Sociale

Neosperience, oltre l’azienda c’è l’inclusione: rifugiati diventano sviluppatori

"Crediamo che questo percorso sia indispensabile per il futuro di innovazione del nostro Paese e fondamentale per la realizzazione di un vero processo di inclusione sociale"

Neosperience, l’azienda che sviluppa “tecnologie empatiche“, apre le sue porte alla solidarietà e all’inclusione supportando il progetto Powercoders, il corso di coding per rifugiati e migranti che forma persone provenienti da aree difficili del pianeta in ambito Digital.

E lo fa attraverso la partecipazione di rifugiati e migranti ad un percorso di formazione per full stack developer che si tiene a Torino: attraverso il training on the job focalizzato su progetti di sviluppo software per clienti interni ed esterni, i beneficiari del corso apprendono competenze e professionalità molto richieste dal mercato del lavoro.

Nei giorni scorsi il primo partecipante, un adulto proveniente dall’Etiopia, sposato con un figlio, ha terminato il percorso formativo con successo ed è stato riconfermato all’interno del team Neosperience, dove continuerà ad operare nel ruolo di programmatore.

Neosperience, impresa sì ma anche solidarietà

Abbiamo accolto con entusiasmo e convinzione l’opportunità di supportare Powercoders – dichiara Dario Melpignano, ceo di Neosperience – un progetto perfettamente in linea con la visione di Neosperience, in quanto unisce valori per noi fondamentali come inclusione, lavoro, etica, formazione e tecnologia. La partnership che abbiamo avviato con Powercoders è solida e in crescita, con l’obiettivo comune di introdurre sempre più professionalità all’interno dei nostri progetti di sviluppo software. Crediamo che questo percorso sia indispensabile per il futuro di innovazione del nostro Paese e fondamentale per la realizzazione di un vero processo di inclusione sociale“.

Nato a Berna, in Svizzera, nel 2017, Powercoders vuole restituire alle persone rifugiate e migranti in Europa l’indipendenza economica, ridurre i costi dell’assistenza sociale e rispondere al bisogno di professionisti e professioniste it nel mercato del lavoro.

Il report dell’Osservatorio delle competenze digitali parla chiaro: in Italia nel 2020 si sono aperte oltre 100mila posizioni lavorative in ambito Digital, un numero in costante crescita. Eppure circa il 30% di queste posizioni rimane vacante per più di due mesi a causa della scarsità di candidati sufficientemente formati.

D’altro canto, il numero di rifugiati e richiedenti asilo aumenta ogni anno: secondo Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, gli arrivi via mare in Italia da inizio anno sono quasi 60 mila.

Molti di loro hanno un livello di formazione alto, oltre alla ferma volontà di ricominciare una vita attiva in ambito lavorativo. Per questa ragione, i progetti e le aziende che supportano il ricollocamento professionale di persone che arrivano da Paesi teatro di crisi umanitarie rafforzano la crescita economica e la coesione sociale del Paese.

Redazione

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