IntervisteImpresa e Startup

Startup Grind, dagli USA all’Italia: “Vi racconto il networking che fa crescere le startup”

"L’errore comune che riscontriamo tra gli startupper è di presentarsi ai potenziali investitori con un’idea non chiara del mercato che vogliono aggredire".

Fare rete tra le startup per affrontare le sfide e superare gli ostacoli comuni. Con questa missione è nata nel 2010 negli Stati Uniti Startup Grind, una community che si è allargata negli anni in tutto il mondo e che ha adesso ha chapter anche in Italia. A capo della sezione milanese c’è una giovanissima ragazza, Beatrice Del Col Balletto, che riesce a coniugare studio e lavoro. Con lei parliamo di questa esperienza e delle problematiche delle start up italiane.

Partiamo da Startup Grind, siete la Confindustria delle start up?
“No, siamo una community che mira a connettere start up, imprenditori, innovatori, investitori e tutte le figure che ruotano introno alle nuove aziende innovative. Non ci occupiamo di lobbying. Il nostro scopo è il networking”.

Riuscite a fare squadra, nonostante nella rete potrebbero potenzialmente esserci aziende in competizione?
“Crediamo che per le start up il networking sia alla base di tutto. E i suoi vantaggi sono molto superiori a qualsiasi competizione tra le aziende, se sono pronte a unire le forze per obiettivi comuni. Anche nei nostri eventi lasciamo ampio spazio ai partecipanti per conoscersi, per interagire con gli speaker, gli sponsor e gli investitori presenti”.

A proposito di eventi, Startup Grind ne ha uno in programma a breve.
“Sì, il 29 giugno faremo un evento on line. Abbiamo invitato Gherardo Liguori, CEO di start2impact, un’azienda che si occupa di formazione in ambito digital e che forma figure professionali essenziali per una startup. Insieme, con la rete, cerchiamo infatti di colmare anche il gap tra domanda e offerta di lavoro. A breve poi torneremo con gli eventi in presenza”.

Come è la situazione delle start up italiane e milanesi in confronto al resto del mondo, anche rispetto alle capacità di trovare finanziatori?
“Milano è una città molto innovativa e le start up non mancano. Credo che a volte manchi il confronto con scenari internazionali. Spesso restano chiuse nel loro ambito, ma il confronto con l’estero non può che aiutarle. Per quanto riguarda gli investitori non credo la nostra situazione sia molto diversa dal resto del mondo. L’errore comune che riscontriamo tra gli startupper è di presentarsi ai potenziali investitori con un’idea non chiara del mercato che vogliono aggredire. Questo è un limite. L’altro è che si ha paura, almeno nella fase iniziale, di dialogare con chi è già nel campo per timore che possano “rubare l’idea”. Invece il confronto, soprattutto all’inizio, è essenziale per far maturare un’idea potenzialmente vincente”.

Donna e appena 21enne a capo del chapter milanese di una rete internazionale, qualcosa sta cambiando?
“Spero di sì. Ho iniziato due anni e mezzo fa e le barriere non sono mancate. Il fatto che fossi donna e giovanissima ha fatto pensare a molti che non potessi coprire ruoli importanti, ma poi ho portato risultati e un po’ tutti si sono ricreduti. Il fatto che il nostro headquarter abbia puntato su di me, è stato un grande orgoglio e spero sia di esempio per le donne della mia età e non solo”.

Romolo Napolitano

Giornalista professionista dal 2011 è stato, non ancora trentenne, caporedattore dell’agenzia di informazione videogiornalistica Sicomunicazione. Ha lavorato 3 anni negli Stati Uniti in MSC. Al suo ritorno in Italia si è occupato principalmente di uffici stampa e comunicazione d'impresa. Attualmente è giornalista, copywriter e videomaker freelance. Si occupa, tra le altre cose, di tecnologie, nautica e sociale.

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