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Donne in smartworking, per il 60% vi è un aggravio di tempi e compiti

Per il 60% delle donne lo smart working ha rappresentato un aggravio di compiti e di tempi di lavoro. La ricerca dell'Università Unitelma Sapienza

Torniamo a parlare di parità di genere, donne e smartworking. L’occasione è data dall’indagine condotta dalla ‘School of Gender Economics‘ dell’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, sotto la Direzione della Professoressa Azzurra Rinaldi, presentata questa mattina, che ha di verificare l’impatto del cosiddetto smartworking sulle lavoratrici italiane anche in relazione al loro carico di attività di cura non retribuita. Anche F-Mag ha dedicato un’indagine alle donne con figli in smartworking e i risultati emersi confermano il trend della ricerca universitaria.

Per il 60% delle donne, infatti, lo smartworking ha rappresentato un aggravio di compiti e di tempi di lavoro.

L’indagine su donne e smartworking

“In base a quanto è emerso, per il 60% delle rispondenti il nuovo modo di lavorare ha comportato un aggravio di compiti e tempi – spiega la professoressa Azzurra Rinaldi, economistain un processo di sfaldamento dei confini anche temporali che, prima del Covid, sembravano essere consolidati. Sfaldamento che riguarda anche i luoghi di tempo e di lavoro: quasi 1 donna su 2, tra quelle che lavorano in smartworking, dichiara di essere costretta a lavorare in posizioni e luoghi sempre diversi all’interno della propria abitazione.”

“Nel report evidenti i risvolti dovuti al carico di cura: solo il 25% delle intervistate dichiara di poter condividere con qualcuno il peso della cura non retribuita – commenta ancora la Rinaldi – mentre il rimanente 75% si fa carico esclusivo di tutte le attività di cura. Lo smartworking fa aumentare il tempo dedicato all’attività lavorativa ed anche quello per l’attività di cura. Essendo la giornata un gioco a somma zero, per le lavoratrici in smartworking si riduce il tempo per sé.

Più dell’ 80% delle lavoratrici intervistate considera l’esperienza dello smartworking particolarmente stressante, perché si tendono a confondere tempi e modalità fra vita e lavoro e si accumulano le necessità sia lavorative che casalinghe.

“Serve un cambio di passo per un vero cambiamento culturale del Paese, se vogliamo evitare che da opportunità lo smart-working diventi una trappola” sostiene Luisa Rizzitelli, responsabile del progetto di formazione contro stereotipi e gender gap Better Place, partner dell’evento. “L’utilizzo di forme di lavoro che sono state determinanti in periodo di pandemia hanno infatti acuito un divario di genere che espone le donne ad un futuro che non fatico a definire drammatico. Non solo infatti per la perdita di lavoro, come già visto agli ultimi dati Istat, ma per il rafforzamento di quegli stereotipi che hanno finora posto in una posizione di svantaggio le donne nel mondo del lavoro.”

“In questo cambio di cultura – conclude Rizzitelli – le aziende e tutto il mondo imprenditoriale devono assumere un ruolo da protagoniste, investendo su programmi organici e strutturati di formazione e consapevolezza su questi temi, su tutta la popolazione aziendale”

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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