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Avete mai mangiato un insetto? L’UE pronta a sperimentare

L'UE ha autorizzato per la prima volta un insetto come alimento o come ingrediente, identificandolo come fonte di proteine a basso impatto ambientale che possono sostenere la transizione 'verde' della produzione alimentare

Avete mai provato a mangiare un insetto? No, non stiamo scherzando. In alcuni posti del globo, come ad esempio in Messico, può capitare che come snack proteico vi offrano grilli (fritti o al cioccolato) per spezzare la fame. In altre parti del mondo, inoltre, è pratica comune inserire nella normale alimentazione insetti come vermi, cavallette, grilli, coleotteri.

La notizia che ha lasciato a bocca aperta, questa volta, arriva dall’Unione Europea: si autorizza per la prima volta un insetto come alimento. Il comitato sulle piante, animali, cibo e mangimi, composto da rappresentanti degli Stati membri e della Commissione, comunica oggi l’esecutivo Ue, ha dato parere favorevole all’atto giuridico che autorizza l’immissione sul mercato delle larve seccate del Tenebrione mugnaio (Tenebrio molitor), un Coleottero meglio noto come tarma della farina, come cibo per gli esseri umani. I vermi dovranno essere usati interi, seccati, come snack o come ingredienti, in una serie di prodotti alimentari.

La decisione formale della Commissione europea sarà adottata nelle prossime settimane nell’ambito della strategia UE “Farm to Fork” con il piano d’azione Ue 2020-30 per i sistemi alimentari sostenibili che identifica l’insetto come una fonte di proteine a basso impatto ambientale che possono sostenere la transizione ‘verde’ della produzione alimentare Ue. 

Un insetto per snack (per difendere l’ambiente)

Diversi studi dimostrano quanto sia sostenibile e green preferire come scelta alimentare l’insetto al posto della carne o del pesce: secondo uno studio pubblicato sulla rivista Focus, esistono “circa 2.000 specie edibili di insetti sono ricche di proteine e micronutrienti, e relativamente facili da allevare con un impatto ambientale contenuto. Sarebbero alimenti ideali anche per noi, ma se sull’accettabilità di ali e zampette nel piatto dobbiamo ancora molto lavorare, nutrircene indirettamente – per esempio azzannando una coscia di pollo – potrebbe essere più facile”.

L’articolo, di due anni fa, si riferisce alla possibilità di utilizzare insetti lavorati per la preparazione dei mangimi animali, scelta questa che si rivelerebbe più ecosostenibile e dal minor impatto ambientale. Anche le larve del Tenebrione mugnaio, che è una specie infestante, possono essere usate, intere oppure tritate e ridotte in farina, per prodotti proteici o per preparare biscotti o paste. Uhm, deve essere delizioso!

A spingere verso il consumo di insetti è da qualche anno la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) forte del fatto che nel mondo già quasi 2000 specie di insetti sono considerate commestibili e vengono consumate da almeno 2 miliardi di persone. Tornando in Europa, gli insetti sono un cibo nuovo ed estraneo alla cultura popolare, con le dovute eccezioni (il carminio estratto dalla cocciniglia, ad esempio, dà il tipico colore all’Alchermes e, in origine, anche ad un notissimo bitter), anche se in alcune culture vengono consumati da molto tempo.

A regolare l’ingresso sul mercato interno dell’Ue è il regolamento sui nuovi cibi, del 15 maggio 1997. In seguito, la possibilità di commercializzare insetti a scopo alimentare è stata resa possibile in Europa dall’entrata in vigore dal primo gennaio 2018 del regolamento Ue sui “novel food” che permette di riconoscere gli insetti interi sia come nuovi alimenti che come prodotti tradizionali da paesi terzi.

In giro per il mondo, infatti, si possono trovare molti esempi che vanno dalla pasta all’uovo artigianale ai grilli ai millepiedi cinesi arrostiti al forno per renderli croccanti e poi affumicati, dalle tarantole arrostite senza conservanti né coloranti dal Laos ai vermi giganti della farina dalla Thailandia. Il regolamento UE, comunque, prevede una valutazione stringente, condotta dall’Efsa, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, che deve concludere, com’è successo nel caso delle larve della tarma della farina, che il cibo non comporta rischi per la salute umana.

L’autorizzazione del comitato è uno dei passaggi finali per autorizzare le larve della tarma della farina come cibo: gli Stati hanno dato il via libera alla Commissione affinché permetta ad un’impresa alimentare, che ha chiesto l’autorizzazione, di collocare il prodotto sul mercato. Anche se, secondo gli esperti, il suo consumo non risulta svantaggioso dal punto di vista nutrizionale e non pone problemi di sicurezza alimentare. Per adesso, per fortuna, si attende la Commissione che dovrebbe poi adottare un atto giuridico ad hoc.

Le reazioni (avverse) alla notizia

Come era prevedibile, non sono mancate le reazioni (più o meno sconcertate) alla notizia. In primis, il Governatore della Liguria Giovanni Toti ha tuonato sulla sua pagina Facebook che “L’Europa, che in passato ha osato criticare la nostra cucina mediterranea, ora autorizza la commercializzazione come alimento delle larve gialle essiccate. Ognuno mangi pure quello che vuole, ma se non vi dispiace io resto fedele al mio amato pesto e ai prodotti Made in Italy”.

Come non dargli torto. Non è stato, comunque, solo lui: immediata la risposta di Coldiretti, sempre attiva sui temi dell’alimentazione sana, che a giusta ragione sostiene che “Al di là della normale contrarietà degli italiani verso prodotti lontanissimi dalla nostra cultura, l’arrivo sulle tavole degli insetti solleva dei precisi interrogativi di carattere sanitario e salutistico ai quali è necessario dare risposte, facendo chiarezza sui metodi di produzione e sulla stessa provenienza e tracciabilità considerato che la maggior parte dei nuovi prodotti proviene da Paesi extra Ue, come la Cina o la Thailandia, da anni ai vertici delle classifiche per numero di allarmi alimentari“.

Speriamo, quindi, che ci voglia ancora del tempo prima che ci servano in tavola un insetto.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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