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Bambini, adolescenti e dispositivi digitali: quando lo schermo può frenare lo sviluppo emotivo

"Le nuove tecnologie possono incidere sulla capacità di regolazione affettiva, ossia sulla capacità che ci permette di regolare i nostri vissuti e le nostre emozioni come ansia, stress e gli stati di disagio. La capacità di regolazione affettiva è una conquista fondamentale nello sviluppo".

Nell’era dell’iperconnessione, della velocità di informazioni che viaggiano in rete e della costante esposizione del privato sui social, restare soli con se stessi e rielaborare pensieri ed emozioni è sempre meno semplice. Ma è necessario riuscire a ritagliarsi spazi di rielaborazione di ciò che si vive offline e di ciò che si sente, perché in fondo, uno schermo è come la porta di casa, non puoi lasciarla costantemente aperta. 

L’utilizzo di internet e dei social influisce ed influenza la crescita di bambini e adolescenti incidendo sullo sviluppo cognitivo e sullo sviluppo psicoaffettivo. Promuovere l’utilizzo consapevole dei canali online più utilizzati dalla generazione Z come Instagram, Facebook, Telegram, Tik Tok è fondamentale per sostenere un sano sviluppo emotivo.

A parlarne con F-Mag è la dott.ssa Ilaria Giordani, psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta che nel lavoro portato avanti con l’associazione Esplosivamente promuove nelle scuole l’utilizzo consapevole di internet. 

Dottoressa, in che modo internet e le nuove tecnologie incidono sullo sviluppo evolutivo? 
Partiamo col dire che le nuove tecnologie possono incidere sulla capacità di regolazione affettiva, ossia sulla capacità che ci permette di regolare i nostri vissuti e le nostre emozioni come ansia, stress e gli stati di disagio. La capacità di regolazione affettiva è una conquista fondamentale nello sviluppo. Sempre più spesso gli adulti dinanzi al pianto di un bambino tendono a mostrargli un cartone utilizzando un iPad o uno smartphone al fine di tranquillizzarlo. Ma così facendo il piccolo non impara a risolvere il proprio disagio attraverso la rilettura che il genitore fa dell’emozione da lui provata, al contrario viene distratto da ciò che sente e che per questo resta un’emozione sconosciuta e irrisolta. Questo può essere un fattore di rischio per lo sviluppo di dipendenze proprio perché per riorganizzarsi emotivamente si ricorre ad un oggetto esterno”.

Quindi un cartone sull’iPad per calmare un bambino non è consigliabile?
Se questa fosse una modalità costante di gestione emotiva rischierebbe di diventare un elemento fortemente dannoso per lo sviluppo del sé. Tra i genitori ci sono varie correnti di pensiero. C’è chi dice cartoni sull’iPad mai(!). Ma la vera questione è come e quanto si usano gli strumenti tecnologici. Se l’uso non diventa automatico e costante, ma riguarda solo un momento di rilassamento utile al bambino è difficile abbia un impatto negativo sullo sviluppo, anzi potrebbe essere utile ad aprirsi a nuove potenzialità. Con l’avvento dei social e internet le interazioni all’interno delle famiglie sono cambiate ed è sempre più frequente ritrovarsi in spazi familiari condivisi dove ognuno è da solo: in salotto, o nelle proprie stanze, dopo cena con lo smartphone in mano. In questa posizione non ci sono solo i giovanissimi, ma anche gli adulti”. 

Ilaria Giordani | F-Mag Bambini, adolescenti e dispositivi digitali: quando lo schermo può frenare lo sviluppo emotivo
La dott.ssa Ilaria Giordani

Parlando di adolescenti, quali sono gli effetti di un utilizzo smodato di internet e dei social sulla loro personalità? “Uno dei principali obiettivi di sviluppo in adolescenza è la costruzione dell’identità che comprende non soltanto ciò che siamo, ma anche come pensiamo di essere, come vogliamo ci vedano gli altri e come pensiamo di essere visti, ossia il ‘Sé sociale’. Utilizzando i canali social gli adolescenti si presentano agli altri e il modo di essere percepiti dall’altro viene amplificato e costantemente restituito dalla rete dove i contenuti sono persistenti e vanno a consolidare una narrazione fissa nei processi di costruzione dell’identità. Per contro sappiamo che dimenticare per poter cambiare fa parte del processo di sviluppo, i ricordi non sono rigidi, ma vengono rimaneggiati. In rete questo non accade e la narrazione di te ti viene continuamente riproposta dagli altri e questo può diventare un limite nello sviluppo identitario”.

Significa che vita online e vita offline non corrispondono?
“Non sempre. Alcuni studi dimostrano che chi è più popolare in rete lo è anche nella vita reale. Non bisogna demonizzare l’utilizzo della rete ma farne un uso consapevole. L’amplificazione degli spazi possibili offerta dalla rete può avere un impatto negativo soprattutto nel caso di persone che hanno basi narcisistiche fragili. E’ possibile dire che l’intelligenza artificiale interagisce con le peculiarità del mondo interno adolescenziale e può rappresentare potenzialità di sviluppo o alterazioni stabili”.

