Istituzioni

Mattarella è l’unica certezza

Fuori dai palazzi la crisi socio-economica, quella sanitaria e il rischio di una guerra in Ucraina alle porte dell'Europa richiedono azioni immediate: Mattarella lo sa, i leader e i loro 'sodali' evidentemente no

Sergio Mattarella è il successore di sé stesso: rieletto presidente della Repubblica con 759 voti dopo giornate di trattative che sono costate care a tutte le forze politiche. Centrodestra, centrosinistra e Movimento 5 Stelle ne sono usciti con le ossa rotte.

Il capo dello Stato, che si era detto indisponibile a un secondo mandato, ha ceduto alla richiesta dei partiti per “senso di responsabilità” e giurerà per il secondo settennato il prossimo giovedì. Fuori dai palazzi la crisi socio-economica, quella sanitaria e il rischio di una guerra in Ucraina alle porte dell’Europa richiedono azioni immediate: Mattarella lo sa, i leader e i loro ‘sodali’ evidentemente no. “I giorni difficili trascorsi per l’elezione alla presidenza della Repubblica – ha dichiarato il presidente – nel corso della grave emergenza che stiamo tuttora attraversando sul versante sanitario, su quello economico, su quello sociale, richiamano al senso di responsabilità e al rispetto delle decisioni del Parlamento. Queste condizioni impongono di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati e naturalmente debbono prevalere su altre considerazioni e su prospettive personali differenti”.

“Prospettive personali differenti”

Il messaggio è chiaro ed è rivolto agli attori principali della politica nazionale che hanno dato prova della propria debolezza e oggi si ritrovano a dover rimettere insieme coalizioni e partiti.

Centodestra

I leader destrorsi Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno inizialmente tentato di imporre una rosa di tre nomi al centrosinistra: tentativo andato a vuoto. Poi hanno deciso di rischiare e contarsi sul nome della presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati. Risultato? Il centrodestra si è spaccato e la seconda carica dello Stato non ha ottenuto voti neanche da parte del suo partito, Forza Italia. Salvini ha così deciso di tornare alla mediazione e ha esultato quando venerdì sera i leader di Pd e M5S, Enrico Letta e Giuseppe Conte gli hanno proposto di convergere su Elisabetta Belloni. I tre hanno annunciato che sabato mattina l’Italia avrebbe avuto un presidente della Repubblica donna.

Fuoco amico

Ma sul nome della direttrice generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza si è scatenato il putiferio. Il numero uno di Italia Viva Matteo Renzi ha subito bocciato il nome della Belloni, lo stesso ha fatto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Risultato? Sabato mattina si è tornati all’unica opzione possibile: il Mattarella bis.

Centrosinistra

Pd, Leu e M5S si sono ben guardati dall’esprimere ufficialmente indicazioni nominali, le prime giornate le hanno passate a votare scheda bianca. Ma tra i grillini c’è stato chi fin dall’inizio ha preferito non seguire le indicazioni e votare per Mattarella. Guai in vista per Conte che non ha chiaramente il controllo sui gruppi parlamentari. Lo stesso vale per Letta, leader fuori dal palazzo, ma non all’interno con una parte dei dem desiderosa di un passaggio del premier Mario Draghi al Quirinale e un’altra ferma sul Mattarella bis.

Draghi

L’idea che il premier venisse ‘promosso’ a Presidente della Repubblica non è stata gradita ai più fin dall’inizio. Il timore del voto anticipato da parte di senatori e deputati ha impedito che tale candidatura decollasse. Il governo resta in carica così com’è, almeno per ora. Dai partiti di ogni schieramento la richiesta di riorganizzare quantomeno le modalità di azione sono molte.

Scenari possibili

La rielezione di Mattarella mette al riparo il governo, ma per quanto tempo? La campagna elettorale per le Politiche per qualcuno è già iniziata, per altri è alle porte. Considerato che quello in carica è il governo di tutti, la campagna elettorale metterà a rischio gli equilibri interni alla maggioranza draghiana. Il M5S si ritrova spaccato tra contiani e dimaiani e potrebbe ritrovarsi nel pieno di una lotta intestina per la leadership proprio in vista del voto del 2023. Fdi e Iv sono gli unici partiti con una leadership realmente riconosciuta. Certo la forza di Renzi è nulla rispetto a quella della Meloni che coerentemente con le sue posizioni non solo resta all’opposizione di governo, ma ha anche evitato di votare per il Mattarella bis. La Lega deve ritrovare la propria centralità all’interno della coalizione destrorsa e tentare il tutto per tutto per evitare che i berlusconiani si spostino verso l’area di centro.

Un bel da fare per tutti. Unica certezza: Mattarella c’è.

Loredana Lerose

Giornalista pubblicista, laureata in sociologia. Di origine lucana, trapiantata a Napoli da più di vent'anni, appassionata di danza, teatro, letteratura e psicologia. Scrive per il quotidiano Cronache di Napoli dal 2009.

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