Editoriale

Bitcoin, dalla criptonite alle criptovalute

Di cosa parliamo se ci riferiamo ai bitcoin, alla blockchain e alle criptovalute? Il mercato è in crescita, ma bisogna osservarne gli sviluppi

Bitcoin” è un termine diffuso e conosciuto da tutti, ma probabilmente non tutti sanno di cosa si stia effettivamente parlando. Qualche dubbio mi è sorto quando, non molto tempo fa, un mio amico mi ha chiesto di spiegargli “cos’è questa criptonite…”.

Lasciando stare Superman che ha già i suoi problemi da supereroe in calzamaglia, proviamo a spiegare di cosa parliamo se ci riferiamo al bitcoin e che cosa è una criptovaluta.

Bitcoin, blockchain e criptovaluta, la differenza

Criptovaluta è la “traduzione” del termine inglese criptocurrency. Le criptovalute si “muovono e vivono” grazie ad una tecnologia peer-to-peer (p2p). Questa tecnologia può essere facilmente esplicata come una sorta di rete di pescatori in cui ogni nodo è un utente che può ricevere e restituire dati (tipo file per esempio).

Sui computer che “partecipano” a questa rete vengono installati dei programmi che fungono da portamonete. Non c’è controllo da parte di una autorità centrale ma tutto si basa su un consenso distribuito attraverso una tecnologia chiamata blockchain. La blockchain garantisce, grazie alla visibilità dei blocchi che la compongono, la completa trasparenza dei passaggi che avvengono sulla già citata rete di pescatori, per tornare al nostro esempio. Allo stato attuale delle cose, esistono oggi circa una trentina di criptovalute ma la più famosa è sicuramente il bitcoin.

Di cosa parliamo allora?

Il bitcoin nasce tra il 2008 e il 2009 per opera di Satoshi Nakamoto, uno pseudonimo del creatore di questa criptovaluta. Potrebbe essere stato un singolo o un gruppo di sviluppatori che poi hanno usato questo nome di fantasia.

Un bitcoin viene generato da un processo che si chiama mining. Il mining è legato alla potenza di calcolo della rete che lo produce. Più attività c’è in rete, più bitcoin “nascono”. La loro assegnazione è del tutto casuale. Per emettere un bitcoin ci vuole una potenza di calcolo e di risorse, in termini di energia, enorme: perciò sono nati gruppi di “minatori” che operano insieme per fare “mining pool”.

Il risultato di questa attività (bitcoin prodotti) viene suddiviso tra i partecipanti in base al contributo dato.

È stato calcolato che il numero massimo di bitcoin che si potrà generare sarà di 21 milioni di pezzi. La produzione di questi decresce in progressione numerica ogni 4 anni, grazie ad un processo preimpostato chiamato HALVING (se oggi ho bisogno di 100 di energia per avere un bitcoin, tra 4 anni per avere la stessa quantità di valuta me ne serviranno 200). Questo ha effetto ovviamente sul valore dello stesso.

Il prezzo del bitcoin è fissato dal mercato attraverso le logiche di domanda e offerta. Qualche giorno fa un bitcoin ha raggiunto il prezzo di 55.000 dollari. Nel 2013 valeva circa 1.000 dollari. Il bitcoin è anonimo ed è rappresentato da una sequenza di 33 caratteri e la sua proprietà può essere trasferita.

Nonostante tutto questo, però, questa valuta al momento non è ancora molto accettata come mezzo di pagamento (in Italia è spendibile solo in 700 negozi) per la sua volatilità. Deve la crescita della sua quotazione al fatto che sta diventando sempre più un bene rifugio, come ad esempio l’oro o i diamanti.

C’è molta attenzione da parte dell’autorità monetaria sul mercato delle criptovalute, che ormai vale diversi miliardi di euro, poiché i bitcoin ad esempio possono essere acquistati in contanti attraverso una sorta di bancomat dedicati che consentono queste operazioni eludendo ogni controllo legato al riciclaggio.

Personalmente, non so se ritenere il bitcoin un investimento oppure una scommessa ma è un dato di fatto che se un investitore nel 2012 avesse investito poche centinaia di euro in bitcoin oggi si ritroverebbe con circa 300.000 euro con un margine che avrebbe fatto impallidire pure Warren Buffett.

Io, purtroppo, non li comprai.

Rosario Napolano

Laureato in Commercio Internazionale e Mercati valutari presso l’Università degli studi di Napoli "Parthenope", già dirigente Deutsche Bank, già componente della Commissione regionale ABI Campania, attualmente dirigente della Banca Patrimoni Sella.

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