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Molto più di un’influencer: Fashion Dea e il #ProgettoBellessere per l’empowerment femminile

"Corriamo per essere sempre brave mamme, brave mogli, brave lavoratrici. Insomma, spesso le donne finiscono di dimenticarsi di se stesse. Credo questa sia la fragilità maggiore: la paura di non sentirsi mai se stessa. Cerchiamo modelli perfetti che non esistono"

Adelaide Caiazzo, più conosciuta come Fashion Dea, è l’influencer napoletana ideatrice del #ProgettoBellessere che punta a supportare tutte le donne che hanno bisogno di essere motivate nel percorso di ‘riconquista’ di se stesse, del loro benessere fisico e mentale. A parlare con F-Mag di questo ambizioso progetto di empowerment femminile è proprio Dea, ma attenzione: il #ProgettoBellessere va oltre l’apparenza.

Si parla di sostenere donne ‘incompiute’, fragili, che non possono ‘risolversi’ solo con trucco e parrucco. Donne profondamente sole, al di là dello status quo, in cui probabilmente non crede più nessuno. E perfino quelle bellissime da copertina soffrono con le insicurezze e sono fragili: del resto al bello ci si abitua e, quindi, anche loro risentono dell’essere ormai pensate come ‘normali’, nella media.

Com’è nata l’idea di #ProgettoBellessere?

“E’ nata in modo spontaneo. Chi mi seguiva sui social spesso mi ha chiesto come faccio a mantenermi così in forma e da lì ho iniziato a raccontarmi a partire dal ‘trucco e parrucco’. Da lì non mi sono più fermata, mi occupo di empowerment femminile da sempre consapevole del fatto che c’è sempre un mondo dietro ad una donna che vuole cambiare. Sono una sostenitrice accanita delle donne ed è per questo che mi interessava creare un progetto che non si occupasse solo dell’involucro, anche se dico sempre che l’abito fa il monaco, ma anche di sostegno psicologico. Non è un caso che i miei partner siano professionisti in diversi campi, il nostro progetto è multidisciplinare”.

Tutto è nato dai social che ancora oggi, per molti, sono appannaggio delle giovanissime…

“Non è così, ormai abbracciano tutte le fasce di età, chiunque abbia un business non può prescindere dai social, io mi ci sono ritrovata quando facevo la consulente d’immagine, sono stata una pioniera con il profilo @fashion_dea. E’ chiaro che non bisogna mitizzarne l’utilizzo inconsapevole o pensare che siano la soluzione ad ogni problema, ma se ben utilizzati professionalmente possono servire. Inoltre con la pandemia sono diventati uno strumento prezioso per molte attività lavorative”.

Pensando a #ProgettoBellessere e alle donne che ha incontrato, quali crede siano i punti deboli più comuni e quali i punti di forza?

“Non so se i tempi cambiano veramente. Le donne, anche per una questione genetica, hanno una serie di fragilità e insicurezze. Alcune maturando riescono a stemperarle, mentre altre, che hanno percorsi più complicati, se le portano dietro. Sicuramente c’è il timore che l’impegno dell’accudire coincida con il dimenticare noi stesse. Corriamo per essere sempre brave mamme, brave mogli, brave lavoratrici. Insomma, spesso le donne finiscono di dimenticarsi di se stesse. Credo questa sia la fragilità maggiore: la paura di non sentirsi mai se stessa. Cerchiamo modelli perfetti che non esistono. Parte della responsabilità è dei social che da un lato facilitano la comunicazione, ma dall’altro creano modelli irraggiungibili e finti. Purtroppo una fruitrice dalla personalità meno strutturata che vede donne e vite perfette, finisce col sentirsi più piccola. Il nostro compito è aiutarle a rimettersi in piedi e trovare la grinta per affrontare tutto”.

Madri, mogli, professioniste: parliamo di parità. Che pensa del fatto che le donne siano ancora sottopagate, sottostimate e costrette a scegliere chi essere?

“Questa è la storia più vecchia del mondo, siamo da sempre in corsa per riappropriarci dei nostri diritti. Mi fa strano ed è triste doverlo dire, ma almeno noi che siamo nella parte fortuna del mondo, dovremmo sottolinearlo più spesso, e batterci forse di più e meglio, perché siamo ancora troppo lontane dalla parità”.

Altri progetti in cantiere?

Tanti. Per ora sono partiti tutti i corsi: empowerment, personal stylist, custom course e armocromia. Ma Il mio fiore all’occhiello è empowerment, per aiutare le donne a trovare migliore versione di sé, un cambiamento con supporto psicologico per sette settimane. E’ un progetto in crescita, stiamo affiliando tutti i lavoratori del ‘bellessere’ da medici professionisti ai parrucchieri ai make-up parties che possono presentarsi, iscriversi sul nostro sito e avere una bella vetrina. La clientela così potrà trovare, per esempio indicazioni su un parrucchiere in qualsiasi città italiana. Inoltre speriamo di poter riprendere presto con gli eventi considerato che l’ultimo è precedente alla pandemia. Se tutto andrà bene, magari in primavera riusciremo a farlo. Infine sto sponsorizzando il mio secondo libro che è a metà tra un diario e un manuale di stile in cui la lettrice può trovare dritte e consigli utili”. 

Loredana Lerose

Giornalista pubblicista, laureata in sociologia. Di origine lucana, trapiantata a Napoli da più di vent'anni, appassionata di danza, teatro, letteratura e psicologia. Scrive per il quotidiano Cronache di Napoli dal 2009.

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