Economia

Sostenibilità ambientale sempre più al centro dei pensieri dei manager: la ricerca Capgemini

Catastrofi climatiche e pressioni normative spingono i dirigenti verso la sostenibilità, che è ritenuta un'opportunità di business. Scende la percezione che i costi siano maggiori dei benefici.

Non la svolta desiderata dagli attivisti, forse, ma quella comunque utile affinché ai cosiddetti “piani alti” qualcosa cambiasse. Negli ultimi anni si è osservato un notevole aumento dell’attenzione dei dirigenti nei confronti della sostenibilità: questa in soldoni la conclusione a cui arriva il recente rapporto del Capgemini Research Institute intitolato “A World in Balance“.

Tuttavia, nonostante il crescente riconoscimento dei benefici legati a pratiche aziendali sostenibili, l’impatto tangibile di queste iniziative potrebbe essere limitato se non si verificherà un aumento degli investimenti.

Ma andiamo con ordine.

Catastrofi climatiche e pressioni normative spingono verso la sostenibilità

Nella sua seconda edizione, il rapporto Capgemini ha rivelato che il 63% dei dirigenti ritiene ora chiara l’opportunità di business offerta dalla sostenibilità, segnando un aumento significativo rispetto al 21% registrato nell’estate del 2022. Allo stesso tempo, la percentuale di dirigenti che pensa che i costi delle iniziative di sostenibilità superino i benefici è scesa dal 53% al 24%, mentre coloro che vedono tali iniziative come un onere finanziario sono diminuiti dal 53% al 22%.

L’incremento degli eventi meteorologici estremi e dei costi ad essi associati gioca un ruolo centrale in questo cambiamento di atteggiamento. Il rapporto ha anche sottolineato che la pressione normativa e il rendimento sugli investimenti sono tra i principali driver dell’adozione di strategie di sostenibilità, con il 74% dei dirigenti che spera di aumentare i ricavi futuri e il 64% che vede la conformità alle normative come un elemento chiave.

Progressi aziendali, ma la sfida degli investimenti persiste

Rispetto all’anno scorso, le organizzazioni hanno compiuto progressi notevoli nella definizione delle loro roadmap di sostenibilità: il 61% dei dirigenti afferma che la propria azienda ha ora un elenco prioritario di iniziative di sostenibilità per i prossimi tre anni, in aumento rispetto al 49% del 2022. Anche il 57% afferma che la propria organizzazione sta ridefinendo il modello operativo per renderlo più sostenibile, in aumento rispetto al 37% del 2022.

Tuttavia, nonostante questo cambiamento positivo, il rapporto avverte che senza un aumento degli investimenti per mitigare il cambiamento climatico, l’impatto reale di tali iniziative potrebbe rimanere limitato. Nel 2023, l’investimento medio annuo in iniziative e pratiche di sostenibilità ambientale è cresciuto solo dello 0,01% rispetto all’anno precedente. Le organizzazioni mostrano ancora carenze nella rendicontazione, specialmente per quanto riguarda la misurazione delle emissioni Scope 3.

La sostenibilità sociale entra prepotentemente nell’agenda aziendale

Oltre il 50% dei dirigenti afferma che la propria organizzazione sta prendendo in considerazione sempre di più la dimensione sociale all’interno della strategia ESG (Ambientale, Sociale e di Governance). I dipendenti sono identificati come i principali beneficiari di queste iniziative. Tuttavia, il rapporto evidenzia che le aziende potrebbero fare di più per sostenere i lavoratori nella catena di fornitura. Sebbene il 64% dei dirigenti dichiari che la loro organizzazione considera le valutazioni ESG dei fornitori, solo il 38% afferma di lavorare esclusivamente con fornitori che pagano un salario minimo.

Discrepanze di percezione sul greenwashing

Il rapporto ha anche rilevato una discrepanza di percezione tra dirigenti e consumatori in merito al greenwashing. Solo il 17% dei dirigenti ritiene che i consumatori siano preoccupati dal rischio di greenwashing, mentre il 33% dei consumatori globali pensa che le organizzazioni facciano greenwashing con le loro iniziative di sostenibilità. I consumatori indiani (45%) e canadesi (43%) sono tra i più scettici, mentre quelli britannici sono meno preoccupati (16%). La Generazione Z si dimostra più diffidente (50%) rispetto ai boomer (18%).

Complessivamente, il 49% dei consumatori mostra scarsa fiducia nelle affermazioni ambientaliste, con uno scetticismo che raggiunge il 65% tra i consumatori della Generazione Z.

L’IA generativa emerge come protagonista nelle strategie di sostenibilità

Le organizzazioni puntano sulla tecnologia digitale, in particolare sull’IA generativa, per raggiungere i loro obiettivi di sostenibilità. Il 59% dei dirigenti ritiene che questa tecnologia avrà un ruolo chiave nella trasformazione aziendale. Allo stesso tempo, il 57% afferma che la propria organizzazione sta già adottando misure per ridurre l’impatto ambientale legato all’utilizzo di modelli di IA generativa.

Redazione

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