Reid Hoffman: “Per diventare imprenditori, c’è un gioco da tavolo che dovete giocare”, ecco quale
Il leggendario imprenditore e investitore, co-founder di LinkedIn, in un podcast ammette la passione per un gioco... analogico e non digitale, e lo ritiene indispensabile per la crescita imprenditoriale.
Ex PayPal, ex Apple, ex LinkedIn che ha co-fondato e che ha guidato fino alla cessione del 2016, imprenditore, investitore e autorità del tech. Leggenda vuole che anche dietro al finanziamento dell’allora Facebook, oggi Meta, ci fosse il suo zampino. Reid Hoffman è una rockstar del venture capital, specialmente nel tech. Impressiona quindi sapere che tra i suoi giochi preferiti ne spicca uno… analogico. Parliamo di Catan, in Italia noto anche come i Coloni di Catan.
Catan è un gioco da tavolo di strategia in cui 3‑4 (o più, con espansioni) coloni competono per popolare l’isola di Catan: ogni turno lanci due dadi per produrre risorse (legno, argilla, grano, lana, minerale) dai vari esagoni; con quelle risorse costruisci strade, insediamenti e città che ti danno Punti Vittoria, oppure le scambi con altri giocatori o al porto; la tensione nasce da negoziazioni, gestione del “brigante” che blocca la produzione di un esagono e dall’equilibrio fra espansione e ottimizzazione delle risorse; vince chi raggiunge per primo 10 Punti Vittoria, conquistati con costruzioni, carte Sviluppo e obiettivi come “Strada più lunga” o “Esercito più grande”.
La sfida a Bill Gates
La rivelazione durante una puntata del podcast ‘Masters of Scale‘ con ospiti Benjamin Teber e Guido Teber (gli imprenditori dietro l’azienda di Catan). «Catan è uno dei migliori modi per assorbire il mindset di problem solving che richiede l’imprenditoria», ha affermato Hoffman. Poi lancia la sfida a Bill Gates, il fondatore di Microsoft (l’azienda di Windows e attuale proprietaria di LinkedIn): «Vorrei sfidarlo a una partita di Catan Energy»
Barattare pecore in legno può insegnarci molto più di quanto sembri
«L’endorsement di una figura come Reid Hoffman conferma ciò che riscontriamo quotidianamente nei nostri eventi e nei nostri piani editoriali: il gioco da tavolo è una palestra di soft‑skill concreta, intergenerazionale e inclusiva. In Catan, ogni scambio è un micro‑contratto basato su fiducia e visione condivisa: è la stessa dinamica che anima le migliori partnership industriali. Non a caso, quando formiamo i nostri collaboratori e promoter parliamo di dialogo esperienziale, perché mettere una pedina su un esagono significa raccontare al tavolo un progetto di sviluppo, non solo fare un gesto ludico», afferma Stefano De Carolis, direttore operativo di Giochi Uniti. La casa editrice partenopea è distributrice per l’Italia di Catan, che rappresenta tra l’altro uno dei titoli di punta della sua offerta.

«In un’epoca in cui si rischia di comunicare solo attraverso schermi, “giocare è condividere” rimane il nostro manifesto: il contatto fisico con componenti tangibili e l’interazione faccia a faccia creano reti di fiducia che nessuna videoconferenza può replicare. La crescita del settore – più che una moda – è la risposta culturale alla frammentazione digitale; famiglie, startup team e persino director board ritrovano nel gioco una grammatica comune con cui discutere strategia, rischio e innovazione. Per questo, come Giochi Uniti, continuiamo a investire in titoli che promuovono creatività collaborativa e a sostenere iniziative che portino la cultura ludica fuori dalle fiere di settore, nei coworking, nelle scuole di management, nei laboratori di design. Crediamo che Catan non sia soltanto un capolavoro di game‑design, ma anche un case‑study sul valore della cooperazione competitiva, la stessa che serve al tessuto produttivo italiano per crescere sui mercati globali. Se il futuro appartiene a chi sa negoziare e costruire comunità resilienti, allora sì: barattare pecore con legno può insegnarci molto più di quanto sembri», conclude De Carolis.