E questo da cosa dipende?
“La differenza è soprattutto nell’impatto di quello strumento con quella determinata struttura del sé, più o meno fragile e più o meno sicura che, semplificando, si forma sin dalle primissime fasi nell’interazione con chi si prende cura di te (caregiver). Questi processi sono mattoni fondamentali nella struttura del sé il cui rimaneggiamento avviene nell’adolescenza con lo sviluppo fisico, con le nuove potenzialità del pensiero e con la sperimentazione di Sé nel mondo con i pari. E’ in questo momento che le fragilità possono venire fuori”.

In che modo?
“In rete i confini tra sé e l’altro, tra mondo reale e virtuale, tra i vari ruoli identitari sono confusi e possono essere costruiti ad hoc. Quando la struttura narcisistica è fragile queste stesse caratteristiche intrinseche alla rete possono essere dei fattori di rischio per lo sviluppo di patologie. Ci sono studi che sostengono che la rete favorisca un procedimento mentale basato sulla soddisfazione immediata, sul principio di piacere. La generazione Z non è abituata ad aspettare, risolve la noia attraverso l’online, spesso parla di sé attraverso mediatori di comunicazione. Questo è un dato di fatto che entra come tale nei processi di sviluppo. Ma ad esempio se un adolescente non riesce a tollerare uno stato di noia e per risolverla deve immediatamente collegarsi alla rete è inevitabile che col tempo non riesca più a gestire gli stati emotivi senza il supporto di strumenti esterni”.

Si può parlare di dipendenza da internet?
“Nell’ultima versione del DSM 5, il Manuale diagnostico dei disturbi mentali, la dipendenza da internet è stata inserita in appendice come disturbo da approfondire e da studiare, non è ancora tra i disturbi codificati. Ma ha le caratteristiche di qualsiasi altro disturbo legato alle dipendenze: l’uso massiccio di internet, dei social e del gioco online diventano lo strumento a cui ricorrere per stare bene”.

Cosa possono fare gli adulti per evitare la strutturazione di una dipendenza?
“Di solito quando si rendono conto dell’utilizzo esagerato dello stare online, i genitori tendono a togliere ai figli gli strumenti di connessione. Se la reazione che si scatena è di aggressività, di rabbia fuori dal normale, se il ragazzo/a perde il controllo di sé, nel genitore si deve attivare un campanello di allarme e bisogna ricorrere all’aiuto di esperti: prima si interviene maggiori sono le possibilità di un intervento efficacie in un tempo più breve”. 

Quindi la rete in adolescenza può essere intesa come unico luogo di conferma di sé?
“Più sei una persona sicura e meno sei dipendente dal bisogno dell’approvazione dell’altro. La rete incide sulla percezione che hai di te e dei tuoi coetanei, hai sempre un occhio sulla vita degli altri che possono sembrarti più felici e con una vita migliore della tua. Questo può incidere sul tono dell’umore. In rete incontri persone che non sempre conosci nella vita reale e questo può esporti ad una grande socialità ma anche ad alcuni rischi. Non si tratta solo del pericolo di adescamento. Faccio un semplice esempio: noi ci presentiamo all’Altro attraverso il nostro corpo, il primo campo di interazione è questo. Online pubblichi foto, un corpo che si vede, ma è un’immagine statica, un fermo immagine che non esprime ciò che sei o che è l’altro. Nell’incontrarlo può succedere di trovarsi di fronte una persona che è diversa da quella che pensavi perché l’immagine che la rete ti rimanda non è fatta di movenze, espressioni, gesti e la delusione è dietro l’angolo. Non c’è chat che possa trasmettere le sfumature emotive di una persona, non bastano le emoticon”.

 Cosa rappresenta lo smartphone per gli adolescenti di oggi?
“Lo smartphone in questo periodo di pandemia ha rappresentato l’unico modo di mantenere una vita sociale, l’unico spazio altro rispetto alla famiglia per gli adolescenti. Il telefonino è come un diario segreto, ma l’ampiezza di internet è infinita. Potenzialità e rischi viaggiano insieme e il prevalere degli uni o degli altri dipende da molte variabili, in primis dalla sicurezza o meno dei legami di attaccamento. Ai genitori come sempre resta un difficile compito: trovare un equilibrio tra protezione del figlio/a, rispetto della sua privacy e del suo bisogno di esplorazione”. 

Loredana Lerose

Giornalista pubblicista, laureata in sociologia. Di origine lucana, trapiantata a Napoli da più di vent'anni, appassionata di danza, teatro, letteratura e psicologia. Scrive per il quotidiano Cronache di Napoli dal 2009.

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