Interviste

Voli, posto bambini e check-in anticipato, Dirittodivolo denuncia il corto circuito

L'avvocato Marco Panichi: "La normativa dice che il posto vicino al minore va garantito gratis; il problema è che i sistemi informatici di prenotazione non sono sempre costruiti per farlo valere in automatico"

Chi viaggia in aereo con un bambino gode di una serie di tutele, la maggior parte delle quali note: zaini per il piccolo, passeggino da imbarcare gratuitamente eccetera eccetera. Tra questi, e al centro di recenti decisioni istituzionali e comunitarie, c’è il posto a sedere per i piccoli che viaggiano con i genitori, che dovrebbe essere garantito. Capita, però, che tale posto, soprattutto nei check-in anticipati delle compagnie low-cost, vada comunque pagato insieme a tale possibilità. Ma non dovrebbe essere comunque garantito e – soprattutto – gratuito? E cosa possiamo fare per tutelarci? F-Mag ne ha parlato con Marco Panichi, avvocato di Dirittodivolo.

Partiamo dal caso concreto: una famiglia con un bambino di 3 anni ha diritto a un posto vicino al genitore in aereo?
“Sì, ed è un diritto che in Italia esiste già da tempo, non è una novità di quest’anno. L’ENAC ha stabilito che tutte le compagnie aeree operanti nel nostro Paese devono garantire ai bambini tra i 2 e i 12 anni che viaggiano con un genitore o un accompagnatore il posto vicino, nella stessa classe, senza alcun costo aggiuntivo. Se proprio non è possibile sedersi fianco a fianco, la norma impone almeno la stessa fila, o al massimo una fila di distanza. Chi non si adegua rischia sanzioni“.

Allora perché in pratica capita ancora che i genitori si vedano chiedere un supplemento per scegliere il posto vicino al figlio in fase di check-in anticipato?
“Questo è esattamente il cortocircuito che segnalano i passeggeri, ed è comprensibile la loro irritazione. Le compagnie, soprattutto quelle low cost, tendono a vendere la “selezione del posto” come un servizio accessorio a pagamento, distinto — sulla carta — dalla garanzia di vicinanza per i minori. Nella pratica però, se non paghi, il sistema di prenotazione assegna spesso posti sparsi apposta per spingerti a pagare, e la famiglia scopre solo al check-in che rischia di ritrovarsi separata. È una tensione tra una regola pensata a tutela del passeggero e un modello di business che monetizza proprio quella stessa esigenza. La normativa dice che il posto vicino al minore va garantito gratis; il problema è che i sistemi informatici di prenotazione non sono sempre costruiti per farlo valere in automatico“.

Cosa può fare concretamente un genitore che si trova in questa situazione?
“Prima di tutto, conservare tutta la documentazione: schermate della prenotazione, ricevute, comunicazioni con la compagnia. Se al check-in il sistema non assegna posti vicini senza pagare, si può presentare un reclamo scritto alla compagnia. Non serve accettare passivamente il supplemento: è un costo che, per un minore in quella fascia d’età, la norma dice non dovrebbe esistere“.

A livello europeo qualcosa si muove?
“Sì, e qui c’è una novità importante. È stata raggiunta un’intesa per la prima revisione organica del regolamento CE 261/2004 dal 2004 a oggi, che estenderà l’obbligo di posto gratuito vicino al genitore a tutti i minori sotto i 14 anni in tutta l’Unione Europea, con tutela analoga anche per persone con disabilità e donne in gravidanza. Manca ancora l’approvazione formale del Consiglio UE, e poi le compagnie avranno un anno per adeguare i sistemi: realisticamente parliamo di piena applicazione nel corso del 2027. Fino ad allora, restiamo in un periodo transitorio in cui ogni vettore interpreta le regole un po’ a modo suo, e solo poche compagnie — tra cui British Airways — garantiscono già oggi la vicinanza gratuita in modo strutturato“.

Cosa andrebbe migliorato, secondo lei, per evitare che questo problema continui?
“Direi tre cose. Primo: i sistemi di prenotazione dovrebbero riconoscere automaticamente la presenza di un minore under 14 e bloccare l’assegnazione di posti separati dal genitore, senza che sia il passeggero a doverlo rivendicare dopo il fatto. Secondo: servirebbe trasparenza obbligatoria al momento dell’acquisto del biglietto, con un’informativa chiara che distingua il costo per la scelta “premium” del posto (finestrino, corridoio, spazio extra) dal diritto gratuito alla vicinanza familiare, che oggi vengono spesso confusi ad arte nell’interfaccia di prenotazione. Terzo: bisognerebbe accelerare l’entrata in vigore della normativa europea, perché aspettare fino al 2027 per una tutela che l’Italia ha già riconosciuto nel 2021 lascia troppe famiglie scoperte nel frattempo, soprattutto chi vola con compagnie straniere o extra-UE. Nel frattempo, il consiglio pratico resta fare il check-in il prima possibile e, se qualcosa non torna, non esitare a reclamare: il diritto c’è, va solo fatto rispettare“.

Enrico Parolisi

Giornalista, addetto stampa ed esperto di comunicazione digitale, si occupa di strategie integrate di comunicazione. Insegna giornalismo e nuovi media alla Scuola di Giornalismo dell'Università Suor Orsola Benincasa. Aspirante re dei pirati nel tempo libero.

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