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Pasquino: “5G e Wi-Fi 6E: nessuna concorrenza ma coesistenza e collaborazione”

"Credo che si debba lavorare affinché i due sistemi non solo coesistano ma collaborino, per far si che non siano visti come alternativi ma complementari".

Si parla molto del 5G e delle evoluzioni del mondo della tecnologia “connettiva” e spesso c’è il rischio di fare confusione fra sistemi e tecnologie differenti fra loro per utilizzo e applicazione. Con la finalità di comprendere meglio di cosa si parla, e in che modo possano essere utilizzati il 5G, il 6G e il Wi-Fi 6E, abbiamo fatto una chiacchierata con Nicola Pasquino, professore di “Misure per la Compatibilità Elettromagnetica” all’Università di Napoli Federico II e presidente del CT106 “Esposizione Umana ai Campi Elettromagnetici” del Comitato Elettrotecnico Italiano.

Prof. Pasquino, un chiarimento: spesso si parla del 5G, ma anche della sua “evoluzione” in 6G. Ancora, qualcuno contrappone questa tecnologia al Wi-Fi 6E. Ma che differenze ci sono da un punto di vista tecnico e applicativo fra il 5G, il 6G e il Wi-Fi 6E?

“La differenza principale è il tipo di tecnologia e l’ambito applicativo. Con le sigle 5G e 6G ci riferiamo a sistemi di telefonia cellulare: il primo, introdotto da un paio di anni, sta conquistando a piccoli passi il mercato mondiale ed è destinato a sostituire in qualche anno il 4G (LTE), grazie soprattutto a due caratteristiche che lo rendono molto più performante rispetto alle generazioni precedenti, ovvero l’ampiezza di banda e i ridotti tempi di latenza. Il 6G comporterà un ulteriore miglioramento delle prestazioni, ma è ancora in fase sperimentale: ne vedremo lancio commerciale fra qualche anno. In quanto sistemi cellulari, la loro “vocazione” è quella di una copertura di lungo raggio, urbana.

Il Wi-Fi 6 e 6E sono sistemi wi-fi. Anche il Wi-Fi 6 offre potenzialità tecniche di elevata qualità in termini di banda e di latenza, il che lo rende adatto a coprire luoghi con elevata densità di utenti a cui offrire servizi ad elevato valore aggiunto; tuttavia, a causa delle limitazioni di potenza che gli apparati wifi possono emettere, esso è destinato alla copertura di aree di bassa estensione, tipicamente ambienti domestici o uffici. Con la sigla Wi-Fi 6E ci si riferisce ad una nuova versione del Wi-Fi 6 che può adottare frequenza nella banda dei 6 GHz, con un maggior numero di canali e quindi di banda disponibile: la promessa del 6E è di avere prestazioni molto migliori del Wi-Fi 6, anche se l’utilizzo di frequenze più alte rispetto al 2,4 GHz e al 5 GHz impiegate nella versione 6 ne limita il raggio di azione a cause della maggiore attenuazione che le alte frequenze subiscono durante la propagazione.

Qualcuno potrebbe pensare che il Wi-Fi 6, e ancora di più il 6E, possano essere dei diretti concorrenti del sistema cellulare 5G (e della sua evoluzione 6G), ma ritengo poco plausibile pensare ad un territorio urbano interamente coperto da celle wifi che riescano ad offrire servizi assolutamente analoghi a quelli offerti dai sistemi cellulari. Credo che si debba lavorare affinché i due sistemi non solo coesistano ma collaborino, per far si che non siano visti come alternativi ma complementari”.

La tecnologia del 5G, come già sappiamo è normata e adottata con un protocollo standard internazionale. Invece, con il Wi-Fi 6E, qual è la situazione?

Come ogni sistema che emette campi elettromagnetici, e che quindi occupa una specifica porzione dello spettro elettromagnetico, anche il Wi-Fi 6E avrà bisogno di una opportuna regolamentazione. Al momento in USA al Wi-Fi 6E sono state assegnate le frequenze nella banda dei 6 GHz ma solo per uso indoor a bassa potenza: praticamente si parla di un wifi “classico”, domestico, sebbene con prestazioni elevate. In Europa la situazione non è ancora ben definita: sembra che la banda che sarà resa disponibile per il Wifi 6E sarà circa la metà di quella assegnata negli USA.
I diversi approcci adottati nel mondo pongono forti limiti alla diffusione.

Peraltro, per utilizzare un nuovo ruoter 6E non basterà fare un upgrade firmware al router wifi 6, perché nel 6E viene usata una frequenza addizionale: sarà necessario, ad esempio, l’uso di una chiavetta usb per dotare il router della funzionalità aggiuntiva. Ma ovviamente si tratta di una soluzione non ottima. Questa è solo una delle tante questioni ancora aperte, soprattutto relative al tema della regolamentazione dello spettro e delle potenze, che a mio avviso spostano in avanti la piena diffusione del nuovo standard wifi 6E”.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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