Economia

Salari minimi, nel 2026 l’Europa accelera: aumenti reali quasi ovunque

La crescita delle retribuzioni minime supera l’inflazione nella maggior parte dei Paesi europei. A spingere gli aumenti non è più soltanto il costo della vita: pesa sempre di più la nuova politica europea sull’adeguatezza dei salari.

Il 2026 porta una buona notizia per milioni di lavoratori europei che percepiscono il salario minimo: nella maggior parte dei Paesi dell’Unione gli aumenti nominali sono stati superiori all’inflazione, traducendosi quindi in un effettivo recupero del potere d’acquisto.

È quanto emerge dalle analisi di Eurofound sui salari minimi nazionali, secondo cui la crescita delle retribuzioni minime sta assumendo una dimensione sempre più strutturale. Non si tratta più soltanto di compensare l’aumento dei prezzi: diversi governi stanno infatti utilizzando il salario minimo come strumento per avvicinare le retribuzioni più basse a una quota considerata adeguata rispetto ai salari medi o mediani.

Aumenti a doppia cifra in diversi Paesi

La dinamica è particolarmente evidente nell’Europa centrale e orientale. Tra gennaio 2025 e gennaio 2026, gli aumenti più consistenti dei salari minimi nazionali si sono registrati in Slovenia, con circa il 16%, Bulgaria, Slovacchia, Lituania e Ungheria, con incrementi compresi tra l’11% e il 12%. Seguono Croazia e Repubblica Ceca, entrambe intorno all’8%.

Gli aumenti sono stati generalmente più contenuti nell’Europa occidentale, anche se Germania, Grecia e Portogallo hanno comunque registrato incrementi superiori al 5%.

Il dato più interessante, però, non è soltanto la dimensione degli aumenti nominali. È il fatto che in quasi tutti i Paesi la crescita del salario minimo ha superato quella dei prezzi, generando così un aumento reale della capacità di acquisto dei lavoratori.

Dall’inflazione all’adeguatezza: cambia la logica degli aumenti

Negli anni della crisi del costo della vita, l’inflazione era stata uno dei principali motori degli adeguamenti salariali. Nel 2026 il suo ruolo appare meno dominante. A guidare le decisioni dei governi è sempre più spesso un altro principio: quanto deve essere alto un salario minimo per poter essere considerato adeguato?

Qui entra in gioco la direttiva europea sui salari minimi adeguati, che chiede agli Stati membri di utilizzare valori di riferimento indicativi per valutare l’adeguatezza dei salari minimi. Tra i parametri internazionalmente utilizzati figurano, ad esempio, il 60% del salario mediano lordo e il 50% del salario medio lordo. La direttiva, tuttavia, non impone automaticamente questi valori: sono i singoli Stati a definire i propri riferimenti.

Ed è proprio questa impostazione che sembra aver contribuito agli aumenti strutturali osservati nel 2026.

Bulgaria, Lituania e Irlanda: tre strade diverse

Il percorso verso salari minimi più elevati non è uguale per tutti. In Bulgaria, per esempio, l’aumento del 12,6% è legato a un meccanismo che porta il salario minimo al 50% della retribuzione media, tenendo conto anche di alcuni fattori macroeconomici. Dal gennaio 2026 il salario minimo mensile è salito a 1.213 lev, pari a circa 620 euro.

In Lituania, invece, il riferimento al 45-50% del salario medio deriva da un accordo tra le parti sociali. Dopo il mancato accordo nelle consultazioni più recenti e alla luce della forte crescita prevista dei salari, il governo ha optato per un aumento dell’11,1%.

Diverso ancora il caso dell’Irlanda, dove il percorso verso un salario minimo pari al 60% della retribuzione mediana è stato rinviato: l’obiettivo inizialmente previsto per il 2026 è stato spostato al 2029. Per il 2026 l’incremento è stato quindi del 4,8%.

