Sociale

Startup sociali e disabilità, si procede: la nuova frontiera inclusiva del lavoro

Si riconoscono importanti sgravi fiscali e contributivi per tutte quelle imprese innovative che assumono, come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, lavoratori con disturbo dello spettro autistico nella misura di due terzi del personale.

Le startup sociali o imprese innovative che assumeranno o saranno costituite, nella proporzione di due terzi delle risorse umane, da persone diversamente abili (in particolare, con la sindrome dello spettro autistico) verranno premiate con incentivi all’investimento e sgravi fiscali.

Il Disegno di legge “Disposizioni in materia di startup sociali“, presentata dai senatori del PD Eugenio Comincini, Matteo Renzi, Davide Faraone, Laura Garavini e Simona Malpezzi e poi inserita nella giornata di ieri come emendamento del DL Fiscale, era già stato comunicato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel novembre del 2019.

«Dopo quasi due anni dalla sua nascita, la commissione Lavoro del Senato ha incardinato il disegno di legge sulle “start up sociali innovative”. Si tratta della proposta tesa a sostenere, da parte dello Stato, iniziative imprenditoriali profit che fanno dell’inclusione sociale e lavorativa di persone con disabilità e con disturbi dello spettro autistico il caposaldo della propria attività» disse il senatore Comincini ad ottobre 2021.

Un percorso lungo, sovente tortuoso, che però sembra aver finalmente prodotto i suoi frutti: una volta approvato l’emendamento, verosimilmente a partire dal prossimo anno le startup sociali che rientrano nelle caratteristiche definite nel Disegno di Legge (ammesse le successive modifiche e integrazioni), potranno tirare un sospiro di sollievo e guardare con speranza ad una nuova forma di inclusione lavorativa.

Si riconoscono importanti sgravi fiscali e contributivi per tutte quelle imprese innovative che assumono, come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, lavoratori con disturbo dello spettro autistico nella misura di due terzi del personale, come ad esempio PizzAut e Il Tortellante” ha dichiarato questa mattina la presidente dei senatori del PD, Simona Malpezzi.

L’esempio e il riferimento alle esperienze di PizzaAut e Il Tortellante non sono a caso: sono laboratori terapeutici che hanno reso possibile l’impiego per numerosi ragazzi e ragazze affetti dalla sindrome dello spettro autistico, rendendo possibile un percorso reale di integrazione ed inclusione sociale nel mondo del lavoro. Esperienze dal grande valore umano, sociale ed economico: in poco tempo, sono riusciti a scardinare la pesante esclusione sociale che spesso vivono le persone affette da questa sindrome, donando a loro e alle famiglie la possibilità di realizzarsi e di essere visti come risorsa.

Cosa prevede il DL sulle startup sociali

Sebbene vi sia la volontà di allargare la platea dei beneficiari anche ad altre forme di disabilità o di esclusione dal mondo sociale e lavorativo, la proposta sulle startup sociali nasce per dare una risposta ad un problema complesso: secondo l’ANGSA (associazione nazionale genitori persone con autismo) in Italia “sono almeno 600 mila le persone quindi famiglie interessate direttamente dall’autismo” (rapporto 1/100 persone, di contro ad esempio alla sindrome di Down che colpisce circa 1 persona ogni 1200).

Inoltre, secondo un pronunciamento del Ministero dello Sviluppo Economico, per l’ordinamento giuridico italiano sono incompatibili l’impresa sociale e la SVIAVS (startup innovativa a vocazione sociale):

La citata Amministrazione, con nota prot. 3756 del 17/03/2021 (all. 2) ha chiarito di concordare con la scrivente circa l’impossibilità, per un soggetto giuridico, in base all’attuale quadro normativo, di essere titolare contemporaneamente di entrambe le qualifiche. L’eventuale acquisizione (in presenza dei presupposti di legge) della qualifica di impresa sociale dovrà pertanto avvenire contestualmente (o successivamente) alla perdita della qualifica di SIAVS.

Questo, in altre parole, vuol dire che nonostante sia forte la vocazione sociale e la ricaduta positiva per l’inclusione sociale, l’impresa sociale non può beneficiare degli sgravi economici e contributivi destinati alle startup innovative.

La logica sottesa al presente disegno di legge è quella di favorire e sostenere la nascita e lo sviluppo di imprese la
cui attività è orientata al mercato e al profit, tenendo conto, per un periodo limitato, dei maggiori oneri e costi di un’organizzazione pro­duttiva basata sull’operatività di personale af­fetto da disturbi dello spettro autistico.

In tale prospettiva le disposizioni introdotte con la no­zione di startup sociale rispon­dono a una logica di sostegno iniziale, anche robusto, per poi affievolirsi, risultando non per­ seguibile un approccio di sussistenza e assi­stenza che invece è giustamente applicato ad altri tipi di organizzazioni, come ad esempio onlus, cooperative sociali, imprese sociali, ec­cetera”

Disegno di Legge “Disposizioni in materia di startup sociali

Nella Disegno di Legge si propone di conseguire la qualifica di startup sociale “quando l’impresa impiega per un periodo non inferiore a un anno, come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in una proporzione uguale o superiore ai due terzi della forza lavoro complessiva, lavoratori con disturbi dello spettro autistico”.

Inoltre, la startup sociale deve essere costituita da non meno di 5 anni (nel testo, 60 mesi), non deve aver distribuito utili e non deve generare un valore di produzione annua superiore ai 5 milioni di euro.

Gli incentivi

Venendo agli incentivi per le (future) startup social, si evince che “dall’imposta lorda sul reddito delle persone fisiche si detrae un importo pari al 20 per cento della somma investita dal contribuente nel capitale sociale di una o più startup sociali per cinque esercizi successivi a quello in corso alla data dell’investimento stesso”.

Non solo: l’investimento massimo detraibile non può mai eccedere i 50mila euro e deve essere mantenuto per almeno tre anni, mentre l’investimento massimo deducibile non può superare i 150mila euro.

Infine, “ai datori di lavoro è concesso a domanda un incentivo, per un periodo di trentasei mesi e nella misura del 70 per cento della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per ogni lavoratore con disturbi dello spettro autistico assunto con rapporto di lavoro a tempo indeterminato”.

Il Dl prevede un plafond di 2 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021, attinti dal Fondo per il diritto al lavoro dei disabili (arti­colo 13 della legge 12 marzo 1999, n. 68).

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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