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Recovery Social Free: come rendere possibile una nuova economia circolare

È possibile immaginare una nuova economia circolare, una moneta che sia differente da quella “ordinaria”, un innovativo modello economico 5.0 che parta dai borghi d’Italia? E se si, come questa può innestarsi nella quotidianità di cittadini, istituzioni e imprese? La redazione di F-Mag ha colto la possibilità di fare una chiacchierata con l’economista Guido Grossi, con la Presidente Nazionale UPI Italia Alessia Ruggeri e con il coordinatore nazionale di UPI Gaetano Santoro che, al Jazz Inn Festival 2021, hanno presentato il progetto “Recovery Social Free” un circuito pubblico di credito reciproco.

Allora, di cosa parliamo quando diciamo “Recovery Social Free”?
(Santoro) “Oggi noi abbiamo dato i natali a un un’idea programmatica che deve confluire in tutta la regione, perché è importante spingere e condividere e dare il supporto massimo come associazione di categoria per poter realizzare quello che abbiamo voluto battezzare recovery social free. Si tratta di un sistema di compensazione economica, di uno strumento di compensazione così come già deliberato dalla Regione Puglia, dalla Regione Abruzzo, dalla Sardegna e in linea di arrivo anche in Sicilia, che si può gestire attraverso un’operazione sociale di moneta circolare con uno strumento di compensazione sia dal punto di vista della tassazione ma anche dal punto di vista del rapporto fra le famiglie e la spesa giornaliera”.

In che modo?
(Santoro) “Attraverso un 20% di rapporto di compensazione che è stato regolamentato dall’Agenzia delle Entrate, codificando qual è il livello di compensazione. Le normative in atto permetterebbero all’Italia di avere una moneta circolare, appunto il Recovery Social Free, una moneta sociale che si attiva all’interno dei popoli delle regioni che decidono di partecipare al progetto. In questo modo si potrebbe arrivare quasi allo stesso meccanismo economico del recovery, cioè 140 miliardi di euro, e questo potrebbe essere una grande funzione all’economia delle famiglie e delle imprese per la rinascita di un’Italia che dal nostro modestissimo avviso in questo momento è sotto attacco sia sull’agroalimentare che sulle produzioni di qualità a causa di tutta una serie di meccanismi”.
(Grossi) “Stiamo cercando di far nascere un circuito che affianca l’economia normale perché nel mondo dell’economia normale le persone e le istituzioni che hanno in mano le leghe di governo dell’economia e della finanza per qualche motivo non riescono a manovrare in maniera adeguata queste leghe. Noi allora vogliamo prenderci la nostra responsabilità e invitare le imprese e i cittadini a capire che se troviamo un accordo con le istituzioni, soprattutto con le istituzioni locali, noi possiamo far circolare e far funzionare le cose in maniera funzionale indipendentemente da quello che fanno i governi centrali e le banche”

Quale pensate possa essere lo sviluppo di questo progetto, in termini di tempistica, diffusione e ricadute sul territorio?
(Grossi) “Abbiamo concepito un progetto che vede avere una dimensione importante: abbiamo lavorato per un anno e mezzo soltanto nel concepire l’idea e mettere insieme tutti i tasselli. Siamo attualmente un comitato promotore, ma il 5 agosto nasce la Fondazione Barter Fly che, come prima cosa, comprerà Sfero, un social network tutto italiano libero da censura libero da trucchi perché vogliamo sviluppare il progetto in questo ambiente amico. Contiamo di avere milioni di persone come utenti della nostra rete e qualche centinaio di migliaia di imprese, perché queste cose funzionano se c’è massa critica, funzionano se l’offerta è differenziata e se ci sono tanti prodotti e tanta scelta. Oggi questo bisogno è grande e comincia ad essere percepito: tempo fa quando si parlava di monete complementari c’era molto scetticismo, oggi si è capito che è una realtà importante e credo che questo sia il tempo di fare le cose”.
(Santoro) “La ricaduta sarà soprattutto sociale, come presa di coscienza anche delle persone che poi dovrebbero parteciparvi. Lo hanno dimostrato i comuni che si sono attivati in questo contesto proprio nel post pandemia riuscendo ad elargire aiuti alle famiglie più bisognose attraverso l’emanazione di una pseudo moneta – che non possiamo chiamare moneta perché la normativa europea ci vieta di stampare moneta – che però produce effetti reali. Nell’immediato l’obiettivo sarà quello di culturalizzare i ceti che ne hanno bisogno, attraverso anche la funzione delle imprese che cominceranno a aderire all’interno del Recovery Social Free, e all’utilizzo dei rapporti di compensazione anche delle tassazioni fra comune e cittadino, come nel caso del Comune di Acri. Riteniamo, quindi, che a piccole dosi funzionali possa partire velocemente perché in ogni caso ha un quinquennio di stabilizzazione che è molto minore del quinquennio di stabilizzazione economica che avrà il recovery fund lasciando giù un debito enorme: il recovery social plan non ha nessun tipo di debito perché moneta circolare interna”.

D’accordo, ma come riuscirete a far capire alle persone, ai singoli cittadini, alla società civile ma anche alle imprese e agli investitori che è possibile un altro modello economico?
(Grossi) “Con la comunicazione, aspetto molto importante: nel nostro comitato non ci sono solo persone esperte di economia, ci sono persone esperte di comunicazione e di sistemi informatici, persone esperte di progettualità, quindi sappiamo che bisogna mettere insieme molte professionalità per far funzionare questa cosa ma la verità è una sola: stiamo facendo questa cosa per il piacere di farlo. Sembra folle ma è importante provarci, è importante farlo, ci sono tutti i presupposti e tutte le professionalità e tutta la voglia di fare!”

Un’iniziativa ambiziosa, ma intanto sembrerebbero arrivare i primi fondi del Recovery: cosa vi augurate per il Sud e per il futuro?
(Ruggeri) “Noi ci auguriamo che quelle riforme strutturali di cui si parla questi questo recovery plan e che questi soldi che arriveranno siano spesi soprattutto in maniera adeguata nel sud perché avere un Ministero a parte, quindi del Sud, vuol dire che qualcosa non ha funzionato negli anni passati. Crediamo e speriamo che questi soldi vengano investiti essenzialmente nell’imprenditoria perché l’imprenditoria che dà opportunità, che dà lavoro nei propri territori. Al Sud non vogliamo lasciare il nostro territorio, noi abbiamo l’ambizione e la volontà di fare impresa nei nostri territori, non vogliamo che i cervelli migliori vadano all’estero e quindi e intendiamo creare quelle opportunità sui nostri territori, dare gli strumenti ai giovani per affacciarsi al mondo del lavoro, quegli strumenti che gli possano permette di realizzarsi nel proprio territorio”.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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