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Vaccinazioni in azienda, è realtà: si parte a maggio

Da maggio partiranno le vaccinazioni in azienda: ecco come funzioneranno e quali sono le tutele per i lavoratori indipendentemente dalla tipologia contrattuale

Vi avevamo già anticipato ad inizio marzo che i Ministri Andrea Orlando (Lavoro) e Roberto Speranza (Salute), insieme al neo commissario straordinario per l’emergenza Covid gen. Francesco Paolo Figliuolo, avevano aperto alla possibilità di effettuare le vaccinazioni in azienda, con l’ausilio dei medici aziendali.

Ieri sera è arrivato l’ok tanto atteso dal Ministero della Salute, che ha firmato il protocollo, e l’INAIL che ha stabilito le regole e i costi per le aziende, dopo un tavolo di oltre sette ore cui erano presenti anche le parti sociali. Indicativamente da maggio sarà possibile procedere con la somministrazioni delle vaccinazioni, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda, per vaccinare i dipendenti che vorranno farlo. Tutti gli attori coinvolti sono chiamati ad attivarsi nel più breve tempo possibile per dimezzare i tempi della procedura.

Penso che siano accordi perfettibili ma credo che oggi sia più importante mettere un punto fermo e poi riservarsi la possibilità di integrazione, piuttosto che attendere l’optimum ma che poi rischia di non arrivare” ha dichiarato il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando alla firma dell’accordo. “Credo si sia evitata la sindrome che spesso caratterizza la politica: quella dell’anno zero. Mi auguro che questo spirito possa caratterizzare anche le prossime impegnativi appuntamenti che abbiamo di fronte: la riforma gli ammortizzatori sociali e le crisi industriali oltre alla gestione nel concreto delle riaperture e della ripartenza”, conclude.

Il Piano vaccinazioni in azienda

Già ad inizio primavera si erano registrate le adesioni di Confidustria, CNA e di altre grandi aziende di ogni settore sul territorio italiano – da Barilla ad Amazon, da Mediaset a Mondadori, da Coop a Lamborghini – che hanno aperto alla possibilità di vaccinare non solo i dipendenti ma anche familiari e fornitori: secondo le prime stime, si parla di oltre 7000 imprese piccole e grandi che hanno aderito alla “call to action” del Generale Figliuolo.

Le aziende devono trasmettere un piano aziendale all’Azienda Sanitaria di riferimento specificando «il numero di vaccini richiesti per le lavoratrici e i lavoratori disponibili a ricevere la somministrazione, in modo da consentire all’Azienda Sanitaria la necessaria programmazione dell’attività di distribuzione», senza incorrere in eccessive duplicazioni laddove il territorio sia coperto già da punti vaccinali sufficienti per la popolazione. Il canale aziendale, infatti, sarà parallelo e non alternativo alla rete di vaccinazione ordinaria già pianificata dalle Aziende Sanitarie dei territori.

Il vaccino sarà offerto a tutti i lavoratori a prescindere dalla tipologia di contratto e le adesioni alla somministrazione delle vaccinazioni in azienda, si legge nel documento, «dovranno essere realizzate e gestite nel pieno rispetto della scelta volontaria rimessa esclusivamente alla singola lavoratrice e al singolo lavoratore, delle disposizioni in materia di tutela della riservatezza, della sicurezza delle informazioni raccolte ed evitando, altresì, ogni forma di discriminazione delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti».

La salute prima di tutto

“Con la firma di questi accordi abbiamo ottenuto un grande risultato: la sicurezza prima di tutto. La pandemia costringe tutti a comportamenti corretti e coerenti. Non sono tollerabili differenziazioni sulla base di aree geografiche e di scelte politiche“. Così ha commentato il leader Uil, Pierpaolo Bombardieri.

Inoltre, se la vaccinazione viene effettuata durante la giornata lavorativa, il tempo necessario all’inoculazione sarà equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro. Saranno equiparati alla malattia gli eventuali giorni necessari a smaltire effetti collaterali o avversi alla vaccinazione.

Sarà il medico aziendale ad occuparsene o, in alternativa, il personale sanitario formato, replicando l’iter dei punti di vaccinazione: consenso informato, analisi sanitaria con i dati del dipendente e del relativo stato di salute, eventuale assunzione di farmaci e così via. Sarà predisposta adeguata formazione su piattaforma Inail per i medici coinvolti nelle vaccinazioni.

Qualora le aziende non dispongano di locali adatti, possono ricorrere «a strutture sanitarie private e concludere una specifica convenzione con strutture in possesso dei requisiti per la vaccinazione, con oneri a proprio carico, ad esclusione della fornitura dei vaccini che viene assicurata dai Servizi Sanitari Regionali». In alternativa, il protocollo assicura la vaccinazione anche a quei lavoratori le cui aziende non sono tenute alla nomina del medico competente oppure non possano fare ricorso a strutture sanitarie private: possono infatti avvalersi comunque “delle strutture sanitarie dell’Inail” e, in questo caso, trattandosi di iniziativa vaccinale pubblica, gli oneri restano a carico dell’ente.

Dal documento emerge che i costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, «ivi inclusi i costi per la somministrazione, sono interamente a carico del datore di lavoro», mentre «la fornitura dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe e aghi) e la messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite è a carico dei Servizi Sanitari Regionali territorialmente competenti».

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. Direttore editoriale di FMag.it

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