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“Per ripartire al sud c’è bisogno di uno sforzo maggiore. Necessario ricostruire un’amministrazione capace”

Il presidente di Federconsumatori in un'intervista esclusiva a F-Mag prima della due giorni a Napoli, tra ripresa post-pandemica e sostenibilità ambientale.

Ripresa, Recovery Plan, ruolo del Terzo Settore e delle parti sociali, l’importanza delle comunità energetiche, Sud Italia e prospettive. F-Mag ne ha parlato con Emilio Viafora, alla vigilia della visita del presidente nazionale di Federconsumatori che sarà a Napoli e Procida per una due giorni di incontri con sindacati, enti, associazioni e rappresentanti istituzionali del territorio.

Partiamo con un dato: l’Italia resta chiusa un altro mese. Non passa la linea di molti ministri e governatori che volevano fortemente la riapertura graduale delle attività.
“La decisione mi pare importante anche perché continua a esserci un numero di vittime molto significativo. Certo, questo implica uno sforzo ancora maggiore dello Stato per far fronte alla crisi economica e sociale che investe il Paese, soprattutto il Sud”.

A proposito di ripresa, spostiamo la discussione sul Recovery Plan. I due rami del Parlamento hanno votato i pareri al Pnrr, relativi al documento del Conte II, e giovedì dovrebbe essere prevista la discussione del documento almeno al Senato. Del nuovo piano si sa ancora poco. La ministra per il Sud, Mara Carfagna, in questi giorni ha dichiarato che il 50% dei fondi destinati al Mezzogiorno saranno destinati alle infrastrutture
“Bisognerà capire che misure verranno finanziate. Non basta capire la quantità finanziaria, bisogna capire anche che tipo di interventi si farà nel Mezzogiorno. La valutazione che viene fatta da parte delle forze politiche – ma anche dai ragionamenti di tecnici ed economisti –  è che per dare più slancio alla ripresa economica si debba partire dal fatto che per il Mezzogiorno bisogna produrre uno sforzo maggiore. Rispetto al nord c’è tanto da fare sia dal punto di vista delle infrastrutture materiali che immateriali. Pensiamo agli asili nido, alla sanità, alle ferrovie, alla digitalizzazione e agli investimenti sulla banda ultralarga. Una mia preoccupazione è che se non c’è un intervento di ricostruzione di un’amministrazione capace corriamo il rischio, come per le risorse dei fondi strutturali, che questi fondi non vengano spesi. Questo sarebbe un dramma”.

Sta dicendo che le prossime amministrative saranno fondamentali per la crescita del Sud…
“Non è solo un dato politico. Se non vi è un’immissione di qualità e non vengono attrezzate le amministrazioni comunali, se non si produce uno sforzo di miglioramento, l’operazione diventa difficile. Poi bisogna capire che c’è una politica industriale nazionale che può essere sostenuta con il recovery plan e favorire produzioni nuove nel Mezzogiorno…”.

Parti sociali, terzo settore e associazionismo. Che ruolo avranno queste nel futuro post pandemico?
“Mi lasci dire una cosa: bisogna dare un colpo significativo alla criminalità organizzata. Perché la ripresa del Mezzogiorno passa attraverso un recupero della legalità che deve essere formidabile. Per questo, quando parlo di pubblica amministrazione, intendo anche di quello che fa in questa direzione. Tornando alla domanda, non c’è dubbio che c’è da costruire un nuovo patto sociale nel Paese. Non è più possibile un differenziale così forte e presente nel Paese e che nella pandemia è ancora più cresciuto. Penso alla qualità formativa, alla qualità dei servizi, agli asili nido, senza quella infrastrutturazione sociale che affianca quella materiale e che può attrarre investimenti. C’è necessità di uno sforzo davvero eccezionale e guardare al Mezzogiorno non solo come a un’area alla quale trasferire risorse ma a uno dei motori del Paese”.

Se le proponessi un patto “educativo” tra Terzo Settore, associazionismo, privato e pubblico?
“Noi dobbiamo guardare al terzo settore non soltanto come un elemento di tipo residuale della società. Penso invece che sia uno dei settori sui quali bisognerebbe investire, anche lì, facendo uno sforzo per metterlo in connessione con l’insieme della società. Penso che un messaggio del genere debba venire forte anche da parte dei governi nazionali e regionali. Il Terzo Settore supplisce a molte carenze pubbliche e rischia di essere in difficoltà. In questa pandemia l’azione svolta dai soggetti della promozione sociale è stata fondamentale per accudire le persone e per fare protezione sociale. Ci avviamo in un mondo completamente diverso rispetto a quello precedente e il terzo settore avrà un ruolo fondamentale per guidare la transizione che non potrà essere scollegato con l’economia”.

Parliamo di comunità energetiche. A Magliano Alpi, un piccolo centro in provincia di Cuneo, è stata inaugurata pochi giorni fa la prima comunità energetica d’Italia, che mette in rete cittadini e utilities locali, sotto il cappello dell’energia verde e delle fonti rinnovabili. Come vede Federconsumatori questa nuova frontiera dell’energia e soprattutto cosa si può fare per estenderla a tutto il Paese?
“Bisogna innanzitutto porre attenzione a un dato: dobbiamo guidare una transizione verso una produzione energetica decarbonizzata. Questo è un obiettivo di medio periodo e che noi ora dobbiamo accelerare. La pandemia ci ha messo di fronte un altro dato: tutto quello che si è fatto in termini di non difesa ambientale ha favorito la crescita di fattori virali e di attacco alla salute. Rispetto alla media europea, in fatto di fonti rinnovabili, il nostro Paese è avanti. Oggi dobbiamo fare un salto in più. E’ cresciuto il disagio sociale, è cresciuta la vulnerabilità. Con le comunità energetiche si creano reti, cittadinanza attiva, le persone producono e auto consumano, addirittura vendono, un pezzo di quell’energia. Possono determinarsi comunità energetiche che possono affrontare anche i problemi della rigenerazione urbana e che si misurano con i temi della qualificazione dell’edilizia. Quella delle comunità energetiche è una delle frontiere sulle quali si può lavorare con fiducia, perché può mettere in moto nuove professioni, può dare occasioni alla piccolissima impresa, dar lavoro ai manutentori. Soprattutto può far nascere un nuovo protagonismo diretto dai cittadini che si autorganizzano e fanno nascere nuovi patti di società, anche con le istituzioni. Queste comunità possono far nascere una società dove si coniugano diversi elementi tra di loro che non si basano solo sul risparmio ma anche sulla fertilizzazione democratica e produttiva, oltre che occupazionale all’interno delle comunità”.

Roberto Malfatti

Roberto Malfatti, nato nell'anno in cui Bearzot insegnava al mondo a giocare a calcio con la sua Italia campione del Mondo. Sociologo, comunicatore, papà di Irene e chitarrista all'occorrenza. Esperto in tematiche ambientali con il vizietto di ascoltare sano rock.

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