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Gender gap, nasce osservatorio su corretta valorizzazione femminile nel PNRR

Torniamo a parlare di Gender gap e di osservatori: dopo la notizia della nascita dell’Osservatorio sulla condizione femminile promossa dal W20, questa volta l’iniziativa riguarda la corretta (e necessaria) valorizzazione femminile nelle politiche e nelle misure del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

L’iniziativa è stata messa in piedi da Associazione Donne 4.0 che si pone l’obiettivo di verificare a tutto tondo e costantemente l’attenzione al tema del gender Gap nell’implementazione del Piano.

Perché un osservatorio sulla valorizzazione femminile

“Il PNRR rappresenta una occasione unica per l’Italia per diventare un Paese moderno e innovativo. Un Paese sostenibile, inclusivo, efficiente e digitale che possa offrire prosperità ed equità a tutti i suoi cittadini. Le tecnologie sono il cuore della transizione digitale che sta ridefinendo il futuro del Pianeta. Alla costruzione di questo futuro manca però un tassello fondamentale: una adeguata presenza e valorizzazione delle donne, una miniera di talenti su cui investire per accelerare il cambiamento e per azzerare il digital gender gap” spiegano le organizzatrici.

L’osservatorio farà le sue valutazioni sulla base degli indicatori più importanti (Key Performance Indicators) individuati fino ad oggi dall’Associazione Donne 4.0 per monitorare l’impatto positivo del PNRR sull’occupazione femminile in ambito digitale: l’azzeramento, entro il 2026, del gender gap per l’accesso ad internet e l’azzeramento del divario di genere nelle competenze digitali di base, senza cui non può esserci partecipazione attiva e protagonismo civile e sociale delle donne; l’inserimento di una clausola di condizionalità nei bandi con quote del 30% di donne nelle assunzioni del Pnrr relative a progetti di investimento nel digitale.

“Il World Economic Forum nel Global Gender Gap Report 2020, infatti, stila una classifica del divario di genere in 153 paesi ed evidenzia che, ad oggi, questo divario non è stato chiuso in nessuno Stato al mondo. L’Italia tristemente occupa la 76 esima posizione in questa classifica” si legge nel Manifesto.

“Noi della Community Donne 4.0 crediamo che le tecnologie siano leve strategiche nella crescita personale e professionale delle donne e che possano accelerare la chiusura del divario di genere. Ad oggi però, sono ancora poche le donne che ricoprono ruoli tech nelle funzioni aziendali. Secondo un recente studio europeo, solo il 17% degli specialisti tech sono donne e solo il 34% dei laureati STEM (Science, Technology, Engineering, Math) sono donne. Il problema di una scarsa rappresentanza femminile nel settore tech è da ascriversi al retaggio della scuola primaria e secondaria, in quanto nel corso della loro educazione iniziale le ragazze non sono supportate o consigliate a intraprendere lo studio di discipline STEM”.

Un focus sul Gender Gap

La Comunità Europea ha creato un indice di “divario di genere” (i.e. gender gap index) e l’indice per il 2020 sta rilevando gli effetti della digitalizzazione sulla vita lavorativa di donne e uomini. L’indice rivela come le donne risultino sottorappresentate nelle nuove tecnologie e non siano sufficientemente presenti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, delle start-up digitali e dei prodotti ad alta tecnologia. Dobbiamo favorire con strumenti formativi di up-skilling e re-skilling la presenza delle donne nello sviluppo di queste piattaforme tecnologiche” continuano.

Ma non solo: “Risulta fondamentale che le donne possano accedere a un più ampio spettro di prospettive in tutto il settore tecnologico, specialmente nelle funzioni di leadership per incoraggiare una maggiore diversità e per garantire la creazione di soluzioni e tecnologie create da una pluralità di persone portatrici delle più varie esperienze di vita. […] Si stima che le donne che lavorano nel settore tech guadagnino il 19% in meno degli uomini. Si tratta di offrire alle donne pari opportunità nelle carriere STEM”.

L’Osservatorio sul Gender Gap 4.0 si concentrerà, fra l’altro, sulle misure premiali nei bandi PNRR per imprese ed enti che certifichino la presenza del 35% di donne nei team di creazione e sviluppo di progetti digitali; l’incremento, entro il 2026, dell’occupazione delle donne nel settore Ict al 35% e il raggiungimento della parità, ovvero il 50%, entro il 2030; il raggiungimento, entro il 2026, del 45% di donne presenti nei Cda di imprese quotate.

Ancora, il 40% di donne nei Cda di imprese private e pubbliche non quotate e il 35% di donne in posizioni apicali, per riconoscerne concretamente l’autorevolezza nei contesti decisionali – pubblici e privati – del mondo digitale; il raggiungimento di una quota del 45% di donne nei tavoli decisionali per la creazione di piattaforme di smart cities, smart economy e smart environnement e la certificazione di genere obbligatoria nelle aziende tecnologiche.

Nonostante il G20 abbia sottolineato l’importanza del Women Empowerment per accrescere il talento e la leadership delle donne, in Italia il digital gender gap è tutt’altro che colmato: il World Economic Forum ci inserisce solo al 63esimo posto nel Gender Gap Report 2021 su 156 Paesi”, ha dichiarato Darya Majidi, imprenditrice tech e Presidente dell’Associazione Donne 4.0.

“L’Italia è al penultimo posto in Europa per l’occupazione femminile, che è del 20% più bassa rispetto a quella maschile. Solo il 28% dei manager è donna. E solo il 16% delle donne ha accesso alla formazione Stem, contro il 35% degli uomini. L’azzeramento del digital gender gap è una priorità da affrontare celermente per evitare che le donne siano confinate in ruoli e settori economici tradizionali, meno remunerati e non trainanti per l’innovazione e la competitività del Paese” conclude Majidi.

Redazione

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