e servizi più importanti, compresi Facebook e Instagram, in Europa”.

Questo perché Stati Uniti ed Europa non hanno le stesse norme sulla privacy. Come approfondisce il portale Agenda Digitale, comunque “il problema sottostante è serio e colpisce tutta l’industria tech che si ciba di dati europei”. Ma cerchiamo di comprendere cosa stia accadendo realmente in Facebook.

Cosa ha scatenato il panico?

I dati economici, presentati la scorsa settimana, con cui l’azienda di Mark Zuckerberg ha chiuso il terzo trimestre 2021, erano tutt’altro che negativi: 33,7 miliardi di dollari di ricavi che si vanno ad aggiungere ai 117,9 miliardi degli altri due trimestri e che fanno registrare un aumento importante rispetto agli 85,9 miliardi di dollari dell’intero 2020. Ma, nonostante i dati economici in crescita, gli investitori, in massa, hanno venduto le azioni, dando il via alla discesa del titolo. 

Per la prima volta, da quando Zuckemberg l’ha creata, la piattaforma social più famosa della storia ha perso utenti. E infatti si è passati da 1,93 miliardi di profili attivi a 1,912 miliardi. Un dato che sembrerebbe irrilevante rispetto ai ricavi totali ma, per un azienda come Facebook, non è così. Ogni utente in più per i  social network, come per le compagnie telefoniche, fa aumentare il valore dell’azienda e la posizioni in una posizione competitiva migliore rispetto ai suoi competitor.

È l’effetto rete, è un ‘esternalità positiva tipica di alcuni settori economici. Gli investitori che decidono di acquistare le azioni delle aziende del settore del social networking, sono particolarmente attenti al numero di utenti, alla crescita e alla decrescita di questo dato. 

Facebook il social dei “boomer“?

Se ogni utente è fondamentale, per capire le scelte di Zuckerberg bisogna analizzarle alla luce di questo fattore. Negli ultimi anni, il social con il pollice alzato ha vissuto un ridimensionamento dal punto di vista della reputazione. Oggi la piattaforma principale del gruppo di Meta viene identificata come il social dei “boomer”: l’utente tipico di Facebook è ormai ultra 50enni con poca dimestichezza con il mondo dei social e con abitudini e comportamenti completamente diversi rispetto ai nativi digitali. 

Questo però non non ha cambiato molto dal punto di vista dei numeri. Facebook è ancora il social con più utenti nel mondo. In più, negli anni Zuckerberg ha applicato una strategia aziendale molto aggressiva. Ogni volta che una nuova piattaforma diventava un vero competitor ha provveduto, grazie all’enorme liquidità di cui dispone Meta, di acquisirla. Così è stato con Whatsapp e con Instagram. 

TikTok il social cinese che ha cambiato tutto

Il problema di Facebook oggi si chiama TikTok, la piattaforma che ha fatturato 34,3 miliardi di dollari nel 2020 e 58 miliardi nel 2021. Il social cinese della ByteDance è stato capace di attirare i più giovani grazie ad un interfaccia intuitiva e una semantica che ha eliminato quasi del tutto le scritte e che ha fatto dei video l’unico strumento di comunicazione. Questa volta Zuckerberg non può acquisite il competitor perché è cinese e le leggi lo impediscono.

Anche la strada della copia sembra non aver dato grandi frutti. Quando Snapchat, con i suoi messaggi a tempo che si cancellavano dopo un determinato periodo, stava diventando il mezzo di comunicazione preferita dagli adolescenti, Instagram e Facebook reagirono con le stories che riprendevano il concetto del messaggio a tempo. Questa volta gli Instagram Reels e il watch di Facebook non riescono però ad arginare l’scesa di TikTok.  

Il potere di Facebook

La caduta in borsa delle sue azioni non rappresenta di certo la fine di Facebook che è ancora una delle aziende più potenti e ricche nel mondo. Una piattaforma che è stata utilizzata per decidere elezioni, per vendere prodotti e pubblicizzare qualsiasi presentati in questa settimana, che ha deciso di espellere l’ex presidente degli Stati Uniti dal suo ambiente digitale, non chiude di certo in pochi giorni. Certo, il problema della mancanza di controllo di alcune forme violente del linguaggio.

Le lotte degli Stati per conservare la privacy dei dati di ogni utente e la crescita di nuove piattaforme sempre più performanti, sono gli ostacoli che Zuckerberg deve dimostrare di saper superare. 

In realtà, più che un problema di una singola azienda, questa crisi di Facebook è il sintomo di come i social possano prosperare solo in un sistema monopolistico. Più utenti hanno più aumenta il loro valore. Più dati gestiscono, meglio possono profilare il pubblico per le pubblicità.

La storia aziendale di Meta mostra come in questo settore per raggiungere quello che si definisce l’effetto rete le aziende hanno come obiettivo principale quello di attirare il numero maggiore di utenti e, allo stesso tempo, di non condividerli con le altre piattaforme. Proprio per questo Facebook per anni ha agito in una condizione di monopolio quasi perfetto. Un mercato nel quale acquisiva i nuovi competitor e creava barriere all’ingresso sempre più difficili da superare per chi volesse entrare. Eppure questa strategia va contro le modalità di utilizzo dei social da parte delle persone.

Il 98% degli utenti attivi su una piattaforma è presente anche su un altro social. Ad esempio il 95% degli utenti di Instagram tra i 16 e i 64 anni utilizza anche YouTube e l’84% degli utenti di TikTok hanno anche un profilo Facebook. La modalità multipiattaforma di utilizzo dei social è dunque una caratteristica tipica dei consumatori di questo settore nel quale nessuna azienda, neanche Meta, può immaginare di continuare a detenere un ruolo di monopolio.

Claudio Mazzone

Nato a Napoli nel 1984. Giornalista pubblicista dal 2019. Per vivere racconta storie, in tutti i modi e in tutte le forme. Preferisce quelle dimenticate, quelle abbandonate, ma soprattutto quelle non raccontate. Ha una laurea in Scienze Politiche, una serie di master, e anni di esperienza nel mondo della comunicazione politica.

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