L’Europa dell’Est continua a recuperare terreno

Gli aumenti del 2026 si inseriscono in una tendenza più lunga. Negli ultimi dieci anni, i salari minimi dei Paesi dell’Europa centrale e orientale sono cresciuti molto più rapidamente, contribuendo a ridurre le differenze rispetto agli Stati membri occidentali.

Il cambiamento è evidente anche nelle classifiche europee. La Lituania, che nel 2016 occupava una delle ultime posizioni, nel 2026 è salita al nono posto tra i 22 Paesi dell’UE dotati di un salario minimo nazionale. La Polonia è arrivata al decimo posto, mentre la Germania è passata dalla sesta alla terza posizione tra i Paesi con i salari minimi più elevati.

Non tutti, però, hanno seguito la stessa traiettoria. Grecia e Malta, ad esempio, hanno perso posizioni relative nella classifica europea. Il risultato complessivo è comunque quello di una progressiva convergenza dei salari minimi all’interno dell’Unione.

E il rapporto con la contrattazione collettiva?

C’è però un altro elemento che Eurofound invita a non trascurare. Mentre i salari minimi nazionali crescono rapidamente, i livelli salariali stabiliti attraverso la contrattazione collettiva nei settori a bassa retribuzione stanno aumentando più lentamente. Il divario tra salario minimo nazionale e minimi fissati dalla contrattazione collettiva si è infatti ridotto: secondo i dati Eurofound, la distanza mediana è passata dal 7,9% del 2015 al 3,6% del 2025.

È un cambiamento significativo: da un lato, significa che il salario minimo sta diventando uno strumento sempre più efficace per proteggere i lavoratori con le retribuzioni più basse. Dall’altro, aumenta il rischio che una quota crescente della tutela salariale finisca per dipendere dalle decisioni delle istituzioni pubbliche anziché dalla capacità delle parti sociali di negoziare.

Il nodo della contrattazione resta centrale

Per Eurofound, la crescita dei salari minimi non dovrebbe quindi essere considerata alternativa alla contrattazione collettiva. Anzi, le due dimensioni dovrebbero rafforzarsi a vicenda.

La direttiva europea stabilisce che i Paesi nei quali meno dell’80% dei lavoratori è coperto dalla contrattazione collettiva debbano predisporre piani d’azione per promuoverne la diffusione. L’obiettivo è evitare che il salario minimo nazionale diventi l’unico vero strumento di protezione per i lavoratori a basso reddito. Il tema è particolarmente importante proprio perché il salario minimo sta assumendo un peso crescente nella determinazione delle retribuzioni più basse.

Un 2026 positivo, ma con una sfida aperta

Il bilancio tracciato da Eurofound è quindi sostanzialmente positivo: nel 2026 i salari minimi sono cresciuti in termini reali in quasi tutti i Paesi europei che prevedono una soglia nazionale, proseguendo un processo di rafforzamento che dura ormai da diversi anni.

La vera novità, però, è che gli aumenti non sembrano più essere determinati soltanto dalla necessità di inseguire l’inflazione. Sempre più spesso rispondono a una domanda diversa: qual è il livello di reddito necessario perché un salario minimo possa essere considerato adeguato?

La risposta che l’Europa sta costruendo passa da nuovi parametri, obiettivi nazionali e aumenti programmati nel tempo. Ma anche da un principio che resta decisivo: un salario minimo più alto può proteggere i lavoratori, ma una politica salariale solida ha bisogno anche di una contrattazione collettiva forte.

È su questo equilibrio che si giocherà una parte importante della prossima fase del mercato del lavoro europeo.

Federica Colucci

Napoletana, classe 1990, Federica Colucci è giornalista, HR e communication specialist. Già responsabile della comunicazione dell'Assessorato al Lavoro e alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, ha come expertise i temi del lavoro, del welfare e del terzo settore. È l'anima e la coordinatrice di F-Mag.

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio