Impresa e Startup

Prassi UNI/PdR 121:2021, il passo avanti su impresa 4.0 e gestione dell’innovazione

"L’attuale volatilità, incertezza, complessità, ambiguità dei mercati globalizzarti e del paradigma 4.0 impongono un ulteriore salto di qualità, ovvero saper gestire l’innovazione per generare valore per tutti".

Nei giorni scorsi è stata pubblicata la prassi UNI/pdR 121:2021 relativa all’impresa 4.0 e la gestione dell’innovazione nelle PMI e nelle Reti di Imprese. Un documento necessario per regolamentare, da una parte, e rendere più gestibile, dall’altra, l’ecosistema dell’innovazione che ha subito un’impennata dopo la congiuntura pandemica.

La prassi UNI/pdR 121:2021, infatti, fa riferimento ai principi e alle definizioni relative alla gestione dell’innovazione, già contenute nella UNI EN ISO 56000 e nella UNI EN ISO 56002 e alle tecnologie abilitanti dell’impresa 4.0.

Di cosa parliamo e perché questo documento è così importante? Il documento, scaricabile liberamente sul sito UNI, è stato realizzato in collaborazione con l’Associazione Nazionale Professionisti Reti d’Imprese (ASSINRETE), il Cluster Nazionale Fabbrica Intelligente e l’Università degli Studi Guglielmo Marconi, e si pone l’obiettivo di indirizzare e supportare le PMI nei processi di gestione dell’innovazione, valorizzando il modello delle Reti di Impresa.

Prassi UNI/Pdr 121:2021, uno sguardo verso gli ecosistemi del futuro

“A livello mondiale, tutti riconoscono che innovare è un fattore determinante per il successo, la competitività, il progresso e la sopravvivenza delle imprese […].

A livello europeo ci si confronta sull’importanza di perseguire un modello di produzione che rafforzi sempre di più ruolo e il contributo dell’industria alla società, superando un’errata visione dell’industria che punti principalmente all’efficienza e alla produttività.

Mettere il benessere del lavoratore al centro del processo produttivo e utilizzare le nuove tecnologie per fornire prosperità al di là della crescita, nel rispetto dei limiti produttivi del pianeta, è l’obiettivo da raggiungere per generare valore sostenibile.

Ciò sarà possibile rafforzando e completando il modello produttivo di industria 4.0, che già sta generando un cambiamento fondamentale nel modo di produrre delle imprese, mettendo la ricerca e l’innovazione al servizio della transizione verso un’industria sostenibile, incentrata sull’uomo e resiliente”.

Inizia così il documento contenente la prassi UNI/pdR 121:2021, ricalcando il bisogno – fondamentale, necessario, veritiero – di ripensare il mondo imprenditoriale finora conosciuto, con un invito ad abbandonare le sterili logiche capitaliste e di mercato ed incentrare l’ecosistema sulla generazione del valore, finanche per uscire dall’individualismo cui soffre spesso il tessuto produttivo nostrano.

Una sfida per il futuro e per avvicinarsi al concetto di Industria 5.0, un approccio che ha già preso piede in Europa e che si può riassumere negli obiettivi comunitari del creare “un’economia a servizio delle persone“, “il green deal europeo” e, infine, “l’Europa pronta per l’era digitale”.

Cosa c’entra tutto questo con la prassi UNI/pdR 121:2021? C’entra eccome. Perché al centro di questa visione vi è l’adozione di un approccio incentrato sull’uomo per le tecnologie digitali, compresa l’intelligenza artificiale; la riqualificazione dei lavoratori europei, in particolare delle competenze digitali; industrie moderne efficienti sotto il profilo delle risorse della sostenibilità per favorire la transizione verso l’economia circolare; un’industria globalmente competitiva il leader mondiale, accelerando gli investimenti in ricerca e innovazione.

Se, allora, “le imprese dovranno quindi adoperarsi sempre più per soddisfare 17 obiettivi di sviluppo sostenibile definita l’organizzazione delle Nazioni Unite come strategia per ottenere un futuro migliore e più sostenibili per tutti” va da se che è necessario ripensare e immaginare un nuovo modello di innovazione e di impresa.

Le Reti di Impresa come chiave per lo sviluppo

La prassi UNI/pdR 121:2021 analizza con dettaglio il tessuto delle piccole medie imprese italiane, riconoscendone a livello mondiale la creatività e qualità dei prodotti, fulcro della storia di ogni singola impresa. Ma pone un allarme, un avviso: “l’attuale volatilità, incertezza, complessità, ambiguità dei mercati globalizzarti e del paradigma 4.0 impongono un ulteriore salto di qualità, ovvero saper gestire l’innovazione per generare valore per tutti”.

In che modo, dunque?

“Le forme di cooperazione integrazione tra imprese assumono quindi una sempre più grande rilevanza poiché, attraverso la condivisione di idee, risorse di esperienze, consentono alle aziende di piccole medie dimensioni di migliorare la propria competitività e accedere a mercati tradizionalmente riservate alle sole grandi imprese, ampliando l’offerta commerciale complessiva e partecipando in modo attiva gli ecosistemi.

Questo gap delle PMI può essere sicuramente colmato con il modello organizzativo della rete d’impresa in base al quale l’impresa, pur mantenendo la propria indipendenza, autonomia e specialità, può realizzare progetti obiettivi condivisi, nell’ottica di incrementare la capacità innovativa, la competitività sul mercato, della sostenibilità duratura”.

Le tecnologie 4.0, allora, sono da ritenersi come “tecnologie abilitanti” per connettere innovazione di prodotto, di processo, organizzative e modello di business. L’attuale contesto di Impresa 4.0, se da un lato offre nuove e più grandi opportunità alle aziende, dall’altro genera anche delle barriere all’ingresso per le imprese con risorse limitate, che possono contribuire a ritardi aggiuntivi in termini di tecnologia e produttività. 

Verificare costantemente la maturità del modello organizzativo funzionale al processo di gestione dell’innovazione in ambito 4.0 permette in fase iniziale di avere un quadro di riferimento dei gap da tenere in considerazione per la sua adozione in fase di implementazione, avere la consapevolezza delle azioni intraprese per soddisfare gli obiettivi stabiliti nel rispetto di vision, politiche strategie attuate.

L’aderenza strutturale posizionamento il modello proposto rispetta i principi generali di gestione dell’innovazione e condizione necessaria per la generazione di valore aggiunto sia per singole PMI che per reti di imprese, per la definizione dello sviluppo di obiettivi, per un proficuo sviluppo organizzativo, per un miglioramento continuo e per un incremento visivo nelle caratteristiche di efficacia, efficienza, flessibilità e affidabilità.

In tal senso le reti di impresa fra le PMI riusciranno a diventare competitivi rispetto ai propri concorrenti mediante differenziazione delle attività e promozione di attività maggior valore umano, sociale e ambientale.

Nel documento dove vengono descritti quindi i modelli di aggregazione per l’innovazione maggiormente rappresentativi presenti in Italia e le metriche di misurazione degli stessi. Per saperne di più, UNI organizza un webinar il prossimo 1 dicembre dalle ore 16.00 alle 17.30.


Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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