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Pasquino: “Il 5G? Tecnologia innovativa, senza rischi per la salute”

Il 5G fra realtà e fake news: il prof. Nicola Pasquino spiega cos'è e come rivoluzionerà la vita dell'uomo... senza alcun impatto per la salute

Sul 5G ogni giorno se ne sentono di tutti i colori: è una tecnologia che può modificare il DNA e provocare tumori, con le sue onde si possono controllare le nostre menti, per installare le antenne bisogna abbattere gli alberi, sono solo alcune delle voci – in realtà, bufale – che girano sul web. E nei giorni in cui il neonato Governo Draghi dichiara di voler incidere positivamente sullo sviluppo tecnologico del Paese, ponendo grande attenzione alle potenzialità dell’innovazione tecnologica, per capire realmente di cosa si parla quando nominiamo il 5G e quali potrebbero essere i suoi effetti e le sue applicazioni, abbiamo fatto una chiacchierata con Nicola Pasquino, professore di  “Misure per la Compatibilità Elettromagnetica” all’Università di Napoli Federico II e presidente del CT106 “Esposizione Umana ai Campi Elettromagnetici” del Comitato Elettrotecnico Italiano. Che ci ha spiegato in termini semplici la portata straordinaria di questa innovazione tecnologica e dei temuti effetti sull’uomo, con il garbo e l’attitudine del docente che da anni si dedica con passione alla divulgazione scientifica, e che sul 5G ha redatto per UNCEM e AnFoV un opuscolo (lo potete scaricare qui) destinato a cittadini, amministratori pubblici e a tutti coloro che vogliano saperne un po’ di più su questa nuova tencologia.

Prof. Pasquino, che cos’è e cosa fa il 5G?

“Il 5G è comunemente definito come la quinta generazione di telefonia cellulare, ma in realtà è qualcosa in più: non si tratta solo di un’evoluzione dei sistemi cellulari ma di una tecnologia completamente nuova, che nasce con una filosofia diversa e le cui applicazioni sono straordinarie ed innovative, impensabili con i sistemi precedenti. Grazie a caratteristiche quali la maggiore ampiezza di banda e la bassa latenza, il 5G consentirà la definitiva realizzazione di quell’ecosistema che si chiama “Internet of Things” (IoT), noto soprattutto perché consente la connessione contemporanea di molte migliaia di dispositivi destinati agli scopi più disparati. La maggiore ampiezza di banda consente di trasmettere più dati contemporaneamente, arricchendo, di conseguenza, il livello informativo del canale di comunicazione. La latenza, invece, indica il tempo che trascorre fra l’invio e la ricezione di un comando: più è bassa, più i sistemi sono affidabili perché si riesce ad avere una comunicazione praticamente istantanea, con tempi di reazione infinitesimali.”

Quindi, quale rivoluzione tecnologica è possibile con il 5G?

“Lo sfruttamento congiunto delle caratteristiche citate in precedenza può rivoluzionare ogni aspetto della vita delle persone, dall’entertainment – si pensi, ad esempio, alla velocità con la quale si potrebbe scaricare un film – alla tutela della salute. Con il 5G sarà possibile effettuare operazioni chirurgiche anche a distanza. Per poter operare in sicurezza è necessario trasmettere tanti dati e con alta affidabilità: il robot comandato dal chirurgo, infatti, deve rispondere immediatamente ai comandi che gli vengono impartiti, proprio come se fosse il braccio del chirurgo. Senza la quantità di informazioni che riesco ad ottenere con la banda larga e senza la bassa latenza, un’applicazione come la chirurgia robotica a distanza non sarebbe possibile. Si pensi anche al beneficio in termini di costi sociali e sanitari che tutto ciò può comportare, riducendo i viaggi verso altri continenti, o dando la possibilità di operare in scenari critici. Credo sia chiaro che non si sta parlando di una innovazione fine a se stessa, ma con un impatto ed un vantaggio diretto sulla qualità della vita e sulla società.”

Quali altri sviluppi tecnologici porterà il 5G?

“Parliamo della realtà aumentata. Il MANN di Napoli, ad esempio, sta avviando una sperimentazione per utilizzare la realtà aumentata nel proprio museo: guardando le opere d’arte con degli occhiali particolari i visitatori potranno fruire di informazioni aggiuntive rispetto a ciò che si vede ad occhio nudo, per un’esperienza culturale e turistica totalmente innovativa. Guardando un dipinto o una statua, potremo avere automaticamente informazioni sull’autore e sulle principali caratteristiche dell’opera, senza doverle chiedere esplicitamente: saranno sovrapposte all’immagine vista attraverso gli occhiali. Pensiamo, ancora, al settore automobilistico, in particolare alle automobili a guida assistita: se tutte le auto fossero dotate di specifici sensori IoT, in caso di incidente o di pericolo imminente comunicherebbero immediatamente l’informazione fra loro, evitando situazioni rischiose e contribuendo, potenzialmente, a salvare vite. Altre applicazioni spaziano dalla telemedicina (il monitoraggio remoto delle condizioni di salute dei pazienti anziani) al remote work, alla didattica a distanza. Questa rivoluzione tecnologica si può applicare a tutto: il 5G è un’infrastruttura, che va riempita di servizi; è come un’autostrada: per ora la stiamo costruendo, poco alla volta arriveranno anche i servizi che viaggeranno su di essa.”

Prof, parliamo invece dei rischi del 5G e delle preoccupazioni che ne possono derivare. Il 5G è sicuro o no?

