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La strada del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza passa da 48 riforme

Servono 48 riforme per far volare il Piano di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Secondo un’anticipazione de Il Sole 24 Ore, con tanto di cronoprogramma con scadenza nel 2022, sono 48 infatti le riforme previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza divise tra semafori e riforme “orizzontali”,  “settoriali” e “abilitanti”.

Quali riforme nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Un’ondata monstre di norme nel segno della sburocratizzazione sono previste nel PNRR. Ma andiamo con ordine. Seguendo il calendario del quotidiano di Confindustria, le prime ad essere approvate –  quelle “orizzontali” – saranno quelle che rientrano nell’ambito delle innovazioni strutturali riportate nel Piano. Poi ci sono quelle “abilitanti”, ovvero, quelle funzionali all’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza come le riforme di semplificazione dei contratti pubblici e semplificazione in materia ambientale, soprattutto per quanto riguarda la VIA, la Valutazione Impatto Ambientale. Infine all’appello le riforme “settoriali”, quelle di accompagnamento e che rappresentano il perimetro del Piano come la riforma fiscale,  gli ammortizzatori sociali, le politiche per le famiglie.

A questo mastodontico tetris legislativo vanno aggiunte le leggi quadro dove si andranno a inserire le norme sul dissesto idrogeologico, trasporto pubblico, sul sistema di reclutamento degli insegnanti e via dicendo. Una babele di norme che terrà impegnato non poco il Parlamento nei prossimi mesi e che metterà probabilmente in standby i lavori sui disegni di legge depositati nelle due Camere.

Per capire meglio la mole di lavoro che verrà messa in campo, nel solo mese di maggio Il Sole 24 Ore prevede ben 6 provvedimenti da incardinare. Si parte dal decreto legge sulla semplificazione per il reclutamente nella Pubblica Amministrazione per poi passare a un dl di semplificazione degli oneri burocratici connessi al Piano di Ripresa. E ancora, un dispositivo in materia di semplificazione dei contratti pubblici e un altro in materia ambientale. A concludere il dedalo di norme “primaverili” un decreto legge in materia di rigenerazione urbana – nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono previsti circa 3 miliardi a riguardo – urbanistica ed edilizia.

A questa fittissima maglia di dispositivi vanno poi aggiunte una legge delega per la riforma dell’ordinamento giudiziario, un disegno di legge delega per l’abrogazione e revisione di norme che alimentano la corruzione, una sulla concorrenza, una sullo sviluppo del gas rinnovabile, una legge delega di riforma fiscale, una in materia di incentivi per le imprese per non parlare poi, arrivando a fine anno, dell’appuntamento con la legge di Bilancio.

Al momento in cui scriviamo il primo vero nodo vero sembra essere rappresentato dal decreto semplificazione, quello attinente alle materie ambientali, sul quale è già battaglia tra il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e quello della Cultura Dario Franceschini.  Per l’ex Chief Technology & Innovation Officer di Leonardo bisogna dare un forte impulso alle autorizzazioni ambientali e paesaggistiche per procedere speditamente sulle rinnovabili e la proposta di “silenzio assenso” per le opere sembra essersi scontrata con il niet di Via del Collegio Romano.

La lunga corsa all’accaparramento dei fondi del Recovery Plan è cominciata. Una corsa con non pochi ostacoli e che farà parlare di sé vista la mole abnorme di decretazione d’urgenza che verrà messa in campo per mettere sul giusto binario i fondi che arriveranno dall’Europa.

Roberto Malfatti

Roberto Malfatti, nato nell'anno in cui Bearzot insegnava al mondo a giocare a calcio con la sua Italia campione del Mondo. Sociologo, comunicatore, papà di Irene e chitarrista all'occorrenza. Esperto in tematiche ambientali con il vizietto di ascoltare sano rock.

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