Economia

Superbonus 110%: costi materie prime lievitati, allarme speculazioni

Secondo la CNA c'è il serio rischio che il Superbonus 110% sia vano: aumenta la domanda ma lievitano i costi delle materie prime

La CNA ha lanciato un grido di allarme: se per un versante il Superbonus 110% per la riqualificazione e la ristrutturazione degli immobili sta spingendo il settore edilizio, in crisi da diversi anni, dall’altra parte stanno visibilmente lievitando i costi delle materie prime. E questo può mettere gravemente in pericolo gli investimenti nel settore, inficiando gli effetti delle agevolazioni statali.

Lo studio sul Superbonus 110%

A sottolineare la situazione è stata l’indagine condotta dal Centro studi della CNA sul tema “La ripresa del settore delle costruzioni tra agevolazioni e aumenti delle materie prime, cui ha partecipato un campione rappresentativo di imprese artigiane, micro e piccole della filiera, che operano nei comparti della installazione di impianti, dell’edilizia, dei serramenti.

Il Superbonus 110%, stando all’opinione del 57% delle imprese intervistate, ha “messo il turbo” grazie alle agevolazioni volte a favorire la filiera delle costruzioni, registrando quindi un’impatto positivo sulle attività. Con picchi del 65,9% nel comparto dei serramenti (contro il 56,3% dell’installazione e il 55,4% dell’edilizia) e del 64,2% nelle imprese con oltre dieci dipendenti a fronte di un 56% nelle imprese fino a dieci addetti.

Oltre a dare un impulso alla domanda nella filiera delle costruzioni, gli incentivi del Superbonus 110% stanno avendo un effetto benefico anche sulla organizzazione delle imprese, mettendole nelle condizioni di accrescere competenze e “catalogo delle offerte”. In particolare, il 33,7% ha ampliato il ventaglio dell’offerta di lavori e servizi, adeguandola agli interventi sostenuti; il 27,8% ha assunto nuovo personale; il 23,3% sta sperimentando nuovi fornitori.

Non è tutto oro quello che luccica, diceva un vecchio adagio: a fronte di un generale impatto positivo del Superbonus110%, almeno quattro aziende su cinque hanno segnalato aumenti nei prezzi dei materiali, delle materie prime e delle apparecchiature rispetto ai corsi di un anno fa, prima che scoppiasse la pandemia.

Nel dettaglio, nel settore delle costruzioni gli aumenti più importanti in un anno riguardano i metalli (+20,8%), con punte che superano il +50%; i materiali termoisolanti (+16%) con punte che oscillano tra il +25% e il +50%; i materiali per gli impianti (+14,6%), con punte che superano il +25%, e il legno (+14,3%). Elevata anche la crescita per altri materiali, che oscilla tra il +9,4% di malte e collanti e il +11,3% dei laterizi. Meno marcati ma comunque poco sotto il +10% gli incrementi sofferti dall’impiantistica e anche dal settore dei serramenti, dove ha inciso maggiormente il rialzo dei prezzi di semilavorati in alluminio o altri metalli. Ma che cosa sta capitando? Il 72% delle imprese addebita la fiammata dei prezzi, in parte o del tutto, ai comportamenti speculativi della catena di fornitura.

Il rischio per l’economia Italiana

Il punto cruciale è proprio questo: dopo l‘annus horribilis 2020, potrebbero non bastare le misure come il Superbonus 110% e l’Ecobonus per rilanciare l’economia se, a fronte di una quota maggiore di investimenti, lievita il costo delle materie prime e, pertanto, si riduce il margine economico delle imprese. In altre parole, per la CNA c’è il serio rischio che queste misure agevolative siano vane.

Nel rapporto, infatti, si legge che:

“Oltre la metà delle imprese ammette di essere impotente di fronte alla speculazione non potendo adeguare alla crescita dei costi il controvalore dei contratti già sottoscritti, anche per l’obbligo di legge che impone di dover giustificare i costi attraverso i prezzari ufficiali che ancora non sono aggiornati rispetto agli aumenti che le imprese stanno subendo”

Il rischio per il “sistema Italia” è grande: se già accusano una sensibile diminuzione dei profitti a causa dell’aumento dei costi di produzione il 51,5% delle imprese di installazione impianti, il 58,3% del settore edilizio e il 64,6% della serramentistica, altre imprese cercano di attenuare i danni rinegoziando i prezzi applicati alla clientela o rivolgendosi al mercato per trovare nuovi fornitori.

Alternative deboli, tanto che quasi il 70% delle imprese teme una riduzione dell’effetto espansivo delle agevolazioni che, per una impresa su cinque, potrebbe assumere una dimensione davvero significativa. Un danno, per la CNA, destinato a riverberarsi sull’intero sistema Italia, in termini di mancata crescita dell’occupazione, dei consumi, del prodotto interno lordo e delle entrate fiscali.

Redazione

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