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Intelligenza artificiale, sì a un quadro giuridico comune UE

La Commissione europea presenterà in primavera un quadro giuridico per l'intelligenza artificiale in Europa ed entro la fine dell'anno un Data Act, un regolamento di governance europea dei dati

Subito un quadro giuridico europeo per l’intelligenza artificiale presentato dalla Commissione europea ed, entro fine anno, un Data Act, un regolamento di governance europea dei dati. È quanto ha annunciato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo intervento alla videoconferenza Masters of Digital 2021.

L’idea di un quadro giuridico europeo in cui orientarsi sull’Intelligenza artificiale è resa necessaria dall’enorme sviluppo che in questi anni c’è stato nel suo utilizzo nelle aziende del vecchio Continente. «L’industria europea nel suo insieme sta entrando in una nuova era. Oltre il 40% delle imprese europee ha già adottato una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale», le parole della von der Leyen, che sottolinea come ci siano però due problemi da affrontare.

Oltre a quello “giuridico”, che l’Ue mira ad affrontare con il regolamento di governance dei dati, c’è anche quello economico: «Mancano investimenti – il richiamo della presidente della Commissione europea – Le aziende europee investono massicciamente in ricerca e sviluppo in determinati settori, come quello automobilistico o farmaceutico. Ma il nostro investimento in altri campi è ancora in ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina», dice il Next Generation Eu di cui «almeno il 20 per cento finanzierà investimenti digitali, e ciò significa, circa, 150 miliardi di euro». von der Leyen ha sottolineato che il piano «investirà nelle competenze necessarie ai lavoratori europei per la transizione digitale. Basandosi sull’esperienza di Gaia-X, Next Generation Eu sosterrà la creazione di un cloud europeo, un’infrastruttura di livello mondiale per archiviare e gestire i dati, con i più alti standard di sicurezza, privacy e portabilità dei dati», e anche «la creazione e l’espansione dei poli dell’innovazione digitale».

Il punto su cui si è soffermata la von der Leyen, però, è quello legato all’assenza di norme e regolamenti. «È il momento di unire le forze tra investitori pubblici e privati» e di riscrivere «il regolamento per il nostro mercato interno digitale, ha detto la presidente della Commissione. L’obiettivo è superare il mosaico delle diverse legislazioni nazionali sul tema del digitale così da dare alle aziende europee una normativa uniforme. – Per questo, l’Ue sta «creando un unico insieme di regole per tutte le imprese digitali che operano in Europa» e ha presentato il Digital Services Act e il Digital Markets Act. «Il Digital Services Act definisce le responsabilità di tutti gli attori digitali che operano in Europa. E il Digital Markets Act garantirà che il mondo online rimanga uno spazio di innovazione e accessibile a tutti i giocatori, grandi e piccoli. Questi sono solo i primi passi e altri ne seguiranno», ha annunciato.

Infine, von der Leyen ha ricordato il ruolo dei dati e dell’intelligenza artificiale. «Ogni giorno, ogni azienda europea produce dati senza nemmeno accorgersene. La ricerca ci dice che il valore potenziale dei dati prodotti in Europa raggiungerà presto 1,5 trilioni di euro all’anno» e «devono essere condivisi e scambiati più ampiamente. Pertanto, le aziende necessitano di regole chiare su come accedere, condividere e vendere i dati disponibili, ha spiegato. Lo scorso novembre abbiamo introdotto un regolamento sulla governance europea dei dati. E entro la fine dell’anno presenteremo un Data Act e proposte sugli spazi di dati sanitari» perchè «è solo con regole chiare che il mercato dei dati può finalmente decollare». Inoltre, «questa primavera presenteremo un quadro giuridico per l’intelligenza artificiale in Europa. Stabiliremo alcuni requisiti per le applicazioni ad alto rischio dell’Ia, dall’assicurarsi che utilizzino dati di alta qualità, al garantire la supervisione umana. E in parallelo, presenteremo un nuovo piano per spingere l’eccellenza europea sull’Ia».

Dario De Martino

Nato all'ombra del Vesuvio il 18 marzo 1994, dopo la maturità classica e la laurea in scienze politiche alla Federico II diventa giornalista professionista lavorando per il "Roma", la testata più antica del Sud Italia. Sin da giovane racconta il mondo e le sue evoluzioni dall'osservatorio che definisce "privilegiato di una città unica per tanti aspetti e, seppur legata alle sue tradizioni, pronta ad adeguarsi alle nuove velocità del globo".

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