Economia

Sicurezza dei prodotti venduti online: a oltre un anno dal regolamento europeo GPSR la conformità dei vendor resta disomogenea

Sotto osservazione soprattutto i piccoli operatori dell’e-commerce: il quadro normativo è cambiato, ma l’adeguamento procede a velocità diverse

Il commercio elettronico europeo si confronta da oltre un anno con un nuovo quadro normativo destinato a incidere profondamente sulle responsabilità di chi vende prodotti online. Il Regolamento (UE) 2023/988 sulla sicurezza generale dei prodotti — noto come GPSR — è entrato pienamente in applicazione il 13 dicembre 2024, introducendo obblighi più stringenti per tutti gli operatori economici coinvolti nella distribuzione di beni nel mercato europeo.

A distanza di quindici mesi, tuttavia, il livello di adeguamento nel settore dell’e-commerce appare ancora disomogeneo. La normativa ha ridefinito in modo sostanziale le responsabilità di produttori, importatori e distributori, includendo esplicitamente anche soggetti che in passato occupavano posizioni più marginali nella catena della sicurezza dei prodotti, come i fornitori di servizi logistici e, in determinate condizioni, le stesse piattaforme di marketplace.

Secondo Fabio De Rienzo, fondatore del portale Materassimemory.eu e imprenditore attivo da anni nel commercio digitale di prodotti per il riposo, il punto critico non riguarda tanto il contenuto della norma quanto la sua effettiva applicazione nella filiera dell’e-commerce.

«Il GPSR non rappresenta un semplice aggiornamento tecnico della disciplina esistente», osserva De Rienzo. «Il regolamento introduce obblighi precisi in materia di tracciabilità del prodotto, documentazione tecnica, gestione dei richiami e responsabilità lungo tutta la catena distributiva. Per chi vende online questo significa che rendere disponibile un prodotto sul mercato implica una serie di verifiche che non possono essere ignorate o delegate».

Il regolamento sostituisce infatti la precedente direttiva 2001/95/CE e amplia in modo significativo la definizione di “operatore economico”. L’obiettivo dichiarato dell’Unione europea è rafforzare la tutela dei consumatori in un contesto commerciale profondamente cambiato rispetto a vent’anni fa, caratterizzato dalla crescita delle vendite online e dalla presenza di operatori distribuiti su scala globale.

Proprio questa trasformazione del mercato rende l’adeguamento particolarmente complesso per una parte degli operatori digitali. Secondo De Rienzo, soprattutto i vendor di piccole e medie dimensioni non sempre hanno piena consapevolezza del nuovo perimetro delle responsabilità introdotte dal regolamento europeo.

«Una parte degli operatori online non ha ancora compreso che il quadro delle responsabilità si è ampliato», spiega. «Questo si traduce, in alcuni casi, nella presenza sul mercato di prodotti privi della documentazione richiesta o nella mancanza di procedure strutturate per il ritiro e il richiamo dei prodotti. Si tratta di elementi che la normativa considera essenziali per garantire la sicurezza del consumatore».

Il tema assume una rilevanza particolare quando riguarda categorie di prodotti sottoposte a ulteriori livelli di regolazione. È il caso, ad esempio, dei materassi classificati come dispositivi medici, una tipologia di prodotto che nel mercato italiano rappresenta una quota significativa delle vendite online nel settore del riposo.

In questi casi il GPSR si affianca infatti al Regolamento (UE) 2017/745 sui dispositivi medici, generando un sistema normativo articolato che richiede il rispetto simultaneo di diversi obblighi: marcatura CE, documentazione tecnica, tracciabilità del produttore, sistemi di sorveglianza post-market e dichiarazioni di conformità.

«Quando un consumatore acquista online un materasso classificato come dispositivo medico», osserva De Rienzo, «ha il diritto di trovare una documentazione completa, informazioni chiare sull’identità del produttore e un sistema di assistenza post-vendita strutturato. Non si tratta di un servizio aggiuntivo, ma di un obbligo previsto dalla normativa europea».

Le conseguenze della mancata conformità non riguardano soltanto la sicurezza del prodotto in senso stretto. Il GPSR introduce anche obblighi specifici in materia di comunicazione ai consumatori e di notifica alle autorità competenti in caso di rischio identificato, rafforzando gli strumenti di intervento rispetto al quadro normativo precedente.

Secondo l’analisi dell’imprenditore, il problema principale non è dunque l’assenza di regole, ma il divario tra ciò che la normativa richiede e ciò che avviene concretamente nella filiera delle vendite online. Una distanza che può emergere soprattutto nelle fasi di controllo documentale e di gestione post-vendita dei prodotti.

Per il consumatore, alcuni elementi possono rappresentare indicatori immediati di conformità: la presenza di documentazione tecnica accessibile, l’indicazione chiara dell’identità giuridica del venditore e la disponibilità di un sistema di assistenza coerente con gli obblighi previsti dalla normativa europea.

«Dove questi elementi mancano, manca la conformità», conclude De Rienzo. «Il legislatore italiano dovrebbe favorire un’integrazione più stabile di questa normativa nel quadro nazionale. Un’applicazione chiara e uniforme delle regole rappresenta la soluzione migliore per evitare situazioni di incertezza che rischiano di penalizzare gli imprenditori digitali italiani nel mercato europeo».

Redazione

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