Campania, solo il 30% delle PMI ha manager esterni: “Così il Sud resta fermo”
All’assemblea di Manageritalia Campania il nodo della sottomanagerializzazione delle imprese: microaziende al 95%, dirigenti sotto la media europea e produttività che crolla nelle realtà più piccole
In Campania quasi tutte le imprese sono microaziende, i manager restano pochi e il sistema produttivo continua a scontare un ritardo strutturale rispetto ai principali competitor europei. È questo il quadro emerso durante l’assemblea pubblica di Manageritalia Campania, ospitata al Grand Hotel Santa Lucia di Napoli, dove il tema centrale non è stato soltanto quello della crescita economica, ma soprattutto la difficoltà delle imprese del territorio nel fare un salto organizzativo e competitivo.
I numeri raccontano una fragilità profonda. In Campania il 95,2% delle imprese è costituito da microrealtà, mentre le medie imprese rappresentano appena lo 0,5% e le grandi lo 0,1%. Su oltre 385mila aziende attive, soltanto 18.494 superano i nove dipendenti. Un dato che, secondo Manageritalia, evidenzia quanto il tessuto produttivo regionale sia ancora fortemente legato a una dimensione familiare e poco strutturata.
Il problema non riguarda soltanto la dimensione delle aziende, ma anche la quasi assenza di managerializzazione. Solo il 30% delle PMI italiane, infatti, utilizza manager esterni alla famiglia proprietaria, contro una quota che nei principali Paesi europei — Germania, Francia e Spagna — arriva intorno all’80%. Un divario che si riflette direttamente sulla capacità di innovare, affrontare le transizioni digitale ed energetica e competere sui mercati internazionali.
Anche il rapporto tra dirigenti e lavoratori resta molto distante dagli standard europei. In Italia ci sono mediamente 0,9 dirigenti ogni cento dipendenti nel settore privato, ma in Campania il dato scende addirittura a 0,3. Nei principali sistemi economici europei il rapporto oscilla invece tra 2 e 4 dirigenti ogni cento lavoratori.
Attualmente i dirigenti in Campania sono 2.687. La crescita registrata negli ultimi mesi viene considerata insufficiente per colmare il gap accumulato: +0,2% rispetto all’intero 2025 e +2,5% nei primi quattro mesi del 2026. Cresce invece la presenza femminile, che raggiunge il 16,4% del totale, con un incremento del 169,5% rispetto al 2010.
Secondo quanto emerso nel corso dell’assemblea, il deficit manageriale pesa direttamente sulla produttività. Le grandi e medie imprese italiane riescono infatti a mantenere livelli di efficienza in linea, e in alcuni casi superiori, rispetto alla media europea. Il quadro cambia radicalmente nelle piccole e microimprese, dove la produttività cala sensibilmente e diventa più difficile sostenere investimenti, innovazione e processi di crescita.
Da qui la proposta avanzata da Manageritalia Campania di costruire un nuovo patto tra manager, imprese e istituzioni regionali. L’obiettivo è creare strumenti capaci di facilitare l’ingresso di competenze manageriali nelle PMI attraverso elenchi certificati di professionisti e sistemi di agevolazione per le aziende che decidono di affidarsi a figure esterne.
«Prima ancora che su singoli bandi o incentivi, proponiamo un patto generale sulle competenze», ha spiegato il presidente di Manageritalia Campania, Ciro Turiello. «Vorremmo definire insieme delle linee guida con requisiti di managerialità sulla base delle quali creare elenchi annuali di dirigenti e professionisti. Le aziende pubbliche e le PMI potrebbero attingere a queste competenze anche per esigenze temporanee, ricevendo agevolazioni».
Nel dibattito è intervenuta anche l’assessora regionale al Lavoro e alla Formazione, Angelica Saggese, che ha sottolineato il ruolo strategico delle competenze avanzate per il rafforzamento del sistema produttivo campano. «Integrare figure manageriali evolute è la chiave per guidare le PMI nelle transizioni digitale e green e renderle competitive sui mercati nazionali e globali», ha dichiarato.
Sulla necessità di superare il modello esclusivamente familiare dell’impresa si è soffermato anche Vittorio Genna, vicepresidente e ceo di ALA Corporation e presidente dell’Unione Industriali Napoli. Secondo Genna, per diffondere una cultura manageriale servono politiche industriali capaci di favorire crescita dimensionale, aggregazioni e reti tra imprese.
Il tema sollevato durante l’assemblea di Napoli si inserisce in una questione più ampia che riguarda il Mezzogiorno e il rapporto tra struttura imprenditoriale e sviluppo economico. Per Manageritalia il rischio è che il Sud continui a restare competitivo soltanto nelle eccellenze isolate, senza riuscire a costruire un sistema produttivo capace di affrontare le trasformazioni economiche globali.




