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Neutralità climatica, il piano europeo per raggiungerla

Entro il 2030 l'Ue vuole ridurre le emissioni di anidride carbonica del 55 percento. Un obiettivo di metà percorso verso il traguardo emissioni zero del 2050.

Entro il 2030 l’Unione Europea vuole ridurre del 55 percento (rispetto all’anno 1990) le emissioni di anidride carbonica. Questa percentuale, frutto in realtà di un articolato percorso e de facto un accordo tra le parti, è stata fissata qualche settimana fa. Oggi, questo traguardo è nero su bianco, così come quello di arrivare alla c.d. neutralità climatica entro il 2050. Quindi, a metà secolo, l’obiettivo UE è emissioni zero. Un traguardo difficile ma fissato dalla legge approvata in queste ore dal Parlamento europeo (manca solo il passaggio in Consiglio – una mera formalità) con 442 voti a favore (contro i 203 contrari e i 51 astenuti).

L’approvazione del provvedimento conferma inoltre la volontà comunitaria di insistere sulla riduzione di CO2 piuttosto che sulla compensazione, altro utile strumento per arrivare al pareggio tra emissioni e assorbimento di carbonio e raggiungere la neutralità climatica (detta anche neutralità carbonica).

La legge fa parte del green deal comunitario presentato nel dicembre del 2019 e apre la strada alla presentazione di quello che viene chiamato Pacchetto Clima che si propone di rivedere 11 normative europee (dal clima alle rinnovabili, dall’efficienza alla tassazione dell’energia).

La legge sul clima è una una legislazione storica, è la legge di tutte le leggi, che ci dirà nei prossimi anni di rimanere nei limiti che abbiamo fissato con la riduzione di almeno il 55% delle emissioni dei gas serra nel 2030 rispetto al 1990 e la neutralità climatica nel 2050. […] noi, Europa, saremo leader nel mondo”. 

Frans Timmermans vicepresidente della Commissione europea

Contestualmente, attraverso una nota stampa, l’Europarlamento informa che sono già previsti sovvenzioni dal bilancio UE e prestiti della Banca europea per gli investimenti per favorire la transazione per le regioni più colpite dalla stessa e raggiungere quindi l’obiettivo fissato. Per le regioni meno sviluppate la sovvenzione può essere pari al 25% del prestito.

Lo strumento messo in campo consiste in sovvenzioni per 1,5 miliardi di euro dal bilancio UE, e da prestiti per 10 miliardi di euro dalla Banca europea per gli investimenti (BEI). Questi fondi, secondo le stime, dovrebbero mobilitare “tra i 25 e i 30 miliardi di euro di investimenti pubblici nei prossimi 7 anni”.

I fondi – spiegano dall’Europarlamento – aiuteranno le regioni che “dipendono dall’industria ad alta intensità di carbonio” a investire in un’economia più green. Previsto inoltre un sostegno ai progetti che non generano entrate sufficienti per essere finanziariamente sostenibili.

Lo schema, noto come lo strumento di prestito del settore pubblico (Public sector loan facility – PSLF), mira a sostenere gli investimenti degli enti pubblici nei territori più negativamente colpiti dalla transizione climatica, come identificato nei piani territoriali di transizione giusta. Ciò includerebbe, ad esempio, un territorio la cui economia dipende in gran parte dall’estrazione mineraria, un’attività che sarà sempre più sotto pressione per essere ridimensionata.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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