“Il tema dell’impatto sociale delle nuove tecnologie è ampio, perché storicamente ogni innovazione è causa di timori nella popolazione per possibili effetti negativi: è già successo con l’elettricità e addirittura con la televisione a colori. Ed è qui che entra in gioco la Scienza, a cui ci si deve affidare, con fiducia, per avere le risposte alle legittime preoccupazioni associate a questo nuovo sistema. La ricerca sugli effetti dei campi elettromagnetici va avanti da più di 50 anni, e la comunità scientifica internazionale dice che il campo elettromagnetico generato dai sistemi 5G, utilizzando praticamente le stesse frequenze di altri sistemi di telecomunicazione ben noti ed usati come il 4G, il WiFi di casa e, dal luglio 2022, il sistema televisivo, non ha un impatto sulla salute tale da giustificare paure. L’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica i campi elettromagnetici, in termini di rischio cancerogeno, allo stesso livello dell’estratto dell’aloe vera e dell’acido caffeico, ovvero nel gruppo 2B dei “possibilmente cancerogeni”. Per un confronto più ampio, si pensi che nella classe 2A (“probabilmente cancerogeni”) rientrano il consumo della carne rossa e di bevande calde oltre i 65 °C. Nella categoria 1, che riporta elementi cui è noto il nesso causale con l’insorgenza tumorale, rientrano l’alcol, il benzene, il fumo di sigaretta, il radon, i raggi ultravioletti, che sono generati dal sole, e che però ci piacciono tanto perché ci fanno abbronzare. Vede il paradosso? C’è una percezione del rischio maggiore per ciò che secondo la Scienza presenta un rischio minore, ma preoccupazione minore per l’esposizione a ciò che di certo è dannoso per l’uomo. Qual è la conclusione? Che le evidenze scientifiche dicono che il 5G è sicuro, che del 5G non ci si deve preoccupare. E aggiungo che la preoccupazione è ingiustificata anche per altri aspetti propri della tecnologia e dell’impianto normativo italiano.”

Una pagina dell’opuscolo curato dal prof. Pasquino
A cosa si riferisce? Quali caratteristiche ha il 5G in termini di “non pericolosità” per l’uomo?

“Sono le modalità stesse di emissione di potenza che contribuiscono a rendere il 5G meno impattante in termini elettromagnetici.  Esso, infatti, indirizza la potenza solo dove è richiesto. Quindi, se due persone camminano nella stessa piazza a poche decine di metri di distanza, ma una utilizza il cellulare per telefonare e l’altra no, la potenza irradiata dal 5G arriva solo al telefono attivo, cosa che non accade con l’attuale tecnologia. Con le antenne smart usate dal 5G si riesce a indirizzare la potenza vero 64 direzioni diverse. Questa modalità di irraggiamento ha come positivo effetto una riduzione sia nello spazio che nel tempo del livello di campo a cui siamo sottoposti. È peraltro vero che ci sarà un aumento del numero di antenne (altro elemento che desta preoccupazione), ma bisogna chiarire che tipicamente ad un maggior numero di sorgenti corrisponde un livello più basso di potenza irradiata da ciascuna di esse, per evitare interferenze e per rispettare i limiti di esposizione fissati dalla legge.”

Le esposizioni ai campi elettromagnetici, in Italia come nel resto d’Europa, sono normate?

“Certo. L’Italia, fin dal 1998, ha adottato un approccio estremamente cautelativo: utilizziamo da sempre, per proteggere la popolazione dalle esposizioni di lungo periodo, un valore limite di campo elettromagnetico molto più basso dei valori suggeriti dall’Unione Europea, che a loro volta già contengono fattori cautelativi. In termini semplici: in Italia siamo tutelati di più di quanto già non succeda applicando i livelli europeo. E tale tutela è diretta conseguenza dell’applicazione del principio di precauzione, espressamente richiamato nella legge 36/2001, la legge quadro sui campi elettromagnetici. Inoltre, esiste una regolamentazione fortemente vincolante per chiunque voglia attivare una sorgente di campi elettromagnetici, perché sono previsti controlli ex ante ed ex post da parte delle ARPA, le Agenzie Regionali Protezionale Ambientale, gli enti di controllo del territorio con competenza anche sui campi elettromagnetici. Prima che l’impianto sia attivato, ad esempio, attraverso opportune simulazioni si deve dimostrare che esso, insieme a tutte le altre sorgenti di campo elettromagnetico presenti nella stessa zona, non comporti un superamento del limite di legge. La legge 36/2001, poi, prevede un periodico monitoraggio dei livelli di campo elettromagnetico per garantire alla popolazione che il valore di riferimento – che nelle nostre abitazioni è fissato a 6 V/m – non venga superato. L’Italia, tra tutti i Paesi dell’Unione Europea, è quello che ha la legislazione più cautelativa sui campi elettromagnetici.”

Prof, in conclusione non c’è da avere timore…

“Direi proprio di no. Anzi, a dirlo è la comunità scientifica internazionale: non c’è prova che il 5G sia dannoso per l’uomo. E voglio ribadire che la legge impone controlli severi affinché i limiti vengano rispettati. Troppe volte sento dire che la sperimentazione del 5G serve per studiare gli effetti sull’uomo: non è assolutamente così. Le sperimentazioni promosse dal MISE, terminate nel 2020, erano di tipo tecnico, per testare le potenzialità del 5G, e non avevano nulla a che vedere con effetti biologici o, peggio, sanitari sulla popolazione.”

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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